Incontro col regista Roberto Andò

Un pomeriggio in compagnia di un narratore
 
Messina 16/3/2013 
 
a cura di Donatella Lisciotto 
 
“Mi interessa la memoria, quando diventa la perfetta geometria di un destino.
Mi interessano gli artisti che inseguono la memoria, immersi in quella opacità che improvvisamente si apre ad una trasparenza insopportabile, e gli scrittori che sanno dare alla memoria la consistenza di una grandiosa impostura. Mi interessa la misteriosa confluenza, in chi racconta, tra ciò che si svela e ciò che si omette. La musica segreta di ciò che non è detto, che è rimasto nella zona d’ombra.
La parte nascosta della luna, quella che continua a emettere una sua luce indefinibile e stregante senza di noi, quando noi non ci siamo”.(R.Andò)         
 
Con queste parole si apre la prima monografia sul cinema di Roberto Andò, dal titolo “La memoria degli altri”, per la Kaplan edizioni, scritta da Marco Olivieri, giornalista e critico cinematografico e corredata da splendide fotografie realizzate da Lia Pasqualino (fotografa e moglie di Andò); e così inizia anche l’incontro con Roberto Andò, a cui chiediamo di leggerle, dal vivo.
L’evento, organizzato dal Laboratorio Psicoanalitico “Vicolo Cicala”, sabato 16 marzo presso la chiesa di S.Maria Alemanna a Messina, ha richiamato una buona affluenza di pubblico.
Traendo spunto dalla monografia di Olivieri (lavoro raffinato e di qualità), Andò ha ripercorso la sua storia professionale da “Diario senza date”(1995) fino all’ultimo film “Viva la libertà”(2013), passando per  “Il manoscritto del principe”(2000), “Sotto falso nome”(2004) e “Viaggio segreto”(2006).
 
Ed è proprio dalla sua prima opera che cominciamo.
Il primo lungometraggio di Andò è “Diario senza date”(1995),  paradigmatico del significato del cinema di Andò e del suo pensiero.
“L’avvio è affidato ad una riflessione di Diderot:
Tutto è avvenuto in noi perché noi siamo noi, sempre noi e mai gli stessi, neanche per un minuto’.”(“La memoria degli altri” pg 13).
Nel film si susseguono immagini di straordinaria bellezza che ritraggono volti di donne e bambini, la periferia  palermitana, la folla, il silenzio e la paura, l’omertà.
“Da una dissolvenza affiora, su uno sfondo nero, Vincenzo Consolo, in primo piano:
‘Ora taci, qui non si può più narrare. Qui dove sei adesso, nel disastro, non è più possibile il racconto. Dovrai farlo a modo tuo, mettere ordine nel tuo disordine, o ascoltare il disordine che è fuori’(“La memoria degli altri”)
E Andò sembra dargli ascolto.
La sua scommessa, forse inconscia, è  quella di riuscire a scrivere, a descrivere, annotare, “denunciare e combattere”(M.Olivieri)  affinchè la memoria non s-cada nell’oblio.
Il  qui non si può più narrare  di Consolo in “Diario senza date”, assume una pregnanza profetica se si segue tutto il senso della frase. 
C’è, infatti, l’evidenza di un percorso liberatorio intrapreso dal regista che, partendo da “un senso di non appartenenza a una realtà ostile che soffoca l’anima”(M.Olivieri) si snoda verso una condizione politica (che è anche esistenziale) e che esalta la speranza, la fiducia, la consapevolezza, a patto, però, che (il raccontare) dovrà essere fatto a modo tuo, (nel) mettere ordine nel tuo disordine, o (nell’) ascoltare il disordine che è fuori.
Il cinema di Andò sembra pertanto il racconto non solo di storie, di trame, bensì di un movimento evolutivo ed elaborativo, a cui lo spettatore assiste, fruendone il pathos che accompagna ogni solida trasformazione.
 
“Viva la libertà”,  nasce dal libro “Il trono vuoto” ma, dice Andò, nel film si libera dal “vuoto” e comincia a sperare ed è questo il sentimento che emoziona e pervade tutta la storia.  E, come lui stesso dirà, questa è forse la condizione nuova da ascrivere ad una  trasformazione più intima e privata del regista:
“Lo considero l’inizio di un capitolo narrativo nuovo che coincide con la scoperta di un tono in parte leggero. Quella leggerezza che, a ragione, può essere considerata un punto d’arrivo”(“La memoria degli altri”pg 123).
Ammette Andò che in questo film a differenza degli altri, è assente la visione del cinema come “strumento deputato ad indagare le immagini ossessive e inquietanti che alimentano il vissuto di ognuno di noi” che invece appare in modo caratterizzante, ad esempio, in Viaggio segreto.
Un film concepito dunque con leggerezza intesa come risorsa, punto d’arrivo di un percorso , svolta,  quella che si raggiunge solamente dopo un intenso processo di elaborazione del lutto. 
 
