A lady in Paris

Dati sul film: regia Ilmar Raag, Francia, Belgio, Estonia, 2012, 94 minuti

Trailer 

Giudizio: *** 3/5 

Genere: drammatico 

Trama: Anne vive in Estonia con la madre anziana. Del marito alcolizzato si è liberata da tempo, i due figli vivono lontani. Quando la madre muore, Anne, che da bambina ha imparato perfettamente il francese, accetta un’offerta di lavoro come badante di un’anziana signora a Parigi. Frida, interpretata da Jeanne Moreau, non vuole saperne di badanti. Stephane è stato l’amante di Frida: bello e molto più giovane, gestisce un bar e insiste perché Anne resti accanto alla vecchia signora che ha da poco tentato il suicidio. Una prova assai dura per tutti e tre. 

Andare o non andare a vedere il film? Alcune buone ragioni per andare. La prima. Parigi appare splendida: la città dei sogni, dell’eleganza, delle luci sulla Senna. Una Parigi vista con gli occhi dell’Estonia, povera e sepolta sotto la neve. Magica, vicina e irraggiungibile: siamo tutti estoni, a Parigi. Ma questo film, nonostante le inquadrature, nonostante Jeanne Moreau, non è solo un omaggio alla Francia. La seconda. Le due protagoniste femminili: Jeanne Moreau, accesa e regale, e Laine Magi, slavata, aggraziata, resistente. Il narcisismo e il suo negativo. La terza. Il passaggio dello scettro, in extremis: non ve lo dico, dovete andare a vederlo. La quarta. Le battute di Frida. Come questa: “Ho troppo amato il mio corpo per tollerare di vederlo sbriciolato sul marciapiede”. Tra l’altro è vero: le donne, quando si vogliono suicidare, rifuggono dalla morte violenta, dall’effrazione del corpo. Anche le statistiche lo confermano. 

La versione dello psicoanalista. Non è un film su Parigi, non è un film sulle badanti, non è un film sulla mescolanza dei popoli e delle culture per quanto tutti questi temi e altri ancora lo percorrano. E’ un film sulla vecchiaia, quando la vecchiaia ha vinto, si è impossessata del corpo e spadroneggia, quando, come scrive Franco Fortini, “non c’è tendine né osso / che non dica in nota acuta: più non posso”. E’ sulla rabbia e la disperazione per l’oltraggio subito. Ma dobbiamo citare Amery e il suo libro sulla vecchiaia, “Rivolta e rassegnazione”. Quando prende questa piega, non resta che darsi la morte, come ha fatto Jean Amery, come ha tentato Frida. Eppure qui un sollievo arriva, un nuovo modo di stare al mondo si trova. C’è ancora qualcosa che si può fare: cedere la scena, trascolorare negli altri, amare. 

27 maggio 2013