Il sale della terra

Dati sul film: di Wim Wenders e Giuliano Ribeiro Salgado, I-F-Brasile, 2014, 100 min.

Autore: Jones  De Luca, Stefania Nicasi

Trailer: 

Trama: Il film di Wenders, costruito come una lunga intervista, ripercorre la vita e l’opera del fotografo brasiliano Sebastiào Salgado. Il materiale fotografico attinge dall’immensa opera del reporter: è accompagnato dai commenti e dalle riprese del figlio che negli ultimi anni ha viaggiato con lui e trasporta lo spettatore dentro le realtà e gli avvenimenti più drammatici della storia contemporanea per approdare infine all’ultima grande opera, “Genesi”, una mostra fotografica nella quale si ritrova il rapporto con la terra e la sua  cura.

Andare o non andare a vedere il film: Il film è da vedere per il suo valore documentario, per la bellezza delle fotografie che a pieno schermo sprigionano tutta la loro forza, per la capacità geniale del reporter – e del regista –  di rendere avvicinabile l’inavvicinabile, per continuare ad avere speranza dopo l’eccidio .

Nello sfondo si muove il figlio del fotografo che cerca di conoscere il padre.

La versione dello psicoanalista: Wim Wenders e Sebastiào Salgado sono quasi coetanei. Fin dalle prime inquadrature si percepisce la sintonia del regista e del fotografo nell’esperienza che li accomuna: “disegnare la luce” nel tentativo di spiegarsi il mondo attraversato nel corso di una vita. Il tema centrale del film, la malattia  e la  guarigione del  pianeta, si riflette e si ripete nella  malattia e nella guarigione  del protagonista che si è ammalato dopo il prolungato contatto con la crudeltà della sua specie. Lo spettatore è catturato all’interno del processo e lo rivive.

Il tema della guarigione, che interessa da vicino lo psicoanalista, si declina in questo caso come una “riparazione”. Dopo il film, si può leggere il libro autobiografico di Salgado: “Dalla mia terra alla terra” (edito in Italia da Contrasto, 2014).

La grandiosa visione dei sistemi viventi nella loro complessità e nel loro muoversi in collettività sempre più ampie illumina il lavoro analitico a contatto con il dolore e lo arricchisce. Le immagini intense sottolineano la dipendenza reciproca nella vicenda umana dei legami con la  terra, la specie, le comunità, la famiglia.

Un nuovo ritorno alla natura? O piuttosto la determinazione a usare tutti i mezzi disponibili per una riparazione pensata come possibile? 

ottobre 2014