Lo sconosciuto del lago

Dati sul film: Regia di Alain Guiraide, Francia, 2013, 97’

Trailer: 

Genere: drammatico

Trama. Premio per la miglior regia a Cannes, questo film ci porta dentro alle solitudini della comunità gay di un luogo non definito della Francia. La vicenda si svolge tutta sulle rive di un lago, dove gli omosessuali si cercano per incontrarsi, prendere il sole ma, soprattutto, “fare sesso”.
L’obbiettivo del sesso occasionale sembra essere oggetto del pensiero critico del regista stesso, attraverso la storia dei protagonisti principali.
Il giovane Franck, il personaggio che la cinepresa segue nel corso del film, si divide tra due relazioni tra loro molto diverse.
La prima è una passione amorosa violenta e pericolosa, che lo porta a cercare di capire, piuttosto che fuggire, il segreto del giovane e bellissimo Michel.
La seconda è un’intensa amicizia sentimentale con Henri, chiuso nel dolore di una vita fallimentare che lo ha portato ad interrogarsi sul significato delle relazioni.
Intorno a loro si muovono presenze silenziose, riprese nella solitudine statica sulla spiaggia o nella ricerca di un contatto sessuale anonimo nel bosco retrostante il lago. Bellissime le riprese, quasi oniriche, del labirinto del sesso, il bosco dove si realizzano microscene di incontri sessuali, replicanti di un unico copione.

Andare o non andare a vedere il film? Mi sembra che il regista voglia parlarci della solitudine esistenziale umana, non esclusiva del mondo gay. Il bosco dove i personaggi del film si incontrano potrebbe essere paragonato ai luoghi dove si affollano i clienti delle prostitute per cercare l’oggetto del loro soddisfacimento sessuale, all’interno di una sessualità senz’anima.
Di fronte a questa illusoria fuga da relazioni intime autentiche, mi sembra che il regista proponga una risposta personale e originale. Il giovane Franck, infatti, cerca disperatamente di trasformare l’incontro sessuale con Michel in una relazione amorosa e con questo obbiettivo non si ferma neppure di fronte al rischio a cui lo espone il terribile segreto di Michel.
Anche l’amico Henri, deluso dall’esperienza di una sessualità impoverita di affettività, dice di cercare qualcosa di diverso che, alla fine, seppur drammaticamente, troverà nella relazione importante e salvifica con Franck. Forse è proprio quest’ultimo il personaggio che parla, nel film, con le parole del regista.
La ripetitività di alcune sequenze del film ci fanno cogliere l’ossessività del bisogno di fuga dal pensiero e dall’emozione, sempre uguale nel suo bloccare ogni possibilità di aprirsi all’atto creativo di una relazione in evoluzione. L’acqua del lago sembra evocare il movimento delle passioni, che possono essere mortifere o vitali, comunque difficili da vivere.

La versione di uno psicoanalista.
Il film propone la creazione di uno spazio di pensiero, parola e relazione, che può contrastare il potere illusorio e distruttivo dell’agire.
Il regista ci fa entrare con prepotenza in un mondo apparentemente lontano (originale la scelta di mantenere la lingua francese, sottotitolata, quasi a sottolineare l’alterità di quel mondo), dove l’incontro di solitudini sgomenta a tal punto da desiderare di allontanarsene. Le emozioni sperimentate durante la visione sono intensissime, a riprova del fatto che, proprio ciò da cui la folla che fa da sfondo ai protagonisti sembra voler fuggire, l’incontro non esclusivamente sessuale con l’oggetto, si può evitare solo a patto di ingaggiare relazioni perverse. L’incontro autentico con l’oggetto, l’Altro, è possibile, pensabile, vivibile, seppure mai indolore: a questo sembra guidarci la conclusione aperta del film.
La speranza che si possa creare una relazione vitale, che permetta di trovare o ri-trovare il senso di autenticità nell’incontro, è una speranza che il regista condivide con ogni psicoanalista.