Il lato positivo

Dati sul film: regia di David O. Russell, USA, 2012, 117 min. 

Trailer: 

Giudizio: 4/5 **** 

Genere: commedia 

Recensione: Il protagonista del film Pat Solitano (Bradley Cooper), affetto da un disturbo bipolare, viene dimesso da un istituto psichiatrico e torna a vivere con i genitori. Alle spalle si lascia un matrimonio finito in modo drammatico e la perdita del suo lavoro di insegnante. Davanti a sé il tentativo di ricostruire la propria vita andata in pezzi cercando di mettere in atto delle “strategie” che gli consentano di ritrovare la normalità e soprattutto di riconquistare l’amore della moglie.  L’incontro con Tiffany una giovane donna vedova, che ha reagito al lutto in modo inusuale e fuori dagli schemi, cambierà radicalmente la sua vita e i suoi progetti. 

Perché andare o meno a vedere il film: Candidato a 8 premi Oscar e vincitore del Golden Globe (a Jennifer Lawrence quale migliore attrice protagonista), il film ha una trama accattivante ed è splendidamente interpretato non solo dai due attori principali, ma da l’intero cast, compreso Robert De Niro perfettamente a suo agio nella parte del padre di Pat (un padre problematico, ingombrante e assente al tempo stesso). L’elemento catalizzatore del film è costituito dalla gara di ballo nella quale la disperata ma vitale Tiffany vuole coinvolgere come partner il recalcitrante Pat, costantemente ossessionato dal ricordo della moglie. Il ballo (scena clou del film), molto evocativo, si presta a diverse metafore: richiede (come del resto la vita) fatica, impegno, disciplina, ma può essere  uno dei modi possibili per entrare in contatto con l’altro, di vivere e sentire il proprio corpo e le proprie emozioni. 

La versione dello psicoanalista: Nella prima parte il dramma della sofferenza mentale viene descritto con grande efficacia. Così come sono verosimili le crisi di violenza di Pat, l’alternarsi dei momenti di accettazione e di negazione della malattia. Le battute non mancano e strappano qualche sorriso. Nel secondo tempo però assistiamo ad una brusca virata; le coordinate narrative cambiano ritmo e procedono con i toni della commedia all’insegna di “in fondo siamo tutti picchiatelli”, mostrandoci il lato (positivo) ironico, umoristico, romantico della vicenda, fino ad arrivare all’happy end, non del tutto convincente. Questo difetto di modulazione (tra dramma e commedia) produce un effetto di “scollamento” tra la prima e la seconda parte del film e lascia un po’ perplessi. E’ una scelta mirata a soddisfare il bisogno di ottimismo del grande pubblico? Vuole essere un tentativo di rappresentare, mettere in scena, la malattia di cui è affetto Pat che consiste appunto nell’oscillazione da stati depressivi a momenti ipomaniacali? 

Oppure il regista vuole solo ricordarci che, nonostante la tragicità della vita, esiste una dimensione del sogno e dell’illusione a cui non dovremmo rinunciare. 

Marzo 2013