La guerra e’ dichiarata

Regia:  Valerie Donzelli, Francia, 2011, 100 min.

 

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Giudizio: 4/5 ****

Genere: commedia (…ma non troppo…)

 

Recensione: Romeo e Juliette (!) si incontrano a una festa, si innamorano a prima vista, vanno a vivere insieme. Presto concepiscono un bel bambino, Adamo (!). La sua nascita li metterà di fronte a novità e imprevisti. Una storia d’amore, una storia di coppia, come molte altre. Solo che Adamo si comporta in modo anomalo. I giovani genitori si sforzano di convincersi che va tutto bene, ma, con il passare del tempo, non possono più illudersi: il loro bambino ha un problema. E i loro timori purtroppo vengono confermati: a 18 mesi scoprono che Adamo soffre di …

Da ora in poi, la guerra è dichiarata. Una guerra contro la malattia. Una guerra contro la morte. Una guerra contro la disperazione. La loro dolorosa tragedia si trasformerà presto in una lotta contro il destino e in un intenso e amorevole, mai sdolcinato, inno alla vita, che li accompagnerà fino …

 Perché andare o meno a vedere il film?: perché è assolutamente vero che il cinema, in una delle sue massime espressioni, sa raccontare splendidamente la realtà! E questo è un film umano, autentico, naturale e spontaneo. Perché chi ama il cinema, ama le storie. Perché vederlo può essere faticoso, ma anche rasserenante. Perché ci apre alla speranza, senza superficialità. Perché è discreto, ma spietato. Perché ha una bella colonna sonora. Perché raramente ho visto così ben rappresentato il mondo medico. Infine…perché ci fa bene! Nonostante un titolo che si comprende appieno solo dopo averlo visto…

 La versione dello psicoanalista: mescolare vita e morte, amore e perdita, unione e rottura…quante volte nel nostro lavoro e nella nostra vita ci troviamo a muoverci su questo sottile crinale. Quanta delicatezza ci vuole per non cadere nel banale, per non rompere quella sottile lingua di terra o neve che ci sostiene delicatamente, per non precipitare a valle. Il film ci mostra come sia possibile tutto ciò, quanta fortuna, forza e determinazione ci vogliano, e anche quanto sia costoso in termini emotivi e relazionali. La regista si muove con grazia tra i diversi piani possibili. Non viene mai meno la fiducia nell’essere umano, nelle sue debolezze, nelle sue supponenze (ah, internet…), nell’accettazione non passiva della vita. Si capisce bene come tutto sia possibile solo grazie ad un duro e costante allenamento, sia fisico (corse e movimenti), sia mentale (il dialogo e il confronto, il “tirar fuori le proprie emozioni nascoste nei pensieri più segreti”). Infine verifichiamo con potenza la capacità e la necessità del sostegno gruppale. E ci riapre verso una antica domanda: il dolore unisce o divide gli essere umani?

 N.B. Da leggere dopo la visione del film…o prima, a vostra scelta…: questo secondo lungometraggio di Valérie Donzelli è stato la grande rivelazione alla Semaine de la Critique del Festival di Cannes 2011. Il film è autobiografico nel senso che la regista e suo marito, a loro volta interpreti (anche con il proprio bambino nella scena finale) e sceneggiatori del film, hanno avuto un figlio colpito da una grave malattia; la realtà dei fatti è così molto vicina a quella che hanno vissuto. Questo dato rende ancora più coinvolgente la visione, ma rappresenta solo un piccolo particolare, rispetto alla potenza delle emozioni messe in gioco da questa opera vitale.

Giugno 2012