Sister

Regia: Ursula Meier, Svizzera, 2012, 100 min.

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 Giudizio: 3/5 ***

 Genere: drammatico

Recensione-Trama: Presentato alla Mostra di Berlino, questo film ha vinto l’Orso d’Argento Speciale. Il riassunto della trama comporterebbe il disvelamento di un segreto tra i due protagonisti che rovescia il punto di vista dello spettatore, di cui si verrà a conoscenza a metà del film. Quindi si può dire, semplicemente, che è la storia di due personaggi: Simon, dodicenne e Luise, giovane donna. Vivono insieme in un appartamento disordinato e sporco di uno squallido quartiere sorto ai margini dell’autostrada in mezzo a campi desolati circondati da alte montagne innevate, senza un nucleo paesano intorno, soli. Il ragazzino trascorre la giornata secondo uno stile consolidato, dopo colazione sale con la seggiovia nella zona dove i turisti vanno a sciare, ben vestiti e ben attrezzati per lo svago. Lì Simon rapidamente, con scaltrezza, si appropria degli oggetti di valore che trova nei campi innevati: sci, occhiali, guanti di marca e poi li rivende alle persone del suo quartiere o a qualche adulto che li smercerà all’estero. Simon, in questo modo, si guadagna da vivere per sé e per Luise. E’ solo un piccolo imbroglione che vive un po’ come Robin Hood, togliendo l’eccesso a chi ha tanto? Sembra spavaldo e baldanzoso, non ha paura e non teme più di tanto la punizione, ha solo bisogno di avere denaro da dare a Luise. Costei si rivela una sbandata, senza arte nè parte che non riesce a mantenere il lavoro e si concede a possibili fidanzati con una certa facilità, nullafacente, capace solamente di chiedere soldi al ragazzino.

Perché andare o non andare a vedere questo film: E’ un film che non lascia indifferenti; non vi sono grandi attori, non vi sono grandi effetti speciali. L’effetto specialissimo è quello di entrare nella mente dello spettatore e di restarci! Gli permette di capire meglio questa società dell’apparenza e del benessere che genera vuoto affettivo e imbarbarimento della relazione umana per il vuoto degli affetti e la monetizzazione degli stessi (che sono i temi dell’ultimo Congresso S.P.I.).

La versione dello psicoanalista: In questo film dalla trama scarna, asciutta, essenziale, vi sono un paio di scene intense e toccanti. Simon ha bisogno di soldi per avere gli affetti, lui le tenerezze le paga di tasca sua e concretamente. Qui sta il punto che offre una visione del mondo rovesciata: è il minore che paga quello che gli è dovuto, cioè un adulto che si prenda cura di lui e della sua esistenza. In quella valle desolata, il gelo è fuori, le mani diventano blu, il gelo è dentro perché la relazione tra Simon e Luise conduce a un ribaltamento dei diritti e dei doveri che poi, si presume, porterà, nel ragazzino, a un mondo interno dove domina la perversione e la delinquenza. Perché è questa l’atmosfera che ha respirato! Quando, alla fine, c’è il furto dell’orologio lo spettatore capisce che Simon, dodicenne, deve solamente pensare a mangiare perché la forza della sopravvivenza è maggiore dei valori ideali che sembrano averlo solo sfiorato.

Giugno 2012