La bella gente

Titolo: La bella gente

Autore: Daniela Battaglia

Dati sul film: regia di Ivano De Matteo, Italia, 2009, 98 min.

Trailer

Genere: drammatico

Perché andare o meno a vedere il film:

Questo film è stato protagonista di una vicenda abbastanza singolare. E’ stato, infatti, presentato al Festival di Torino nel 2009 e in quello stesso anno partecipò al Festival di Annecy dove vinse il Gran Premio della Giuria.   In Francia  è uscito  nelle sale nel 2011 .

Sono stati necessari sei anni di attesa, dovute a lentezze e leggerezze burocratiche, perché uscisse nelle sale italiane distribuito nell’agosto del 2015 dall’istituto Luce.

Fa pensare che, nonostante il notevole ritardo,  “La bella gente” sia oggi  un film di grande attualità.

“Nei miei film parlo in generale delle ipocrisie e debolezze sociali che viviamo quotidianamente. Non giudico e non condanno, mostro un fatto che accade”, racconta De Matteo.

E lo fa con acume, senza tentare un’analisi politica, ma fornendoci un’amara radiografia di un aspetto della nostra società. Purtroppo a volte si nota ,con dispiacere, un atteggiamento manicheo e didattico che impoverisce un po’ i personaggi.

Buono il ritmo narrativo, bella la fotografia.

Trama:

Susanna e Alfredo sono una bella coppia di cinquantenni. Lei psicologa, lui architetto hanno una bella casa nella campagna vicino a Roma, dove trascorrono il fine settimana e parte dell’estate. Affiatati, uniti, ancora attraenti sembrano essere una coppia riuscita, con un figlio abbastanza affezionato e dei vicini abbastanza grossolani da potersi permettere un confronto vincente e narcisisticamente vantaggioso.

I guai cominciano quando Susanna decide di salvare una giovane prostituta ( Nadia) e di portarla a casa  loro, in attesa di inviarla  nel centro di recupero per donne maltrattate  nel quale lavora.

Ma le cose pian piano si complicano . La ragazza non si comporta secondo le aspettative di Susanna e  questo porta non poco scompiglio nella sua vita così ordinata e armoniosa , rimettendo in discussione valori, legami e relazioni all’interno della sua stessa famiglia.

Alla fine Nadia viene allontanata in  gran fretta in modo da poter ristabilire l’ordine perturbato.

Significativa la sequenza , verso la fine del film, in cui si assiste ad un dialogo apparentemente sereno tra i due coniugi , che sembrano non essere stati minimamente scalfiti dagli avvenimenti emotivamente carichi che hanno appena vissuto.  Quello che è uscito dallo schema viene presto cancellato e si può ricominciare daccapo.

La versione di uno psicoanalista:

Troppo spesso siamo portati a credere che ignorare le nostre contraddizioni, non parlarne e non pensarle le annulli, e ne annulli anche le conseguenze.

Purtroppo non è così. Ciò che non ci piace in noi stessi e quindi cerchiamo di ignorare, di  mettere a tacere, senza riconoscergli un diritto di cittadinanza nel nostro assetto psichico, in qualche modo agisce nell’ombra, senza regole, senza riconoscimenti e possibilità di mediazione. È come un clandestino, e può, quando meno ce l’aspettiamo, irrompere in maniera sconvolgente nella nostra vita.

Confrontarci con i nostri aspetti meno nobili e  lontani da come vorremmo essere, dalla nostra immagine ideale, è un compito sempre difficile.

Il film di De Matteo offre molti spunti di riflessione, oltre ad essere un bel film da vedere, ma è su questo punto che vorrei focalizzare la mia attenzione.

Il film descrive bene un certo tipo di perbenismo, l’ inconsapevole e strisciante razzismo di chi  dopo aver “fatto del bene”  vorrebbe rimanere a contemplare la propria bontà .

Le persone sono amate da Susanna fino a quando rimangono bidimensionali, senza una storia ed una volontà proprie.  Paradossalmente la necessità di  immaginarsi come  una  salvatrice le fa perdere di vista le persone da salvare.

Susanna non vuole confrontarsi veramente con il trauma della sua protetta, come non vuole confrontarsi con le sue proprie debolezze , invidie e  gelosie. Così invidie, gelosie e vulnerabilità di Nadia non possono essere tollerate perché in qualche modo smascherano le proprie e Susanna non sembra essere in grado di accettarle.

Con le sue contraddizioni e le sue debolezze Nadia  sembra quasi essere più in contatto con se stessa di quanto non lo sia Susanna. Nadia sa che si può sopravvivere e amare e sperare  anche con una immagine di sè danneggiata, pur sapendo, dolorosamente, di non essere come si vorrebbe.  Susanna sembra non tollerare in se stessa questo conflitto, questa frustrazione e preferisce negare, dentro e fuori di sè, quella realtà che non tollera.

Come  in un altro bel film di De Matteo “ I nostri ragazzi” la violenza più estrema nasce proprio là dove non si riesce ad accettare il conflitto, doloroso, ma vitale e fertile, tra ciò che si vorrebbe essere e ciò che si è.

uscito nelle sale cinematografiche il 27/08/2015

ottobre 2015