La funzione paterna: fattori intrapsichici, relazionali e sociali

Introduzione

padriLa decisione di aprire un dibattito sul ruolo del padre matura in una congiuntura culturale in cui questo tema è riconosciuto come rilevante non solo da diverse componenti della comunità psicoanalitica, ma anche da molti studiosi di diversa provenienza e di vario orientamento (Brunning & Perini, 2010; Kaës, 2012). Per ragioni non sono facili da spiegare, nelle culture ‘post-’ (post-moderne, post-ideologiche, post-industriali, post-confessionali, post-paternaliste etc.) sta succedendo qualcosa che rende la funzione paterna un oggetto di riflessione pressoché obbligato (Brunning, 2012; Delourmel, 2012; Villa, 2012). E così, dopo anni di relativa scomparsa e di apparente oblio, quest’argomento sembra esser divenuto un’emergenza diffusa che viene sempre più acutamente riconosciuta (Kalinich & Taylor, 2009; Recalcati, 2011, 2013).
Scopo di queste pagine è contribuire alla discussione proponendo alcune osservazioni e qualche ipotesi. A chi volesse risparmiar tempo ed evitarsi la serie forse troppo nutrita delle argomentazioni che seguono (mi è stato fatto notare che sono un po’ indigeste e, in effetti, il padre per me è un obstructive object inevitabile e imponente), consiglio di passare direttamente alla lettura delle osservazioni conclusive (p. 10 e 11). Se poi al lettore, una volta metabolizzata la versione ristretta del contributo, rimanesse altro appetito… beh, non resta che rischiare l’ingestione dell’intero malloppo.

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