Fethi Benslama: Relazione. L’Islam alla luce della Psicoanalisi

Fethi Benslama

La psicoanalisi è una teoria che legge e rilegge lo psichismo individuale e la cultura. Freud diceva che la psicoanalisi è una psicologia individuale e collettiva. Per tale ragione, quando la psicoanalisi si posiziona in una cultura, la dimensione della cultura varia, pertanto la psicoanalisi deve tener conto di questa variazione, perché essa ha un effetto sulla comprensione del soggetto individuale. Ne consegue che sapere quel che succede in un’altra cultura non è tanto un ‘lusso’ quanto soprattutto una necessità per lo sviluppo della psicoanalisi stessa.

Nella metà degli anni ’80, quando mi è sembrato necessario affrontare l’Islam da una prospettiva psicoanalitica, nulla lasciava presagire la macchia cieca che si sarebbe imposta ai miei occhi, che cioè l’Islam ha avuto una presenza fantomatica nella letteratura psicoanalitica, e dico fantomatica perchè questo era l’elemento assente che figura nei lavori della nostra disciplina dedicati alla religione e, più specificatamente, al monoteismo. Questo concetto è stato il più delle volte ridotto nell’utilizzo dell’Ebraismo, o del Cristianesimo. Avevo il sentimento in quel momento di fare intrusione nell’ambito familiare e anche nel familiare ebraico – cristiano come  un ismaelita che farà ritorno dopo il suo abbandono nel deserto della memoria, per venire a porre la questione del padre e della sua eredità. Quando dico Ismael in Francia, davanti agli studenti, spesso ai più giovani questa parola e la sua storia sono sconosciute. Non so se è lo stesso in Italia, ma non sarebbe veramente bello dimenticare questa storia che ha costituito il fondamento della nostra cultura. Comunque durante due millenni o più, a partire dal primo ebraismo, Ismaele, per quelli che non lo sanno è uno dei due figli di Abramo che fu inviato con sua madre nel deserto da Abramo, e che certamente con sua madre andrà incontro al pericolo della morte fino a che Dio non lo salva attraverso sua madre Agar. E quindi, in fondo la storia che vi racconto oggi non è più la storia del padre e del figlio, ma della madre e del figlio in rapporto con Dio. Dunque se è vero che la storia di Ismaele fu il mio punto di ingresso per sollevare la questione del padre nell’articolazione fra islam e le altre religioni monoteiste, attraverso una rilettura della storia di Agar nella genesi, è perché il motivo del figlio escluso alle origini del monoteismo rimane attivo in modi differenti attraverso la storia. Il discorso di San Paolo dove oppose il figlio dello spirito e il figlio della carne, il figlio di Sara e il figlio di Agar, non cessa in effetti di lavorare fino ad oggi sui rapporti tra l’occidente ebraico-cristiano e l’islam, in modo lancinante, compreso nelle opere colte contemporanee. Da questo punto di vista c’è una ripetizione straordinaria di una struttura della disputa delle origini e dei loro odi nella religione monoteistica. L’odio che si trova in queste tre religioni, supponendo di avere lo stesso Dio, è strutturale, è talmente costituzionale che non sorprende più. In generale lo nascondiamo sotto l’invocazione di un Dio di amore e di pace, sotto le invocazioni della riconciliazione, necessarie ma insufficienti; senza aggiungere verità se l’odio originale lega tra loro i racconti medesimi delle loro origini. Si dovrebbe parlare degli odi perchè non sono della stessa natura secondo ciò che consideriamo l’allacciamento ebraico-cristiano. Non sono nella stessa posizione simbolicamente, c’è una affiliazione che discende da Isacco e si aggrappa all’ ebraismo e al cristianesimo e dall’altra parte c’è Ismaele che è più vicino all’Islam. E’ quello che gli psicoanalisti ereditano più o meno a loro insaputa in queste dispute che San Paolo ha fissato nello spirito e nella carne o il corpo e l’anima. Sembra che Freud stesso, malgrado la genialità della sua scoperta, non è stato sicuro di questo, a modo suo, quando è stato portato ad evocare i casi dell’Islam. Nel mio progetto di integrare l’Islam alla decostruzione psicoanalitica della religione, del monoteismo, io