“Identità, trauma e ideologia – La crisi d’identità della psicoanalisi moderna” di Werner Bohleber

Identità, trauma e ideologia – La crisi d’identità della psicoanalisi moderna – Werner Bohleber, Astrolabio, Roma, 2012

Commento a cura di Giorgio Mattana

Molto utile e chiaro, questo ultimo libro di Bohleber che permette di orientarsi nelle diverse tendenze della psicoanalisi contemporanea sottolineando gli ascendenti filosofico-culturali, il significato e le conseguenze tecniche della “svolta intersoggettiva” che in esse diversamente si esprime.

Accentuazione delle caratteristiche interattive della situazione analitica, declino dell’autorità e obiettività dell’analista, transfert e controtransfert come co-costruzioni relazionali accomunano,  insieme ai loro precursori interpersonalisti, intersoggettivisti e relazionali, teorici del campo e neobioniani. L’alternarsi dei paradigmi psicoanalitici, intesi non solo come teorie o modelli, ma come modi di pensare e di sentire, non è il puro e semplice riflesso delle risultanze cliniche. Viceversa, è proprio il background filosofico-culturale che molto frequentemente orienta il modo di osservare e concettualizzare i fenomeni clinici. Di quello attuale fanno parte molte componenti del pensiero postmoderno, come il costruttivismo e il relativismo, l’ermeneutica e il decostruzionismo filosofico-letterario, la valorizzazione dell’”altro” e del suo ruolo costitutivo del sé, il femminismo e l’antiautoritarismo.

Nella stessa linea, a un livello più specifico, la teoria dell’attaccamento, la ricerca sullo sviluppo neonatale e i dati neuroscientifici: “il sé del bambino emerge fin dall’inizio dalla regolazione reciproca e dai processi di riconoscimento nella relazione primaria… per fare esperienza del nostro sé, abbiamo bisogno di un’altra persona” (p. 13).

Ben vengano una più approfondita percezione delle caratteristiche di reciprocità della situazione analitica, una maggiore consapevolezza dell’impatto sul processo analitico della personalità dell’analista e la revisione, a partire dalla mutata visione del controtransfert, del tabù della partecipazione sua emotiva.

boleber

Bohleber, che propone anche un’interessante analisi delle conseguenze distruttive dell’ideologia nell’antisemitismo e nel terrorismo fondamentalista, ammonisce, tuttavia, a non assolutizzare il paradigma intersoggettivo, di cui apprezza l’apporto conoscitivo e, entro certi limiti, lo stimolo all’evoluzione tecnica, raccomandando con buoni argomenti di non considerarlo esaustivo. La tendenza alla dissoluzione del soggetto in una matrice relazionale e alla teorizzazione di sé multipli interamente definiti dal contesto situazionale rischiano, infatti, di trasformare strumenti concettuali utili alla comprensione del ruolo imprescindibile dell’interazione umana nella strutturazione del soggetto dando luogo all’ ingiustificata reificazione di concetti come campo, intersoggettività o relazione, del tutto speculare all’assolutizzazione “monopersonale” dell’individuo a scapito del contesto relazionale.

Dicembre 2013