Cinema della Follia o Follia del Cinema?

CENTRO
MILANESE DI
PSICOANALISI
"CESARE MUSATTI"

E

CINETECA ITALIANA

 

organizzano un ciclo
di proiezioni dal titolo:

 

CINEMA DELLA FOLLIA O
FOLLIA DEL CINEMA?

 

"Segni veri e un senso
falso", dice Roland Barthes a proposito dello scarto tra forma e significato
nel cinema! Un "falso nesso", potrebbe proseguire lo psicoanalista nel momento
in cui, tessendo i molteplici fili della visione del film, scopre che a monte
delle sue strutture finzionali opera un dispositivo, la macchina-cinema, capace
di catturare e connettere realtà altrimenti impercettibili e sfuggenti e,
grazie ad esse, di ricreare continuamente lo spazio/tempo della
rappresentazione.

Oggi, una rassegna sul
cinema della follia, cioè su come il cinema la rappresenta, costituisce
una notevole opportunità per disinnescare la logica integrativa, e anche
vagamente stereotipata, dell’et et, la logica di "Psicoanalisi e Cinema",
e per individuare, invece, una loro attinenza più profonda, focalizzata meno
sul binomio immagine/rappresentazione e più, invece, su analogie e rifrangenze
dei rispettivi dispositivi. Decostruzioni, ricostruzioni, costruzioni,
interpretazioni del dispositivo psicoanalitico e campi, controcampi, montaggi,
smontaggi, mixaggi del dispositivo cinematografico verificano e falsificano i normali
nessi percettivi e, di conseguenza, sono in grado di creare infinite
neo-verità, a loro volta pronte per essere riverificate e rifalsificate.

Ne è un esempio ormai
classico Blow up, di M. Antonioni, una fiction congegnata proprio
attorno alle potenzialità neo-creative e neo-veritative del dispositivo (in
questo caso fotografico). A questi livelli, il concetto di "falso nesso", base
della teoria freudiana delle nevrosi, non riguarda solo l’analisi e la
comprensione del cinema della follia, ma anche i "falsi nessi
fotogrammatici" del dispositivo, cioè quella che si potrebbe definire la follia
del cinema
.

Vediamo brevemente. La
rassegna qui proposta, con film di epoche e contenuti assai diversi tra loro,
offre spunti assai interessanti a partire da un elemento che li accomuna, cioè
che in essi la follia si rappresenta non tanto nella varietà delle sue forme
conclamate, quanto a livello climatico, nelle dense e cupe atmosfere generate,
peraltro, da una delle sue fonti più insidiose, l’abuso di potere, conscio e
inconscio, reale ed immaginario, istituzionale e personale. Lo si osserva
nell’ambiguo carisma di un professore liceale ne L’onda (2008); nella
spirale pigmalionica e distruttiva in cui sprofonda la coppia diPrimo amore (2004);
nelle ossessioni autistiche che un’attrice ricoverata proietta sulla sua devota
infermiera in Persona (1966); nel fragore allucinatorio ed auto-
ipnotico dello studente Franz ne Il gabinetto del dr. Caligari (1922);
e, infine, nella possessione maligna, intrisa di sfumature erotiche, che una
visionaria istitutrice attribuisce ai due "innocenti" fratellini di Suspence
(1961). Protagonisti sono tutte figure dal potere alienante e
(auto-)distruttivo, ma costruite attorno a quei limiti impercettibili, ben noti
agli psicoanalisti, in cui la sofferenza mentale e la psicopatologia convivono,
come in una continua dissolvenza, con le varie forme di pseudo-normalità e/o
pseudo-adattamento alla realtà esterna.

