I Croods

Dati sul film: regia di Chris Sanders e Kirk De Micco, USA, 2013, 98 min. 

 


Giudizio:
4/5 **** 

Genere: Animazione, avventure

Trama.

Quella dei Croods è una famiglia di cavernicoli “in evoluzione”: Grug, il padre, Ugga, la madre, Hip (adolescente), Tonco (bambinone)  e Sandy (bimbetta) i figli, più la nonna (materna, una vera suocera). Non hanno mai esplorato il mondo per colpa della regola del padre “le novità sono un pericolo, dovete sempre avere paura”, che li costringe a stare nascosti in una caverna. Ma “vivere per non morire non è vivere”, lo sente l’adolescente Hip, e si ribella. Grazie all’incontro con l’intraprendente orfano Guy, di cui Hip si innamora, e il crollo del loro rifugio, i Croods, sempre uniti, sono costretti ad affrontare “il mondo del domani”, perché quello che abitano è destinato alla distruzione.

Andare o non andare a vedere il film?

“Questo dovete assolutamente vederlo” esclama Hip davanti ad uno scenario sorprendente. Ecco, a me è venuto proprio questo pensiero, uscendo dal cinema dopo la visione di questo film della Dreamworks (quella di Shrek, Kung Fu Panda, Madagascar, Dragon Trainer, per citare i più riusciti). E’ piuttosto raro assistere oggi ad un film d’animazione ben disegnato, godibile, ironico, divertente, con una storia coinvolgente e personaggi ben delineati in ruoli precisi. Gli ingredienti per fare un film campione d’incassi ci sono tutti, compresa la colonna sonora e, qui sta il meglio, crea anche lo spazio per pensare: a dinamiche familiari (senza retorica), al rapporto tra genitori e figli, soprattutto adolescenti (senza sentimentalismi), alla paura (senza le solite streghe cattive), al cambiamento (di cui la fine non è nota), all’importanza di pensare prima di fare le cose (tutt’altro che ovvia).

La visione dello psicoanalista.

Con i Croods lo spettatore ripercorre nello spazio di poco più di un’ora e mezza l’evoluzione dell’uomo che apprende dall’esperienza affrontando un cambiamento catastrofico. Forse è un po’ azzardato vedere rappresentato, in un cartone animato, lo sviluppo della capacità di pensare. Però un messaggio arriva chiaro e forte, in tre dimensioni: è solo grazie allo sviluppo delle idee e alla capacità di dare un nome alle cose che è possibile evolvere e crescere, come individui e come gruppo. Mentre il vecchio mondo esplode e quello nuovo è ancora tutto da scoprire, è necessario avere uno sguardo nuovo per vederlo e avere le idee e gli strumenti  per poterci vivere. Così come è necessario avere legami affettivi che permettono la condivisione delle scoperte ed il superamento delle paure. Legami che devono superare la fase simbiotica (all’inizio i Croods sono appiccicati) per permettere che si attui il processo di separazione/individuazione (come avviene nel corso del film). Quando si stringono tra le braccia padre e figlia e si chiedono: e questo come lo chiamiamo? Grug risponde: abbraccio, che fa rima con laccio!…Io quasi quasi mi commuovo, forse sbirciando i bambini, con gli occhi che brillano, soddisfatti quasi l’avessero creata loro, quella parola. Percepire, durante la proiezione, lo stupore della riscoperta di cose note e sentirli sussurrare ‘anche io non ho paura’.

4 aprile 2013