ho preso come angolo di attacco la questione del padre. Una questione fondamentale per la psicoanalisi perché Freud stesso introduce l’Islam per tergiversare una delle rare volte che ne parla. Si tratta di un corto passaggio dell’ultimo libro di Freud “Mosè la religione monoteista”. E’ un passaggio pesante di una ipotesi formulata rapidamente, che non è mai stato obiettivo di seria discussione per gli psicoanalisti di lingua francese. Per mia conoscenza non so se gli psicoanalisti inglesi, italiani e anglofoni ne abbiano discusso ma non credo. Certamente questa menzione sull’islam interviene nei sottocapitoli relativi alle difficoltà per cui Freud si scusa delle sue conoscenze limitate in questo dominio. L’islam è rimasto assente e escluso dalla psicoanalisi moderna. Proprio perché un aspetto dell’Islam si è affermato sul palcoscenico attuale del mondo da circa venti anni, è proprio per questo che ora sul palcoscenico mondiale l’islam si è affermato da una decina di anni a questa parte. In primo luogo, prima di parlare di islam, dobbiamo dire che esiste una peculiarità moderna, direi contemporanea, che sta nel fatto che diversamente dall’ebraismo e il cristianesimo, che hanno subito una rilettura secolarizzata, che hanno vissuto una decostruzione, una messa in prospettiva storica notevole e intensa,  l’islam non ha conosciuto questo lavoro di decostruzione. Comincia ora, ma è riservato alle elite, non è riservato alle masse e non ha avuto effetto su di loro. Occorre tempo per questo, nel momento in cui le elite di intellettuali intraprendono un lavoro di pensiero. Il lavoro arriva attraverso programmi televisivi o romanzi per esempio, ma non arriva in modo teorico o culturale. Questo lavoro inizia oggi. Il primo punto è che se l’islam e i mussulmani sono ben inseriti nella modernità dopo il secolo XIX, questo ingresso si è propagato in modo particolarmente violento. Napoleone quando arriva in Egitto con l’esercito coloniale dice a loro che non hanno più nulla. E loro gli rispondono dicendogli che hanno il corano, e che sanno come fabbricare i cannoni. Il mondo mussulmano era giunto all’idea per cui l’islam costituisse un’entità completa e finita che non aveva bisogno di niente altro. Questa costruzione è esistita fino all’arrivo dell’esercito coloniale e questo lavoro di illuminazione è cominciato dopo il colonialismo, perché il colonialismo porta: i lumi, le armi, e distruzione. Parlare di colonialismo in modo univoco non sarebbe corretto ma negli orientali c’è occidentalismo in successione al colonialismo. Cosa accade oggi nel mondo mussulmano? Accade una trasformazione materiale di questo mondo, con le caratteristiche della modernità: autostrade, scuole, università, frigoriferi. Tuttavia il lavoro della modernità soggettiva, tra cui la psicoanalisi, non c’è stato. La possibilità di capire il soggetto all’interno del mondo mussulmano non esiste ancora nel mondo mussulmano. Non hanno la possibilità di capire a loro cosa succede come soggetti. Si ripiegano a livello identitario su se stessi, ma occorre dire che l’islam non è: l’altro dall’occidente, è anche occidente, una parte lo è certamente, dal punto di vista storico e religioso. Bisogna relativizzare quando si parla di islam. Un altro punto è il tema della secolarizzazione del divieto o del tabù e del totem come diceva Freud. Il sottotitolo di Totem e Tabù riguarda il rapporto tra i nevrotici e i selvaggi. Freud dimostrerà che i selvaggi e i nevrotici, cioè gli uomini moderni, stanno tutti sulla stessa barca, hanno gli stessi problemi: hanno il problema del desiderio, del divieto, del padre. Grossomodo hanno lo stesso trattamento strutturale, hanno dei divieti e non sfuggono alla questione del padre. Nell’ ”Avvenire di un illusione” parla della socializzazione del divieto, del fatto che il divieto non sia divino ma sociale, quindi un divieto imposto dagli esseri umani stessi. Questo passaggio epocale è difficile, abbiamo l’esempio di ciò che oggi accade in Tunisia. In Tunisia il dibattito riguarda se la costituzione faccia riferimento alla legge di Dio o ai diritti umani. Gli islamismi