La sedia della felicità

Dati sul film: regia di Carlo Mazzacurati, Italia, 2013, 90 min.

Trailer:  

Genere: commedia

Trama

C’era una volta una ragazza carina ma povera, che si chiamava Bruna (Isabella Ragonese). Il suo fidanzato era un mascalzone che la tradiva e lei era tanto sola. Per lavoro faceva diventare belle le altre donne, ma le clienti scarseggiavano. In compenso aveva molti debiti ed era tormentata da uno strozzino. Di fronte al suo negozio c’era quello di un ragazzo, Dino (Valerio Mastrandrea), anche lui senza il becco di un quattrino, abbandonato dalla moglie che nemmeno gli lasciava salutare il figlio, non si sa perché. Bruna era però gentile e una signora molto ricca, madre di un bandito e in carcere, a cui faceva le unghie in punto di morte le promette i suoi gioielli, nascosti nell’imbottitura di una delle dieci sedie del salotto buono della sua villa. Purtroppo quando la ragazza va a cercare le sedie nella casa abbandonata scopre che sono state vendute e, come se non bastasse, non riesce più a uscire dal giardino infestato di cinghiali. Si ricorda per fortuna di Dino, tanto gentile e buono anche lui. Infatti, lo chiama e lui corre e la libera. Lei decide di condividere con lui il suo segreto e farsi aiutare a ritrovare la sedia che avrebbe risolto tutti i loro problemi. Compiranno insieme rocambolesche e buffe avventure, sgominando streghe, veggenti, maghi, orsi, uomini selvaggi delle montagne e persino un prete. Alla fine troveranno il tesoro, Bruna si adornerà come la Regina delle nevi, che poi è una Madonna (infatti cavalca un asinello). Dino diventerà il suo Principe Azzurro o il suo Giuseppe e saranno per sempre felici e contenti.

Andare o non andare a vedere il film?

L’ultimo film di Carlo Mazzacurati ha tutti gli ingredienti di una fiaba, proprio come quelle italiane che Italo Calvino ha raccolto e riscritto e non ci si stanca mai di leggere, che non sono solo per bambini, ma ci fanno tornare bambini. La coppia di protagonisti, entrambi con un’espressione di stupore infantile negli occhi, è circondata da personaggi che sembrano creati su misura per ciascuno degli attori (Albanese, Battiston, Bentivoglio, Citran, Orlando per citare alcuni dei deliziosi cammei) che con il regista hanno avuto un sodalizio artistico e un’amicizia. In questo film recitano per lui e per il pubblico con maestria e palpabile affetto. Mazzacurati ha creato un personaggio anche per se stesso: un improbabile ma necessario orso, così come era soprannominato che, deus ex-machina, permette ai due protagonisti di impadronirsi del tesoro.
É un film strutturato come una caccia al tesoro, un gioco che appassiona ed emoziona. Il tesoro è ‘la felicità’, così difficile da trovare, e si chiama amore: per la vita, per l’umanità, per il cinema. Che detta a parole sembra retorica ma, vista in immagini, non lo è per niente.
Come succede con le fiabe, a star lì a guardare e ascoltare questo cantastorie, tutto sembra avere senso, benché non ci sia una spiegazione razionale: parla direttamente all’inconscio e non vale davvero la pena di chiedersi perché. È un ‘Piccolo Testamento’, come la poesia di Eugenio Montale, conserviamone ‘la cipria nello specchietto’. È preziosa.

La versione di uno psicoanalista

Due anni fa Carlo Mazzacurati ha concesso a SPIWEB un’intervista (pubblicata nella sezione video, cultura e società), che abbiamo intitolato ‘Disegni segreti’: ogni film ha, secondo il regista, un suo ‘disegno segreto’, che nasce dall’incontro tra la storia, il regista, gli attori-personaggi, i paesaggi. Non si deve e non si può costringerlo in limiti predefiniti stretti, capacità che il regista sembra avere completamente conquistato con questo film. Là dove il film ‘si libera’, si lascia divenire se stesso, è più vitale e autentico. Aderisce al mondo umano e alle sue storie intrecciate che sanno di fiaba e di sogno e il suo disegno segreto è la vita stessa ed il poterla narrare. Come il disegno segreto racchiuso in ogni percorso analitico.
L’intervista si conclude con queste parole: “Quando uno è giovane sente che deve sempre mettere in evidenza che sa che è importante la sofferenza. Ecco, adesso vorrei diventare più leggero”. Fidiamoci dei sogni, si possono avverare.

Maggio 2014