Settimana 6

Daniela Lucarelli

Mi piace iniziare con il dichiarare che a me la fiction “In treatment” piace, trovo che realizzi a pieno quello che ogni fiction in primo luogo si propone: presentare scene basate su fatti reali, che contengono sempre elementi immaginari e  rappresentare al meglio  l’intero spettro delle emozioni umane. In questo senso rende bene l’idea di un trattamento psicoterapeutico pur non corrispondendo a un modello definito di psicoterapia: è, appunto, una  finzione.  Altra cosa è osservare le puntate di “In treatment” come se si trattasse di  “una vera psicoterapia” e da questa ottica possiamo anche sperimentarci a commentare le sedute, come se si trattasse effettivamente di vere sedute di psicoterapia. Ed è quello che mi accingo a fare, pur consapevole di stare “giocando” con un materiale non clinico, ma scenico.

“In treatment” riesce a mettere in scena emozioni forti anche in questa sesta  puntata di Lea e Pietro nella quale il dott. Mari si trova a confrontarsi con un’altra situazione molto delicata. Quante situazioni, quali emozioni: in sole sei settimane la coppia ha portato in seduta conflitti, riappacificazioni, drammi ed ora anche il tradimento.

Questa volta è Pietro ad arrivare per primo e il dott. Mari lo fa entrare mentre Lea tarda per cercare parcheggio. Pietro sembra approfittare di quei minuti solo con il terapeuta (ricordiamoci che la seduta precedente è stata solo di Lea, in barba a tutti i setting!) per fare domande un po’ intrusive, ma che lasciano trapelare anche un bisogno di vicinanza. Nel dialogo si crea una certa complicità maschile che parte dai commenti di Pietro ma che viene appoggiata dai sorrisi ammiccanti del dott. Mari.  Quando Lea, arrivando, li interrompe e chiede: “Mi sono persa qualcosa?”; così offre a Mari un’occasione per parlare dei vissuti che si sono mossi intorno a questa ennesima rottura di setting, ma lui non la coglie e risponde con una domanda che lascia fuori tutti i movimenti emotivi presenti in quel momento: “Come è andata la settimana?”. Verrebbe da chiedere al dott. Mari: “Perché non ascoltare quello che i pazienti gli stanno portando, non solo con le parole, ma anche con gli agiti e introdurre un proprio discorso?” Forse è un intervento-agito difensivo, oppure avendo avuto, nella seduta precedente, da Lea la comunicazione che sarebbe uscita con il suo capo Del Pra, voleva arrivare a farle dire anche davanti a Pietro cosa fosse successo. Sembra che Mari riproduca nella seduta di coppia la stessa modalità con cui il supervisore Anna, nella seduta con sua moglie, lo aveva indirettamente spinto a rivelare il suo innamoramento per Sara. Ha internalizzato lo stile del suo supervisore o agisce con i suoi pazienti qualcosa che non aveva troppo digerito?

Ma Pietro non si scoraggia e cerca di riportare Mari sulla buona strada chiedendo: “Vi sono mancato la settimana scorsa?”.

Quanti movimenti di transfert in questi primi momenti della seduta! Non sembra che Mari dia segno di ascoltarli, né che tantomeno si lasci guidare dall’ascolto del suo controtransfert: egli va diritto sui fatti, sugli avvenimenti.

Si determina, a quel punto, una situazione conflittuale piuttosto tesa tra Lea e Pietro, ma piuttosto che cercare di coglierne il senso, Mari sembra voler continuare per la sua strada ripetendo ancora: “Ma, allora, avete voglia di raccontarmi la vostra settimana?”

Mari riuscirà, infine, ad avere il racconto che chiedeva ed emergeranno comunicazioni dirompenti, ma soprattutto, e in modo più evidente,  la sofferenza di Lea e la sua difficoltà a riconoscere cosa si muove nel suo mondo interno.

Il legame che si era stabilito nella coppia basato sulla proiezione, da parte di Lea, su Pietro delle sue parti bisognose e “primitive” e, sull’utilizzazione da parte di Pietro, di Lea come appoggio per i suoi bisogni infantili sembra essere venuto meno da quando Pietro ha manifestato la sua debolezza e il suo bisogno nei confronti di Lea, assumendo un atteggiamento tenero e accondiscendente con lei. E’ venuta meno una funzione che il legame di coppia aveva e che era quella  di mantenere un elevato livello di conflitto e di aggressività che difendeva ciascuno dall’entrare in contatto con le parti deboli e con i sentimenti depressivi. Lea rivela, in uno stato emotivo molto sofferente, di aver attuato il  tradimento con  Del Pra, situazione che l’ha fatta sentire “schifosa e sporca”. Associa il suo stato di malessere a quello provato alla morte del padre, quando lei aveva 13 anni. Il papà che, ricordiamolo, era molto amato e da cui si sentiva capita, le aveva proposto di andare a mangiare un gelato dopo una litigata avuta con la sorella. Lea, adolescente obesa, si era allontanata per andare a comprare un secondo gelato, ma ritornando aveva trovato il padre morto per un attacco cardiaco. Si era sentita umiliata, come con Del Pra.

Non sembra difficile leggere nel racconto degli avvenimenti l’attuazione del tradimento come un agito necessitato dall’emergere in Lea di sentimenti di vuoto e di distruttività  che il cambiamento di Pietro aveva determinato. Pietro che diventa buono e affettuoso le toglie l’arma del conflitto che le serviva da difesa e la fa rientrare in contatto con una dimensione affettiva nella quale è capita e amata, come quella con il padre, ma anche con la sua perdita. Le circostanze della morte del padre l’hanno sempre fatta sentire in colpa – la madre la odiava e non l’ha mai perdonata – e solo i rimproveri, le accuse, il conflitto potevano servire ad attenuare e a contenere questo sentimento .

Pietro piuttosto che reagire con rabbia, come in passato, esprime tristezza sia per Lea, che appare affranta, sia per la loro coppia.

La rabbia deriva piuttosto dalla consapevolezza che Pietro sembra, a quel punto, acquisire, del legame con caratteristiche sadomasochiste che li ha uniti  e  a cui lui, ora, vorrebbe sottrarsi. “Fatti quel lavoro del cazzo da sola, picchiati da sola che te lo meriti!” dice infatti. La rabbia di Pietro include anche Mari che sente, in questo momento molto coinvolto con Lea nel tentativo di farle prendere coscienza del suo fondamentale  desiderio di essere perdonata.

“Fate quello che volete, fate come volete, ma lasciatemi in pace” sono le ultime parole di Pietro prima di abbandonare la stanza. Cosa intendeva Pietro con queste parole? Tradito, ha sentito il coinvolgimento di Mari con Lea come un altro legame che lo esclude?

“Mi perdonerà?” chiede Lea a Mari, potrà Pietro darle quel perdono che la madre non le ha mai dato e che lei non si può dare? Sarà possibile per Pietro e per Lea trasformare i contenuti del loro legame e, a partire dalla sua crisi, rifondarlo?

9 maggio 2013