Ciò detto, però,
poiché il cinema della follia interessa lo psicoanalista anche per la
complessità dei suoi effetti ipnotico/dissociativi sullo spettatore, questa
rassegna consente di fare il punto su quanto essi si rivelino oggi assai meno
invasivi che in passato, quando il dr. Caligari, il dr. Mabuse o il mostro di
Dusseldorf, ad esempio, simbolizzavano le ragioni di una profonda angoscia
sociale e individuale; e si siano cristallizzati, invece, nell’assuefazione
all’idea che il film non abbia un senso, ma solo un messaggio, e, perciò, nella
massificazione dell’atteggiamento critico, un tempo appannaggio esclusivo del
cinefilo militante. In effetti, chi oggi, reduce da un film sulla follia, o da
un horror, può dire di esserne rimasto realmente spaventato o
traumatizzato? Lo spettatore non si è forse abituato a relegare il cinema della
follia alla dimensione del "totalmente altro" e a ridurlo, perciò, ad oggetto
di contemplazione estetica e intellettuale? Di fatto, egli sembra essersi reso
impermeabile ai suoi "falsi nessi", immunizzato rispetto alle sue valenze
ipnotiche ed alienanti. Al più, sviluppa fenomeni dissociativi molto ben
temperati, empatia, identificazioni controllate o quelle che Pietro Rizzi
definisce, felicemente, "dissociazioni benigne".

In questi termini, il
cinema della follia ha il merito di svelare la deriva finzionale di tutto il
cinema, che è anche una deriva mediatica. Plasmato dalla fitta trama
massmediologica della contemporaneità, lo spettatore ha introiettato e
sedimentato un medium massmediatico, perfettamente funzionale al
rafforzamento da una parte delle sue difese narcisistiche e dall’altra del suo
senso critico. Così egli consuma i propri rapporti dinamici con la realtà
percettiva e la confina ad una dimensione di alterità tale da essere ormai data
per scontata. Viene in mente Cézanne quando, all’inizio del secolo scorso, già
poteva dire: "Affrettatevi a guardare, perché tra un po’ non ci sarà più niente
da vedere".

Qui, allora, emerge il
tema della follia del cinema, legata al funzionamento del suo
dispositivo, ai micro/automatismi con cui i singoli fotogrammi si trovano
contrapposti, o falsamente giustapposti, aldiquà delle intenzioni e delle
suggestioni di chi lo dirige e degli stessi "sensi falsi" che producono.
Affinché il cinema possa trarsi fuori da un rischio stereotipia, occorrerebbe
forse restituirlo alla follia del suo dispositivo. Ciò, tra l’altro,
aprirebbe il capitolo delle sue nuove frontiere, digitali e d’animazione, ma
ciò potrà semmai essere oggetto di future iniziative.

 

Giorgio Bubbolini

 

 

 

GLI INCONTRI

 

Venerdì 1°ottobre 2010

 

"L’onda"

di Dennis Ganzel
(2008)

 

Alla fine della
proiezione Giovanni Foresti proporrà un intervento dal titolo: "Cavalcare la
tigre: dialettica leader/follower e funzione delle istituzioni
", e
dialogherà poi con il pubblico.

 

Mercoledì 6 ottobre
2010

 

"Primo amore"

di Matteo Garrone
(2004)

 

Alla fine della
proiezione Franco De Masi proporrà un intervento dal titolo "Il fascino
perverso della distruttività
", e dialogherà poi con il pubblico.

 

Venerdì 8 ottobre 2010

 

"Persona"

di Ingmar Bergman
(1966)

 

Alla fine della proiezione
Giuseppe Civitarese proporrà un intervento dal titolo "Schermo del sogno e
nascita del soggetto in Persona
", e dialogherà poi con il pubblico.

 

Mercoledì 13 ottobre
2010

 

"Il
gabinetto del dott. Caligari"

di Robert Wiene (1919)

 

Alla fine della
proiezione Antonino Ferro proporrà un intervento dal titolo "I mondi
possibili del dr. Caligari
", e dialogherà poi con il pubblico.

 

Venerdì 15 ottobre
2010

 

"Suspence"

di Jack Clayton (1961)

 

Alla fine della
proiezione Fausto Petrella proporrà un intervento dal titolo "Fantasmi e
follia perturbante in Suspence, di Jack Clayton ed Henry James
", e
dialogherà poi con il pubblico.

 

 

 

 

La partecipazione
all’iniziativa, aperta a tutti, prevede l’iscrizione alla Cineteca, valida
tutto l’anno,

e l’acquisto del biglietto
(costo euro 5).

 

Le proiezioni avranno
inizio alle ore 21 presso lo Spazio Oberdan, viale Vittorio Veneto 2, Milano