Le idi di marzo

 George Clooney, USA, 2011, 98 min

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Giudizio :***** 5/5

Genere: drammatico

Recensione: Il film, tratto dalla pièce teatrale Farragut North, di Beau Willimon, inizia con un ritmo lento, le inquadrature si soffermano sui volti, anche molto belli, degli attori. Inizialmente le loro espressioni sono composte, le conversazioni tra loro tranquille, nonostante la frenesia della situazione: la scena infatti è quella della lotta per le primarie del Partito Democratico del governatore Mike Morris (Clooney), la cui campagna è condotta da Paul Zara (Philip Seymour Hoffmann) e Stephen Meyers (Rayan Gostling). Il ritmo diventa via via più serrato quando l’affascinante e idealista Sthephen comincia a entrare e a perdersi nei giochi di seduzione e nel labirinto delle strade che portano al potere. Con il precipitare degli eventi, le espressioni si contraggono, i gesti diventano scomposti, il linguaggio si indurisce, lo sguardo seduttivo di Sthephen diventerà l’occhio sbarrato che è costretto a guardare in faccia la realtà, e non è più lo stesso.
Un cast eccezionale, dove c’è il buono, il bello, il brutto e il cattivo, ma se provi a catalogarli, non ci riesci. Le immagini sono accompagnate da dialoghi convincenti e da una colonna sonora coinvolgente.

Perchè andare o meno a vedere il film: Soprattutto per non dimenticare (come canta De Gregori) che “la storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso […] ed è per questo che la storia dà i brividi, perchè nessuno la può fermare. La storia siamo noi, siamo noi padri e figli […]”.
Per non dimenticare che non dobbiamo subire gli eventi e che dobbiamo continuare a mantenere vigile l’attenzione e la cura verso quanto riteniamo valga la pena nella vita.

Qual è lo specifico psicoanalitico: Lavoro, denaro e potere, temi del prossimo congresso nazionale SPI che si terrà alla fine di maggio 2012, ci sono tutti. In particolare il potere della seduzione e quello della parola, che può “far fuori” una persona quanto un pugnale. E poi ci sono le questioni del narcisismo, del tradimento, del rapporto tra padre e figlio… ce n’è per tutti i gusti psicoanalitici, lascia aperte le più varie interpretazioni e il finale viene lasciato immaginare allo spettatore. Ma anche se non ci si trova niente di psicoanalitico, vale davvero la pena di vederlo, ognuno troverà la sua buona ragione (sarebbero sufficienti bellezza, bravura e capacità di seduzione del governatore, del suo addetto stampa e della ormai immancabile stagista) .