Mia madre – review

A proposito dei commenti di Falci, Riefolo e Foresti a “Mia madre” di Nanni Moretti, 2015 

di Pietro Roberto Goisis 

Su questo stesso sito, nello spazio cinema, nella sezione dedicata alle recensioni, potete leggere tre commenti sul film rispettivamente di Amedeo Falci, Giuseppe Riefolo e Giovanni Foresti (che seguono quello di Massimo De Mari di qualche giorno fa). 

Non è la prima volta che un film di Nanni Moretti suscita interventi da parte di diversi colleghi psicoanalisti. Penso che in parte dipenda dal fatto che molti di noi, vicini anagraficamente o coetanei del regista (“ed ora sono uno splendido quarantenne!”, 1993), siamo cresciuti personalmente e cinematograficamente anche accompagnati dalla sua produzione artistica.

Un altro motivo può essere dovuto al fatto che le tematiche affrontate e le modalità con le quali le ha raccontate ci hanno fatto sentire molto vicini, spesso testimoni, quasi identificati nei personaggi e nelle vicende. 

Non poteva mancare e creare un’altra occasione di riflessione questo film che tocca delle tematiche molto umane, oserei dire fisiologiche, normali addirittura in alcune fasi della vita. Penso che a molti sia venuta alla mente un’analogia con le tematiche trattate ne “La stanza del figlio”. Sempre di una morte si tratta, ma in quel caso una morte che si potrebbe definire “antifisiologica”, in quanto è comune destino della vita che ci abbandonino prima i nostri genitori piuttosto che i nostri figli. 

Ancora una volta, quindi, il “Nanni Moretti che è in noi”, o forse potremmo dire quella funzione psicoanalitica che comunque attiviamo e ritroviamo in Moretti, si è manifestata attraverso pensieri, sensazioni, riflessioni, emozioni che alcuni di noi, più o meno appassionati al cinema, hanno dedicato a questo nuovo film. 

Forse è proprio vero che ognuno cerca e trova il proprio psicoanalista laddove lo vuole trovare e cercare… 

Dico questo perché un elemento che mi ha molto colpito nei tre (quattro) commenti, dato che è presente in tutti quanti, è il bisogno che gli autori hanno avuto di condividere qualcosa di personale, anche di molto personale, con i lettori, come se fosse un taglio necessario per stare accanto al film. 

Non voglio anticipare in dettaglio i commenti che potrete andare a leggere nel sito. Voglio solo segnalare in ordine cronologico, cioè di scrittura del testo, il taglio da critico cinematografico e profondo conoscitore della materia che appartiene allo stile di Amedeo Falci. Giuseppe Riefolo, come consueto, accompagna le sue riflessioni da “spettatore in sala” con associazioni che lo portano costantemente dentro la stanza d’analisi. Giovanni Foresti, protagonista meno assiduo di queste pagine, ci offre una breve, ma toccante testimonianza nella quale inserisce delle riflessioni, a mio avviso inedite e fuori dal coro, su due passaggi molto discussi e citati del film. Il suo punto di vista rivaluta e dà nuovi significati a una frase spesso ripetuta nel film, da molti considerata piuttosto criptica. Inoltre ribalta completamente un’osservazione, quasi unanime nei commenti finora letti, sul rapporto fra Nanni e Margherita, i due fratelli del film. 

Ora non vi resta altro che andare a leggere con curiosità, passione e anche un po’ di spirito critico i lavori dei tre colleghi. E magari di scriverne uno voi… 

Questo è un invito e in qualche modo anche un auspicio: mi piacerebbe molto leggere dei commenti scritti da psicoanalisti meno vicini anagraficamente al regista (dei “giovani”, insomma) e – posso dirlo? – di sesso femminile. 

Aprile 2015