Gloria

Dati sul fim: Regia di Sebastián Lelio, Cile, Spagna, 2013, 94’

Trailer: 

Genere: drammatico

Trama. Il film ci fa conoscere Gloria (Paulina García), una donna di cinquantotto anni, dall’aspetto piacevole e curato, il sorriso dolce, gli occhi tristi protetti da occhiali da vista fuori moda, da cui non si separa mai se non quando si corica e, a sorpresa, nella scena finale. Anzi ad un certo punto, siccome di occhiali ne ha due paia, tenta di metterseli uno sull’altro. È separata da più di dieci anni, vive sola, lavora, cerca di fare ‘la mamma’ di due figli ormai adulti, piuttosto tristi e insoddisfatti, che la tengono a distanza. Con l’ex-marito ha un rapporto apparentemente amichevole, ma profondamente irrisolto. La vediamo guidare cantando, al lavoro, dal parrucchiere, farsi la ceretta, partecipare a corsi di yoga e gruppi in cui libera l’anima e il corpo ridendo fragorosamente, frequentare locali dove arriva da sola e balla con sconosciuti, cene dove le conversazioni languono, fumare, bere e sorridere. Qualche volta smette di far buon viso a cattivo gioco e si incazza, poi ricomincia con la vita di sempre. Il suo unico riferimento affidabile è un’anziana signora che la aiuta nelle faccende domestiche, le racconta storie della Bibbia e la tira fuori dai guai. C’è poi un gatto di razza Sphynx (di quelli senza pelo) del suo vicino ‘matto’, che si intrufola sempre in casa sua e lei all’inizio allontana schifata per poi accogliere nel suo letto. A tenere il filo della narrazione e una certa quota di ‘suspence’, una storia d’amore.

Andare o non andare a vedere il film? Paulina García ha vinto l’Orso d’Argento per Migliore Attrice. Il film, presentato a Berlino e a Locarno, ha ricevuto diversi premi, entusiasmato la critica e il pubblico e sarà distribuito in quarantacinque paesi. Il regista Sebastián Lelio, classe 1974, è considerato ormai un maestro del nuovo cinema cileno. In tutti i siti web, non meno di quattro stelline, quindi un’esclamazione unanime: da vedere assolutamente. La vera ‘vita vera’, l’autentico ‘ritratto di una donna assolutamente disarmante’, con scene di nudo e sesso esplicito non consuete sul grande schermo (trattandosi di una coppia piuttosto avanti negli anni e lui un ex-obeso con panciera). Sullo sfondo, il Cile con la sua storia complessa e la sua attualità difficile. E come colonna sonora, parte integrante della narrazione, brani di musica leggera, disco music, salsa, cumbia e bossa nova. La versione spagnola della famosissima ‘Gloria’ di Umberto Tozzi chiude il film e il testo di questa canzone, nel ricordo delle immagini appena viste, assume, nella sua mancanza di senso, un senso insospettabile.

La versione di uno psicoanalista. Il regista ha dichiarato che il film è narrato dal solo punto di vista di Gloria ‘gli occhi di una donna alla ricerca di una collocazione in un mondo difficile e duro che non sembra lasciare spazio a persone come lei’. Occhi molto miopi, la cui vista è offuscata ulteriormente dall’incipiente cataratta. Ci si chiede come mai non usi lenti a contatto, non si operi o quantomeno non abbia affinato gli altri sensi per orientarsi meglio nella vita, metaforicamente parlando. Come mai una donna con un lavoro, due figli, un nipotino, sia così spaesata e incapace di entrare in autentica sintonia con gli altri e con sé stessa, non sia riuscita a sfruttare le opportunità che la vita le ha dato, a modulare la traiettoria della sua esistenza nell’evolversi della vita. Gli anni le sono trascorsi addosso e lei sembra non accorgersene, continua a ridere e sorride, sempre in movimento, a fumare, a bere, stordita, fuori tempo e fuori luogo. Le dicono che ha ‘buona mira’: sì, ha centrato con i colpi della pistola giocattolo più bersagli. La mia impressione è che abbia ‘mancato’ se stessa. Ho fatto due conti e ho pensato: è invecchiata, ma il suo mondo interno si è congelato a ventiquattro anni, forse si è bloccato negli anni ’80, mentre si canticchiava tutti ‘Gloria, Glorià manchi tu nell’aria’. Magari si fosse fermata a pensare, non avesse cercato di riempire ogni vuoto e ogni silenzio, forse si sarebbe sintonizzata con il tempo che passava, con le persone intorno. Magari avesse avuto gli strumenti almeno per chiedere aiuto. Forse a quasi sessant’anni non sarebbe sola, inconsapevole, ‘orba’ (nei vari significati del termine), a ballare tra una folla di sconosciuti, perdendo il ritmo, quella vecchia canzone: ‘Per chi respira nebbia, per chi respira rabbia … E sempre questa storia-a-a-a, che lei la chiamo Gloria’. Gli psicoanalisti la chiamano coazione a ripetere. Il vecchio proverbio recita ‘il lupo perde il pelo ma non il vizio’. O forse alla povera Gloria, con la sua ‘bella indifferenza’, il pelo proprio non è mai cresciuto, come al gatto.

ottobre 2013