sono all’interno di una stranezza in quanto introdurre la legge di Dio all’interno della costituzione, che viene scritta dagli umani, rappresenta una contraddizione. C’è un grado di conflitto e di contraddizione veramente notevole. Questa razionalizzazione del divieto, dice Freud, è molto difficile perché il divieto religioso, la legge divina è galvanizzata dalle emozioni, e quindi c’è una dimensione emotiva molto intensa ed efficace. Allo stesso modo se prendiamo la questione del totem nelle società moderne, qui è lo stato che prende possesso di una parte delle prerogative che il padre detiene nelle società patriarcali. Quindi diventa lo stato che risponde della condizione dei soggetti e degli individui, e non è più come quando c’era il padre all’interno delle famiglie patriarcali. Quando consideriamo le società mussulmane di oggi, vediamo che la socializzazione del divieto e la laicizzazione del divieto provocano dei disturbi incredibili. Quasi ovunque su questo tema ci sono scontri civili sul tema della laicizzazione. Lo stato moderno in queste società ha difficoltà ad instaurarsi  proprio per la presenza del padre patriarcale che è molto radicata e lo stato non riesce pertanto ad assumere il ruolo che dovrebbe. Ora nel mondo mussulmano cosa avviene? Ebbene non è un ritorno al religioso perché la religione non viene mai chiamata in causa, si tratta di una scomposizione della religione, dell’istituzione religiosa che fino a quel momento riguardava teologi o saggi eruditi che in linea di massima si trovavano nelle massime istituzioni. Istituzioni con uomini di culto che conoscevano il loro lavoro e che avevano comunque visioni moderate. Questo oggi è superato. I teologi che vediamo nei movimenti estremi spesso ignorano la teologia, a volte sono o ingegneri o biologi e hanno iniziato a produrre discorsi con contenuti scientifici, per esempio invece di  spiegare il divieto dell’incesto con il divieto religioso, lo spiegano attraverso le leggi genetiche e biologiche nel senso che: se Dio ha imposto questo è perché si basa su evidenze genetiche che caratterizzano la pericolosità dell’incesto, come se il divieto religioso non fosse più sufficiente. Allo stesso modo il divieto di mangiare il maiale non è fondato sull’antropologia ma viene argomentato che nel maiale è presente il rischio di una malattia. Quindi anche qui si torna alla tecnica, la religione si è decomposta, ed è uscita dalle mani dei teologi che la strutturavano. Per questo assistiamo a un moltiplicarsi delle “Fatva”, chiunque può lanciarne una oggi. Lo schema di Freud nel suo “Avvenire di una illusione”, in cui parla dei progressi di una scienza e dell’indietreggiamento delle religioni, non avviene, perché non si assiste ad un indietreggiamento ma ad una decomposizione delle religioni e questo è il caso di vari ambiti non solo nel caso islamico ma ad esempio anche nelle sette religiose.

Ad esempio è stato proposto che  le donne e gli uomini possano stare nello stesso ufficio solo se sono connessi a livello parentale, come se  le colleghe possono dare il seno ai maschi solo se c’è un legame e una parentela di latte. Questo ha fatto esplodere di risate il mondo: questi divieti sono difficili da imporre e vanno restaurati in un certo modo in quanto la modernizzazione e i tempi rendono sempre più difficile applicarle, si fa fatica a stare dietro alla modernità rapida, eccessiva e ai nuovi tempi. C’è una incapacità ad accettare le trasformazioni del mondo, le apparenze non ce la fanno più a mantenersi come un tempo se non in strutture molto represse militarmente come quelle dei talebani. Anche in Iran fanno fatica a stare al passo con la modernizzazione e c’è un’agitazione che nasce a causa di questa modernità eccessiva e rapida. Sul piano clinico nei pazienti che provengono dal mondo tradizionale c’è questa difficoltà ad uscire dal discorso dell’identità, della religiosità, del divieto, difficoltà ad uscire da questo e convertire il divieto pensandolo in modo diverso dal registro religioso. Il divieto religioso è di natura morale, la psicoanalisi ha un’altra modalità di considerare il