Io sto con la sposa

Dati sul film: regia di Antonio Augugliaro, Gabriele Del Grande, Khaled Soliman Al Nassiry, Italia/Palestina 2014, 98 min

Trailer:

Genere:
documentario

Trama
Quindici minuti d’applausi e standing ovation per questo film presentato fuori concorso a Venezia nella sezione Orizzonti. Per realizzarlo, uno scrittore palestinese-siriano già in Italia e due italiani, un regista e un giornalista, riescono a raccogliere centomila euro in due mesi con una campagna di crowfounding. Sfidando le leggi europee sull’immigrazione, decidono di accompagnare in Svezia, unica nazione europea che attualmente concede diritto di residenza a tutti i siriani che domandano asilo, un gruppo di palestinesi provenienti dalla Siria, sopravvissuti ad uno sbarco a Lampedusa in cui molti altri hanno perso la vita. Per riuscire nell’impresa, escogitano un’incredibile stratagemma: organizzano un corteo nuziale, che attraverserà la Francia, la Germania e la Danimarca per arrivare alla meta. Anche se non mancano paura e dolore, il racconto è dominato dallo spirito solidale ed euforico dei protagonisti del viaggio. Accanto agli improvvisati giovani sposi, c’è una coppia di anziani e un giovanissimo rapper con il padre. Insieme a loro gli italiani che, ribelli e quasi eroici nella loro sfida di disobbedienza civile, si mettono a rischio per sostenere il diritto di ognuno di noi ad essere liberi di spostarsi e trovare un posto nel mondo.

Andare o non andare a vedere il film
Questo documentario è uno sguardo su un mondo a noi molto vicino e lontano ad un tempo (si ricorda come gli Italiani migrassero di nascosto verso la Francia, attraverso quello stesso passaggio sui monti che sarà tappa nel film).
Grazie alle riprese ravvicinate e in movimento, ci troviamo all’interno del racconto del regista e dei protagonisti, viviamo e capiamo il loro sogno, la loro aspettativa di qualcosa che, per il dolore patito, qualcuno chiede con convinzione, altri con titubanza .
Vediamo e facciamo esperienza di un Altro che è tale per cultura, lingua e abitudini, ma che condivide i nostri stessi bisogni primari, di ascolto e accoglienza, grazie a cui dare un senso alla propria vita e alle proprie relazioni. Ogni protagonista racconta qualcosa della sua storia, di sofferenze, distacchi, nostalgie, ma anche di speranze, ingenuità, voglia di lottare.
Il racconto, necessariamente realistico perchè vuole presentare esattamente ciò che sta accadendo, si può guardare come una favola, sia per l’incredibile e fantasiosa vicenda, sia per certe scene oniriche, sia per il tono spesso gioioso dei protagonisti.
Nonostante momenti di dolore e tensione, prevale il gusto per la vita, la fiducia che si possa raggiungere l’obiettivo e la capacità di gioire di tutto quello che si riceve, sino all’ebrezza dell’alcool, che è anche un poco negazione maniacale condivisa.

La versione dello psicoanalista
Estendere la psicoanalisi oggi vuol dire portarla oltre il lettino. Questo documentario ci offre l’occasione di rintracciare dentro un racconto di interesse sociale una narrazione del mondo interno. Il migrante che chiede l’abbattimento dei confini per poter seguire i propri desideri e sogni è quella parte che in ognuno di noi chiede una giusta distribuzione di opportunità e di piacere. La potenzialità di condivisione di chi aiuta i migranti passa attraverso l’ascolto partecipato e impotente e l’alleanza nel perseguire l’obiettivo dell’altro che viene riconosciuto come legittimo. Si apre così una strada di incontro con la nostra e altrui diversità. Chi aiuta cerca di imparare la lingua dell’altro e, nel condividerne il viaggio, ne assume anche i pericoli, come sempre succede in una relazione che sia davvero coinvolgente. E nel vivere il racconto del film sentiamo, con i protagonisti, che il timore di illuderci si alterna alla fiducia che la storia del presente, nuova e condivisa da noi testimoni, possa riparare quella, dolorosa, del passato.

Ottobre 2014