Liberamente associamo con l’articolo di Sarantis Thanopulos apparso sul Manifesto (“Le verità nascoste”) poiché riassume il concetto di “memoria andoniana”, intesa come “perfetta geometria di un destino” e  come “(…)quella opacità che improvvisamente si apre ad una trasparenza insopportabile”(R.Andò)
 “Il superamento del vissuto depressivo si ottiene con l’elaborazione della perdita che consiste in un doppio movimento: il recupero degli elementi più solidi della tradizione che garantiscono la continuità nella trasformazione; la costruzione di forme di relazione con la realtà nuove che liberano possibilità di vita precedentemente precluse.”(S.Thanopulos)
 
“Viva la libertà” contiene sicuramente un aspetto politico e liberatorio nel quale riveste un ruolo paradigmatico la passione.
Già la scelta della colonna sonora del film “La forza del destino” di G.Verdi, è per Andò la rappresentazione di qualcosa di inatteso, che dovrà accadere, che si aspetta.
“Un film che evoca – dice Andò – la dimensione politica dello stare insieme ma tocca anche un punto in cui la passione ha a che fare con la vita. La politica è la metafora della vita che sfugge a sé stessa, è la vita reale che non entra a far parte della politica”.
Si riflette sull’importanza che la passione avrebbe sulla politica e ci si ricollega alle parole semplici ed efficaci pronunciate dalla Boldrini nel discorso del suo insediamento alla  Camera dei Deputati.(“La politica deve tornare ad essere una speranza, un servizio, una passione”).
 
Di contro, l’aspetto del politico condannato ad essere una maschera e non un volto.
Questo tema è ripreso da un’affermazione di Massimo Cacciari, riportata nel libro di Olivieri, che recita così:
“Roberto Andò discute sulla contraddizione  fondamentale dell’esercizio del potere: Il potere è maschera nella sua essenza; chi lo esercita rappresenta sempre qualcosa che è altro da sé, nasconde in sé sempre un estraneo. E questo estraneo appartiene alla sua natura esattamente quanto un fratello gemello…”(“La memoria degli altri” pg 95)
“Il gioco dei volti – dice Andò – che si realizza attraverso i finestrini, alla fine del film, sembra introdurre il tema del ritorno del volto dell’uomo o del politico che si fa uomo”.
Andò insiste ancora sulla passione  attraverso l’immagine suggestiva ed evocativa di Federico Fellini che ricorda agli italiani cosa è successo nel nostro paese.
Fellini viene sorpreso dai cronisti mentre esce da un convegno indetto dai cineasti per protestare contro le interruzioni pubblicitarie nei film.
Molto arrabbiato (o molto appassionato?!) dirà:
“Non ci sono condizioni per trattare, noi non possiamo trattare con questi banditi…”.
“Fellini aveva capito che dietro quella vicenda si nascondeva un tema politico: il dominio della televisione”- dice Andò.
Per Andò il linguaggio della passione è  la poesia intesa come una sorta di via d’uscita dalla “malattia” (di Ernani, sì,  ma anche del Sistema).
L’unica guarigione possibile è guidare il Paese con passione, passione che conferisce movimento alla memoria. Non è un caso che Ernani recita al congresso la poesia di Brecht, definito da Andò “il poeta dell’intimità con la Storia”, eccitando la folla e sollevandola dall’apatica accettazione del nulla.
 
La memoria è un altro elemento centrale del cinema di Andò.
“La memoria perlustra varie zone, intime, anche scabrose”- dirà il regista.
 E’ attraverso la memoria che si snoda l’”autobiografia intellettuale della Sicilia” come nel film “Il manoscritto del principe” dove si riesuma l’intreccio di anime tra il Principe Tomasi di Lampedusa e i suoi allievi Marco Pace e Guido Lanza (quest’ultimo dal principe successivamente adottato).
 E ancora si coniuga memoria e passione, in “Viaggio Segreto” e “Sotto falso nome”.
Altri  temi emersi nel corso del dibattito sono stati il senso, positivo, della catastrofe che finalmente pone in essere la possibilità di un auspicabile quanto atteso cambiamento; l’oblio, inteso come il bisogno di preservare le “immagini” dalla memoria, (F.Siracusano) custodirle “tra ciò che si svela e ciò che si omette. La musica segreta di ciò che non è detto”(R. Andò).
 
Un pomeriggio in compagnia di un narratore, come recita il titolo di questo report poiché Andò, prima ancora di essere un regista,  è un “narratore”.  Egli possiede la naturale propensione al raccontare e al raccontarsi , provoca l’ascolto, quello che galvanizza accompagnando e sostenendo la curiosità dell’uditorio fino alla fine delle storie, come bambini durante l’ascolto favolistico; lo ha fatto con tono pacato e un po’ magnetico, che attiva subito un clima  insaturo e che lascia “appesi”, come accade  nelle storie raccontate nei suoi film.
Ma non solo. Andò è straordinariamente aperto alla condivisione,  laddove però avverte la presenza di stimoli, di posizioni intelligenti.
Curioso e interessato come fosse dotato di una funzione ricettiva, direi sensoriale prima che intellettuale, una sorta di porosità, non dispersiva, con cui entra in contatto diretto e possibile con l’esterno. Un perfetto equilibrio tra eccitazione e depressione sembra predisporlo ad un’attenzione plastica e cauta verso tutti gli interventi rigettandone, a volte, alcuni  a favore dell’essenziale sul barocco e dell’efficacia sulla retorica retrò. Un equilibrio che sembra guidarlo – per sua stessa ammissione – anche se non del tutto consapevolmente; una condizione che pare avvolgerlo in un “oltre”.
 
 
Biblio
“La memoria degli altri”- M.Olivieri – Kaplan editore
“Il messaggio nascosto nell’oblio”- F.Siracusano – Riv.di Psicoanalisi. 3.1982