divieto, non lo considera ovviamente di natura morale. Non è raro osservare come  nella clinica si constati che alcuni soggetti nati nella tradizione pensano di perdere la loro identità islamica. La laicizzazione è una questione fondamentale e non ovvia, da un lato c’è l’efficacia del divieto religioso di base istituzionale che secondo Freud si basa sull’impotenza infantile e il rapporto con il padre. Ed è proprio l’impotenza primitiva a rendere difficile ripulire il divieto da questa emozione, è molto difficile, è un lavoro culturale lento, non automatico. Un lavoro della cultura che in Europa ci ha messo due secoli, dal rinascimento in poi attraverso diversi supporti come l’estetica, che piano piano hanno portato a liberarsi dal divieto secolarizzato. Oggi l’islam si trova in una guerra civile intestina, interna, in atto. Sulla laicizzazione del divieto si gioca tutto questo. In “Mosè e la religione Monoteistica” Freud ha presagito ciò che stava per succedere e ha presagito il pericolo a cui la società andava in contro. Secondo me però, alcuni aspetti di Freud sono superati dal punto di vista culturale. In alcuni passi di questo scritto Freud parlando dell’islam dice: L’aver ritrovato l’unico grande padre primigenio conferì agli arabi una sicurezza straordinariamente elevata di sé, che li condusse a grandi successi terreni nei quali però tale sicurezza si esaurì. Hallah si mostrò molto più grato al suo popolo eletto…tuttavia l’evoluzione interna della nuova religione si arrestò presto, forse perché mancò dell’approfondimento provocato dall’uccisione del fondatore della religione. In questo passaggio Freud inserisce l’islam nell’ambito della teoria generale del monoteismo che orbita intorno al tema della morte del padre e dichiara che l’islam non conosce l’omicidio del padre, non c’è l’omicidio del padre. Ci sono due obiezioni che si possono rivolgere a questo scritto di Freud. Né nell’ebraismo né nel cristianesimo esiste l’omicidio del padre, semmai nel cristianesimo c’è l’omicidio del figlio. Freud dice che l’islam utilizza il padre primigenio dell’orda primitiva dove non c’è civiltà e istituzioni, il padre gode di tutti i benefici e alla luce di questo saremo portati a considerare l’islam come un’orda primitiva che non ha civiltà. Ci chiediamo come Freud abbia potuto dire ciò che ha detto, ma si può pensare che il padre primigenio sia sempre in agguato, cioè che prima o poi questa figura di padre potente, incivile e crudele, possa tornare, ma tuttavia non si può dire che la civiltà sia ancorata a tale tipo di padre. Pertanto nella teoria di Freud è presente una contraddizione. Forse ciò che Freud non capisce dell’islam è legato alla questione che la spiritualità dell’islam non procede attraverso il rapporto tra padre e figlio. Il motore spirituale dell’islam appare da vari punti di vista come un tentativo di rinuncia al padre, di non assimilare mai Dio al padre. In nessun modo questo accade, il Corano si prende gioco dei padri e li considera come persone non sempre chiarissime dal punto di vista morale, perché possono anche abbandonare il figlio. Anche il profeta fondatore dell’islam dice che Allah non è il padre di nessuno, quindi c’è un non riconoscimento dell’assimilazione di Dio come padre dell’islam. Ed è un vero e proprio tentativo di rinuncia che secondo me proviene dal racconto della genesi stessa. Abramo, molto vecchio, e Sara, dovranno ricorrere alla serva Agar per farsi fare un altro figlio prendendo un utero in prestito. Questo accadeva in quell’epoca, le schiave si sostituivano alle mogli quando le madri non riuscivano ad avere figli. Agar è una schiava che è stata offerta dal faraone durante il passaggio in Egitto. Durante questo racconto la serva si rifiuterà di essere un utero in affitto e non solo si rifiuterà e resisterà ma Agar va a parlare con Dio e Dio prometterà ad Agar una posterità. Ecco che con Agar c’è una nuova alleanza, una prima alleanza con Abramo e una nuova vera alleanza tra Dio e una donna, tra Dio e Agar. Abramo poi manderà via Agar con il figlio per il deserto, dove si perderanno e il figlio rischierà di