Flight

Titolo: Flight

Dati sul film: di R. Zemeckis. Con Denzel Washington, D. Cheadle, K. Really. USA, 2012

Trailer da Yo Tube

 Giudizio: *** 

Genere: drammatico 

Recensione: Un film che, pur restando all’interno dei canoni tradizionali di un certo genere americano, se ne discosta anche con sapiente intelligenza. L’ottimo Denzel Washington è infatti un pilota aereo tra i più capaci, ma è anche un alcolista e dipendente da cocaina, e durante un normale volo su Atlanta l’aereo è vittima di un clamoroso incidente in cui, grazie comunque alla sua abilità, si salvano quasi tutti i passeggeri. L’aereo era maltenuto, non c’è correlazione tra il tasso alcolico del pilota e l’incidente…ma come provarlo? Flight non si snoda però come un classico film giudiziario, ma la vicenda legale – del tutto sullo sfondo – diventa occasione e pretesto di una dolorosa e salvifica presa di coscienza. 

Perché andare o meno a vedere il film?: E’ la deriva di un uomo e di una certa provincia americana, l’interesse del film. Senza eccessi di toni drammatici nè sbrigativi eventi risolutori, Flight fotografa una realtà tutt’altro che infrequente, la lenta e inconsapevole crisi esistenziale di un uomo di successo che soccombe sotto il peso della responsabilità, della fatica e della solitudine, isolato dall’ex moglie e dal figlio, sullo sfondo di una crisi economica di cui si intravvedono solo i segni (aerei privi di manutenzione, tossicodipendenza diffusa, abitazioni modeste…), dando l’esclusiva centralità al percorso interiore del personaggio. Il tutto in una rappresentazione agile, che mantiene elevata la tensione narrativa senza ridursi, come detto, a uno scontato action-movie. 

La versione dello psicoanalista: La progressiva presa di coscienza del personaggio, potremmo dire: dall’iniziale negazione e rifiuto di ogni aiuto, alla consapevolezza di essere vittima delle sostanze e la conseguente assunzione di responsabilità. Non lotterà per salvarsi al processo, dove pure lo riconoscono non direttamente colpevole, ma userà il processo per ‘salvarsi’ la vita. Tempesta anche metaforica, quella che quindi incontra nel cielo inaspettatamente il pilota Whip, avarìa di un assetto psichico che cerca la fuga dal dolore col facile rimedio della sostanza, del non pensiero, l’illusione dell’oblio a portata di mano…. Non mancano accenni al tema del determinismo psichico, punteggiati qua e là: se è la mano di Dio, come evocano i personaggi di contorno, a decidere per la vita e la morte, è però la responsabilità umana, il dovere etico della scelta ad inserire senso in un universo di cui saremmo, diversamente, soltanto vittime ubriache alla mercè del Caso.

Gennaio 2013