Kiki – Consegne a domicilio-

Dati sul film: regia Hayao Miyazaky, Giappone, 1989, 103 min.

Trailer: 

Genere: Animazione

Giudizio: 4/5 **** 

Trama

Si tratta di uno dei primi film di animazione del maestro giapponese Hayao Miyazaki che, dopo quasi trent’anni, viene ditribuito dalla Luky Red di Andrea Occhipinti in una nuova edizione a cura di Gualtiero Cannasi, più fedele all’originale di quella tratta, nel 2002, dall’adattamento americano. Ha in sè i germogli che il regista svilupperà nelle sue opere successive.
Presentato al festival del Film di Roma del 2012, è la storia di una tedicenne aspirante strega che, per divenire tale, deve, secondo tradizione, trascorrere da sola un anno in una città lontana da casa. Salutati i genitori, Kiki parte a cavalcioni della scopa della madre, strega, con il suo gatto nero Jiji e una radiolina dono del padre, alla ricerca di una città dove stabilirsi. Dopo un viaggio piuttosto turbolento Kiki raggiunge una grande città marittima affollata, dove decide di stabilirsi, ma l’impatto è subito fortissimo: viene investita da un autobus. La salva dalle grinfie di un vigile molto arrabbiato un ragazzino, Tombo, con il sogno di volare, che cercherà, fino a riuscirci, di diventare un suo amico, nonostante la diffidenza di Kiki. La piccola strega viene accolta dalla panettiera Osono, incinta, che la aiuterà a mettere a frutto la sua capacità di volare con un servizio di consegne a domicilio. Nello svolgersi della vicenda, Kiki avrà innumerevoli incontri con tante persone diverse, tra cui la giovane pittrice Ursula, che le faranno conoscere la complessità delle relazioni e la aiuteranno a crescere, confrontandosi con la scoperta che nulla è dato per scontato, nemmeno la magia, e non basta essere gentili e disponibili per conquistarsi un posto e un ruolo nel mondo. 

Andare o non andare a vedere il film?

Quando si parla di Miyazaki, si parla di poesia, e la poesia è senza tempo. I suoi film non hanno età, narrano storie universali, piene di colori, suoni, avventure, magia e mistero, lievi e profonde nello stesso tempo. Ambientato in una città meravigliosa vista dall’alto (che ad oguno può ricordarne una diversa, da Lisbona a Oslo a San Francisco), solo camminando per le strade Kiki comprende che in quelle strade affollate e i vicoli deserti ci si può perdere, per poi ritrovarsi. La città, con i suoi abitanti, la accoglie e la respinge in movimenti che richiamano quelli delle onde del mare.
Kiki ha occhi enormi di bambina che guarda il mondo con meraviglia e stupore, è determinata a crescere e ad impegnarsi per comprendere il mondo che la circonda ed entrarne a far parte. E questo non è dato per scontato: ci vuole impegno, perseveranza, pazienza, attenzione e cura.
Un film solo apparentemente semplice, che coinvolge e commuove: immagini metaforiche che toccano vissuti profondi che lo spettatore di qualsiasi età sente vibrare dentro di sè. Messaggi che è importante che ognuno di noi interiorizzi e sappia trasmettere alle generazioni future. I testi delle bellissime canzoni, originali e sottotitolate, ci cantano questa stessa storia. Da ascoltare con attenzione. 

La versione dello psicoanalista 

Il film ci accompagna, coinvolgendo e commuovendo, attraverso il passaggio dall’infanzia all’adolescenza nella prospettiva di entrare nell’età adulta. Ogni cosa per Kiki, ancora bambina, è offerta come un dono dei genitori (la scopa della mamma, la radio del papà), si sente onnipotente, può realizzare ogni suo desiderio. Questa illusione non durerà a lungo: la sua capacità di volare non è data per sempre, quello che era magia si trasforma in qualcosa da conquistare con l’impegno, da coltivare con determinazione. Dall’illusione alla fase depressiva, che permette di tollerare le frustrazioni e le perdite ed evolversi come persone, grazie a figure con funzioni genitoriali che accolgono e accompagnano, senza essere intrusive (Osono e il marito), e persone con cui immedesimarsi, come Ursula.
Il film scorre dando il senso del tempo che passa e della crescita verso la maturità che il tempo porta con sè.
E’ quando il gatto Jiji, che sembra rappresentare l’oggetto transizionale con cui solo Kiki può parlare, si stacca da lei diventando un gatto come gli altri, che Kiki scopre che qualcosa sta cambiando profondamente dentro di lei. Un cambiamento anche doloroso, ma necessario per essere pronti ad affrontare il mondo là fuori.
Come dice l’amica di Kiki, Ursula: “Il sangue della strega, il sangue del pittore, il sangue del panettiere… Come dei poteri donatici da Dio o chi per lui, ma per questi doni possiamo anche soffrire”.