The grey

Dati sul film: Regia di Joe Carnahan, USA, 2012, 117 min. 

Trailer:

  

Giudizio: 5/5 ***** 

Genere: azione/drammatico 

Trama: L’aereo su cui viaggia un gruppo di operai di un oleodotto, precipita in una zona sperduta dell’Alaska. I pochi sopravvissuti all’incidente, tra cui il protagonista Ottway la cui moglie è recentemente defunta, si trovano ben presto a dover lottare non solo contro la rigidità del clima di un ambiente inospitale, ma soprattutto contro un branco di lupi famelici. Ottway e il suo gruppo decidono di abbandonare il luogo dello schianto e di dirigersi verso i boschi nel tentativo disperato di salvare le loro vite. 

Perché andare a vedere il film: Ottima l’interpretazione di Liam Neeson, leader dolente che guida un gruppo di sopravvissuti tenendo testa a dinamiche di gruppo complesse in una situazione estrema. Le locations risultano poi molto evocative, così come la fotografia, sia diurna che notturna, e la colonna sonora che accompagna la narrazione filmica in modo a tratti struggente. 

La versione dello psicoanalista: In “The Grey” il regista sembra attingere ad un background filosofico esistenzialista, là dove, Sartre suggerirebbe “l’inferno è la Natura”, al posto di “l’inferno sono gli altri”. Si tratta di una Natura leopardiana, darwiniana, insensata dal punto di vista dell’uomo, e che lo obbliga ad un costante lavoro di scarto, di fuga verso ciò che rappresenta l’”umano”, rispetto a ciò che rappresenta l’”animale”. “The Grey” è un film sulla fragilità umana, su quella hilflosigkeit di cui Freud ci ha parlato, quell’impotenza infantile su cui si fonda la relazione, il legame affettivo tra gli individui, la loro etica. E’ il gruppo, il legame, infatti, tra gli operai superstiti, a costituire l’unico strumento utile per poter sopravvivere alle intemperie e agli attacchi dei lupi. Molte possono essere, naturalmente, le possibili letture di questa pellicola così densamente popolata di fantasmi mortiferi, ma anche di evocazioni poetiche molto intense (vedasi l’ultima sequenza in cui Ottway si rivede bambino insieme a suo padre che gli legge una poesia, incitandolo alla lotta per la vita). Da un vertice psicoanalitico, tutta la vicenda può ad esempio essere vista come l’azione distruttiva di un Super-Io sadico proiettato sulla Natura Matrigna che “mangia” i suoi figli attraverso il branco dei lupi, invece di nutrirli e ricompensarli delle loro fatiche. Proiezione determinata, forse, da aspetti profondamente depressivo-pessimistici che albergano nella sceneggiatura. E’ comunque presente, nel film, l’idea di un riscatto, di una possibilità di lottare-per-vivere, elementi mediati dalla relazione antica tra padre e figlio, una relazione fondativa, ricordata e trasformata attraverso il “lavoro di raffigurabilità psichica” (Botella, 2001). 

Dicembre 2012