Viaggio sola

Dati sul film: regia Maria Sole Tognazzi, Italia, 2013, 85 minuti
 
 

Trailer: 

 

Giudizio:

Genere: commedia

Trama

Irene porta strepitosi tacchi a spillo e cammina ondeggiando. Ha superato i quaranta, non ha marito né figli. Vive di lavoro: è l’ “ospite a sorpresa”, il temibile cliente in incognita che annota, valuta e giudica gli standard degli alberghi di lusso. Nella sua vita ci sono la sorella Silvia – distratta e infelice, con un marito che passa il tempo a giocare alla “Fattoria” sul pc – due nipotine e l’ex fidanzato Andrea che gestisce “Zolle”, dal produttore al consumatore, solo prodotti rigorosamente biologici. Ognuno ha le sue fisse. Andrea e Irene hanno la mania della qualità, della professionalità: se fai una cosa, falla al meglio. Irene non ha alcun desiderio di stabilità, si sente libera, privilegiata ma anche piuttosto sola. Un equilibrio delicato che entra in crisi nel corso della vicenda.

Andare o non andare a vedere il film?

Vi ricordate “Turista per caso”? Dal bel romanzo di Anne Tyler fu ricavato l’omonimo film con la regia di Lawrence Kasdan. Un uomo, che odiava viaggiare e conoscere il prossimo, girava il mondo per scrivere guide turistiche: un lavoro come un altro. Ma poi incontrava una donna e la sua vita cambiava. Irene viaggia un po’ allo stesso modo: chiusa in un guscio. Al ritorno, sa tutto sull’albergo che ha ispezionato ma quasi nulla sulle persone che lo abitano. Chi viaggia e non incontra l’altro, non viaggia, si sposta. Irene si sposta freneticamente da un cinque stelle all’altro. Capita una volta che faccia un vero incontro e che ne esca trasformata. Il guscio si rompe: fuori c’è la vita, ci sono gli altri. Irene non è più isolata e parte per un viaggio. Stavolta, sembra di capire, un viaggio vero, pieno di sorprese.
Andate a vedere questo film intelligente, ironico e ben recitato, con un buon ritmo e nessuna pretesa didascalica. Margherita Buy è sempre incantevole e Stefano Accorsi, un po’ appesantito, si è fatto più adulto e più umano.

La versione dello psicoanalista

Di tutte le terapie della parola, l’analisi è forse quella più cara. Un tempo si diceva che un’analisi aveva il costo di una seconda casa: cinque sedute alla settimana per circa cinque anni avevano un certo costo. Adesso ci siamo ridimensionati. Le analisi sono a minore frequenza di sedute e le sedute hanno tariffe, in proporzione, più basse che in passato. I tempi sono cambiati, la crisi imperversa e ci siamo dovuti adattare. Ma l’analisi resta, comunque, per l’elevata specializzazione del terapeuta, un trattamento a cinque stelle. Un lusso. Siamo sempre all’altezza di quello che proponiamo? Cosa risponderebbero, mi chiedevo ieri sera guardando il film, i miei pazienti alle domande dei formulari di Irene: “Siete stati trattati con gentilezza?”; “Il personale vi ha augurato buon soggiorno?”, “L’ambiente aveva una sua essenza caratteristica?”; “I cibi erano serviti alla giusta temperatura?”… Si riterrebbero soddisfatti? E io: sono davvero capace, nell’impeccabile cornice del setting, di incontrare i miei pazienti e di lasciarmi trasformare da loro?

28 aprile 2013