Inside out

Titolo: Inside Out

Autore: Pietro Roberto Goisis

Dati sul film: di Pete Docter, 2015, USA, 94 min.

Trailer da You Tube:

Genere: animazione

Premessa: Grande attesa per questo film di animazione non solo per bambini…anzi, forse, per adulti.

Mia figlia, in genere poco generosa con le “cose psico”, l’aveva visto mesi fa in Inghilterra e mi aveva detto: “Devi assolutamente vederlo…e dirmi cosa ne pensi!”
In Italia è uscito il 16 settembre e in Mailing List SPI circolano già curiosità e interesse.
Dalla pagina Facebook ci sollecitano per avere “il parere di uno psicoanalista”.
Troppe attese generano grandi aspettative, non si può mantenere l’assetto bioniano “senza memoria,senza desiderio”. Spesso si resta delusi.
L’ho appena visto. Devo scriverne. Una scheda abbastanza rapida ed essenziale.
Ad altri una riflessione più approfondita, magari anche critica ed esigente.
Io sono uscito dalla sala felice e contento. Anche di fare il mestiere che faccio…

Recensione: Un corto come prologo (che forse è già una premessa sul tema, cioè la forza dell’inconscio e del sommerso). Il film vero e proprio. La storia è nota. L’osservazione della propria figlia. Il tentativo di capirla. L’umiltà e la fortuna di poterlo fare con l’arte e la creatività. 175 milioni di dollari. Consulenti scientifici. Chiari riferimenti e tributi a Freud e Jung. Cinque anni di preparazione per un film che si propone di “entrare nella mente” di un essere umano e mostrarne il funzionamento. La scelta è caduta su quella di una ragazzina di 12 anni, che deve subire il trasloco, non solo simbolico, della sua famiglia dal Minnesota a San Francisco. Evento tra i più traumatici, come è noto, così come il passaggio, ahimè forzato, da una infanzia e preadolescenza abbastanza serena e protetta, ad una adolescenza “nuova”.
Non so se più psicoanalitica o cognitiva (forse una buona e accettabile mediazione tra i due principali orientamenti psicologici attuali), la scelta narrativa passa attraverso la rappresentazione di cinque emozioni base che “governano”, come in una centrale di comando, la nostra mente.
Gioia (il “capo”), Tristezza, Rabbia, Paura, Disgusto. Ognuna interpretata da un diverso personaggio. Potevano essere di più e diverse? Forse sì, ma hanno scelto loro e vanno rispettati.
Tralascio volutamente gli apprezzamenti cinematografici. Magnifici, lo vedrete.

Perché andare o meno a vedere il film?: Per capire la mente, le sue capacità, i suoi misteri, i delicati e misteriosi equilibri tra le strutture cerebrali e le funzioni psichiche, per recuperare comunque l’amore per l’inspiegabile e il soggettivo. Perché molti nostri pazienti ce ne parleranno e ci chiederanno di parlarne insieme. Anche per poterlo criticare, se è il caso, per certi passaggi magari un po’ troppo semplicistici. Per ricordarsi che è “cinema”, fiction. Per emozionarci e commuoverci.

La versione dello psicoanalista: Forse sarebbe meglio dire di “uno” psicoanalista.
Credo, infatti, che ci siano molte, differenti e variegate chiavi di lettura. Queste sono le mie.
Nello sviluppo narrativo mi sembra che vadano privilegiate le vicende del passaggio anagrafico, infanzia/preadolescenza/adolescenza. Ricordatevi di osservare il riferimento alla “pubertà”!
Nell’equilibrio dinamico tra le cinque emozioni di base scelte è interessante notare il continuo, quasi maniacale, sforzo che fa Gioia per sostenere il sé della ragazzina. L’inarrestabile manifestarsi di Tristezza, una forza che si insinua quasi ineluttabilmente negli affetti. Come non comprendere Paura (guardate come controlla un possibile attacco di panico…), anche per la sua funzione protettiva e necessaria. Chi non prova simpatia per Rabbia, i suoi meccanismi automatici a corto circuito. Un po’ più misterioso Disgusto (forse avrei preferito la vergogna…), ma utile per descrivere le dinamiche alimentari. Ma il vero colpo di genio è l’evidenziazione della necessità di un armonico equilibrio tra le diverse emozioni, direi di una integrazione funzionale, nella quale l’acme è raggiunto con il recupero della funzione depressiva/malinconica.
E poi mille spunti: sulla memoria e i suoi funzionamenti; sulle necessarie, seppure dolorose, rinunce agli oggetti e affetti infantili; sul ruolo genitoriale; sul pensiero (quello astratto e quello spontaneo che costruisce binari per il treno); sulla fabbrica dei sogni (gli Studios); e così via.
E che bella la rappresentazione del continuo dialogo interno nella mente dei personaggi, umani o animali che siano…

Una vera e propria opera di divulgazione che, a mio avviso, ci fa bene!

Settembre 2015