morire. Poi c’è il passaggio biblico dove Dio “sentiva il fanciullo nel luogo in cui era”. Sentire il fanciullo là dove era è proprio una modalità psicoanalitica, perché cosa significa? Semplicemente questo, sentirlo, averlo udito. Per i mussulmani là dove Dio ha sentito il fanciullo e ha fatto sorgere la fonte d’acqua è La Mecca. E’ là dove è stato riconosciuto il luogo del figlio, e quindi quando si guarda a questa genealogia con Abramo e Sara settantenne, è Dio che deve intervenire affinché ci sia un concepimento e Dio è quindi in questo caso il padre, il padre di Isacco, così come sarà anche nella ripetizione cristiana, sarà  il padre di Gesù. Dio interviene due volte nella procreazione, invece nella parte islamica dove c’è Abramo e Agar, non c’è l’intervento divino, il concepimento di Ismaele è una inseminazione da parte di Abramo. Da una parte, avete il figlio dello spirito dove c’è Isacco e Gesù, dall’altra parte c’è il figlio della carne che è Ismaele e siccome Dio non interviene nella procreazione per la parte islamica, Dio è creatore ma non è procreatore. Anche se l’islam riconosce che Isacco ha avuto un miracolo, (nel testo coranico lo si dice, lo si legge), Dio fa in modo che Sara abbia ancora il mestruo, quindi interviene sul corpo ma non fa l’inseminazione. Quindi in tutta la genealogia dell’islam Dio è escluso dalla paternità. Dio ha questa creatività simbolica ma non interviene nel corpo nell’islam, da tutto ciò deduciamo che nel monoteismo comparato non se ne parla ed è strano, succede che dal punto di vista della affiliazione di Agar e Ismaele la questione della spiritualità non si gioca tra il padre e il figlio, c’è una alleanza tra la madre, il figlio e Dio. Ed è questa affiliazione la linea che viene posta fin dall’inizio del monoteismo come un’altra operazione spirituale che viene fuori nel vagabondare del deserto in cui Dio ha udito il fanciullo, un’altra operazione divina. Dio non ha inseminato, ma Dio ha udito. Ismael significa: Dio ode. L’affiliazione è tra madre e figlio, proviene dalla donna e  allora come mai l’islam non va fino in fondo in questa direzione? Come mai c’è questa dimensione così patriarcale? Ma proprio per questo. Questa operazione avviene all’inizio dell’islam ma viene interrotta molto presto. Perché? Ma perché Agar è una serva, una schiava e perché la serva non può convincere i musulmani di allora che i suoi discendenti siano i figli di una serva. E poi ci si immagina un incontro tra Abramo e il figlio perché nella bibbia c’è scritto che Abramo ha mandato via il figlio e non si incontrano più, lo ha abbandonato. Islam significa: Colui che si abbandona, ma è un abbandono nel quale colui che è abbandonato non è mai abbandonato in realtà. Perché l’abbandono significa che c’è comunque un’altra persona che impedisce questo abbandono. L’abbandono del figlio e della madre viene fatto in questo modo. Quindi abbiamo questa idea di rinuncia a Dio come padre, ma la rinuncia non va fino in fondo, viene interrotta, ma più che interrotta è come se ci fosse una reazione contraria all’abbandono e questo tentativo di rinuncia a Dio nella sua qualità di padre fallisce. Effettivamente anche Freud evoca questa possibilità di rinuncia al padre. Nello scritto sul ricordo dell’infanzia di Leonardo da Vinci, c’è questa sublimazione  che è consistita nel non cercare continuamente il padre, il passato, nel non aggrapparsi al passato. Le mie conclusioni sono che la democrazia, i diritti dell’uomo, sono una forma di rinuncia al padre. Cioè, quello che la religione non riesce a realizzare, viene realizzato dalla democrazia, nella misura in cui certamente abbiamo bisogno di un padre ma non ne abbiamo più bisogno per gestire la vita della polis. Quindi c’è una spiritualità nella democrazia che sta nel fermare la famiglia nei suoi limiti, nel circoscriverli, essa è in questo arresto. Poi c’è qualcos’altro che interviene che non riguarda l’affiliazione, la paternità, ma che riguarda l’uguaglianza di tutti qualunque sia la nostra posizione. Ecco cosa non riesce a fare il monoteismo, ecco fin dove è arrivato e fin dove si è arrestato.