Il Quinto Potere (The Fifth Estate)

Dati sul film: regia di Bill Condon, USA, 129’

Trailer: 

Genere: Drammatico, thriller

Trama. Film d’apertura del Festival di Toronto ha l’ambizione di voler raccontare la nascita e lo sviluppo del sito Wikileacks, la storia del suo fondatore, Julian Assange (Benedict Cumberbatch) e della sua amicizia e collaborazione con Daniel Domscheit-Bergh (Daniel Bruhl), finita nel 2010 a causa di posizioni divergenti sulla gestione delle informazioni in loro possesso.
L’inizio è noto: Wikileacks è una piattaforma web costruita da Assange e un gruppo di attivisti hacker con l’obiettivo di pubblicare segreti di stato e militari, merce di scambio preziosa in ambito geo-politico, per ottenere verità e trasparenza, salvaguardando la privacy delle persone. L’impatto della pubblicazione dei leacks sulla guerra in Iraq e in Afganistan, sui documenti diplomatici riservati americani, ha aperto gli occhi del mondo su realtà che non si possono, non si devono ma, forse, non si vogliono vedere e com’è facile farle venire alla luce con gli attuali mezzi informatici.
La fine, invece, manca: le vicende narrate sono tutt’altro che concluse e la verità … “dovete cercavela da soli”.

Andare o non andare a vedere il film? Il film ha il grande merito di indurre lo spettatore curioso e interessato a cercarsela, la verità. O almeno a cercare di farsi un’opinione personale non solo su questioni di enorme importanza politica e culturale, come la diffusione delle informazioni, la privacy, l’uso dei social network, ma anche sui protagonisti del film. Forse proprio perché piuttosto confuso e ridondante di citazioni e personaggi secondari, invoglia a fermarsi a pensare e digitare su google ‘Wikileacks’, per capire meglio. La storia è molto sbilanciata dalla parte del ragionevole, cauto e ambiguo Domsscheit-Bergh, essendo tratto da una sua autobiografia ‘Inside Wikileacks’ e ‘Wikileacks’ di Leigh e Harding, sconfessati da Assange. Il quale, interpretato magnificamente da Cumberbatch, in odore di Oscar, si disvela in questo film, nonostante la bravura dell’attore che si sforza di rilevarne la complessità, come il genio ’cattivo’, che si impegna a rendere pubblici i segreti altrui poiché deve nascondere i propri. Troppo facile … Il regista cerca in modo poco convincente di riequilibrare la narrazione: la critica ha sottolineato che Condon (quello della saga di Twilinght, per intenderci) non possiede le doti creative per essere all’altezza di una storia così complessa, forse troppo attuale per essere raccontata, e affrontare ‘persone’ dello spessore di Assange, ancora nell’occhio del ciclone, per essere già delineate come ‘personaggi’.

La versione di uno psicoanalista. Assange cita Oscar Wilde ‘ogni uomo mente, ma dategli una maschera e vi dirà la verità’. La ‘maschera’, nel film, è la piattaforma di Wikileaks dove chiunque può fornire informazioni in regime di totale protezione. Ho pensato che anche il lettino, in qualche modo, è una ‘maschera’: mette l’analizzando nella condizione di ‘svelarsi’ senza correre pericoli, di cercare, insieme all’analista, la sua verità, grazie ad un setting che lo garantisce e lo protegge.
Il film ci mostra anche che per la ‘verità’ bisogna essere pronti: se è eccessivamente traumatica si può non essere in grado di sostenerla, mettendo in atto meccanismi di difesa, più o meno evoluti, necessari alla sopravvivenza psichica (come negazione, dissociazione, diniego, razionalizzazione) che, invece di avvicinare alla consapevolezza, allontanano. Possiamo conoscere tante notizie o nozioni, aver vissuto tanti fatti e sapere raccontarli, ma dobbiamo essere in grado di valorizzarli e utilizzarli per cambiare, non dico il mondo, come sperava Assange, ma almeno noi stessi. Per questo ci vuol coraggio e onestà intellettuale: il coraggio è contagioso, ripete Assange. Speriamo di non esserci immunizzati…

Ottobre 2013