Sotto la pelle

A proposito di…

 

Sotto la pelle

Psicoanalisi delle modificazioni corporee 2005 Alessandra Lemma 2011
Raffaello Cortina Milano.

 

                                       “Non coprirmi tutte le rughe, ci ho messo una  vita a farmele venire”

Anna Magnani.

Con questa frase, quasi un epitaffio,V. Lingiardi e M.Luci introducono la loro pregevole prefazione,”La piel che abito”, alla traduzione di “Under The Skin, A Pschoanalytic study of body Modification”, di Alessandra Lemma, accrescendo il valore intrinseco dell’opera in italiano, con ulteriori suggestioni e riferimenti teorici.
Alessandra Lemma, una genovese a Londra, è psicoanalista e fellow della British Psychoanalytic Society , docente presso l’University College London e alla Essex University, è un dirigente presso la Tavistock and Portman NHS foundation Trust, ha al suo attivo molti libri ed articoli.
L’originale viaggio clinico sul corpo e sulle sue modificazioni, su cosa significhi essere in un corpo, comincia da lontano nel passato dell’autrice, con Danny, “il primo giovane con cui, Alessandra Lemma sottolinea, io abbia mai lavorato…un adolescente terrorizzato che scontava una pena per omicidio colposo”.

L’attenzione dell’autrice su come e quando lavorare con chi in qualche modo tenta di trasformare il il proprio corpo, in multiformi contesti, anche non psicoanalitici, al di fuori della stanza di consultazione e dell’ambito più ristretto di coloro che cercano aiuto, si sposta dalle carceri in cui aveva conosciuto Danny, alle selezioni per le trasmissioni televisive di extreme makeover, ai SSM, alla chirurgia estetica (come lei suggerisce di rinominare la chirurgia plastica, in quanto opera su corpi perfettamente sani) e mette a fuoco criticamente uno spaccato della società attuale, uscendo dalle pagine del libro e ancorandosi alla realtà di oggi.
Analizza in una prospettiva psicoanalitica, attingendo anche alla letteratura, all’arte e al cinema, in modo creativo, la diffusa tendenza, non circoscritta solo agli adolescenti ed ai giovani, a modificare la superficie del corpo in vari modi e a preoccuparsi in modo ossessivo del proprio aspetto.

Quale funzione, si chiede l’autrice, nell’economia psichica di una persona e forse di una società, ci chiediamo in linea con Alessandra Lemma per amplificare il quesito, a un particolare punto del suo sviluppo e in una data cultura riveste l’uso (patologico o fisiologico) del corpo o delle modificazioni corporee effettuate, o delle performance del corpo in situazioni estreme, in cui si mette talvolta a rischio la vita? Quanto l’uso fatto del corpo è al servizio della relazione con l’altro o dell’attacco dell’altro?
Per rispondere a queste domande bisogna andare nel sottopelle, underskin, o meglio “nel mondo interno della persona” (pag 4). Il corpo, scrive la Lemma, è la tela “il canvas” su cui la sofferenza psichica viene esteriorizzata e lavorata, è il mezzo più duttile per comunicare gli stati interni della mente”la storia che non possiamo evitare di raccontare è quella che inevitabilmente narra il nostro corpo”.

Il corpo è l’interfaccia fra l’individuale e il sociale. Tutti noi, modifichiamo i nostri corpi anche quando selezioniamo semplicemente cosa indossare, ci trucchiamo o facciamo fantasie su come modificare il corpo o la superficie della pelle, sino ad arrivare ad agire sul nostro corpo dei tatuaggi, scarificazioni, o piercing, o complessi interventi di chirurgia cosmetica.
Per aiutare queste persone, e quelle con Disturbo dell’immagine corporea e vari gradi di Dismorfismo corporeo, secondo Lemma bisogna valutare quanto la ricerca della modificazione corporea diventi compulsiva e necessaria per loro, che corrisponde a valutare il grado di compulsione della sottostante Fantasia Inconscia, così che senza la sua messa in atto il senso di sè dell’individuo si frammenterebbe.
Lemma sottolinea che non esiste un corpo naturale ma solo “un corpo dato”, una “pelle che si abita”, (per dirla, come suggerisce Lingiardi, col suggestivo titolo del film di Almodovar) perchè il corpo del bambino, già alla nascita, viene istantaneamente modificato dallo sguardo, dal tocco e dalle proiezioni del corpo e delle menti di coloro che sono in relazione con lui (capitolo III), sulla base degli specifici significati connessi al corpo nell’ambito familiare e nel contesto socioculturale del neonato.

Lemma descrive, con una serie di pregnanti esempi clinici, le principali fantasie che corrispondono a funzioni psichiche inconsce che possono sostenere il bisogno di modificazioni corporee:

  • La Fantasia di Rivendicazione salva il sè da una presenza aliena che si avverte risiedere all’interno del corpo, a questo proposito Lemma riprende il concetto di Abiezione di Kristeva (1980) e lo illustra con i film di D. Cronemberg, in cui il corpo interno viscerale, normale si trasforma in un luogo di mutazione e malattia.
  • La Fantasia di Autocreazione esprime un attacco invidioso all’oggetto, la cui dipendenza è intollerabile, l’opera dell’artista Orlan sul suo corpo, attraverso successivi interventi di chirurgia plastica,”Orlan partorisce il suo amato sè”(pag 150), ne è un drammatico esempio.
  • Invece la Fantasia di Corrispondenza perfetta tende a creare un corpo ideale perfetto, che garantirà l’amore e il desiderio dell’altro, con la fusione di un sè idealizzato con un oggetto idealizzato.

Lemma, si rifà nella sua disamina critica sulle fondamenta del sè corporeo e indirettamente del sè, a molti autori presentando il vastissimo background del suo pensiero, traendo spunto, per citare i più importanti, da Freud(1922) a Lacan(1966-1973), di cui discute lo Stadio dello Specchio, a Winnicott con la nozione della Madre Specchio(1967), sottolineando l’interdipendenza di contatto e visione nell’ambito delle esperienze fisiche precoci.
“Una delle funzioni…della Madre Sufficientemente Buona..è.. di aiutare il suo bambino a vivere in un corpo ordinario che a volte può fare cose straordinairie..(pag 40), ..trovare il giusto livello di investimento libidico così che il bambino si senta desiderato ma non invaso… Quando la madre non riesce ad aiutare il bambino a installare internamente un paio di -occhiali rosa, (Lambrou 2006)-, uno sguardo persecutorio può dominare il mondo interno. Il sè ..può anche sentirsi costretto a modificare il corpo al fine di raggiungere una forma idealizzata “(pag 75).Nello sviluppo dell’immagine del corpo quando la madre funziona come uno Specchio Unidirezionale Opaco, l’oggetto interno è sentito come inaccessibile o non disponibile e per controllare l’oggetto si può modificare il corpo, con una idealizzata versione nuova e migliorativa del sè;   quando la madre funziona come uno Specchio Distorcente proietta parti “brutte ” o aspetti non voluti di se stessa nel bambino, forzato a sua volta ad assumere l’immagine distorta che la madre ha di lui, per cui il rimodellamento del corpo viene compreso come attacco ostile ad un oggetto interno cattivo, vissuto come qualcosa che occupa concretamente il corpo.
Il sintomo della Bruttezza è illustrato attraverso la complessa analisi del racconto “Frankenstein” di M. Shelley (cap II), in cui lo scienziato Frankestein non è colpevole di aver creato un mostro ma di non essere capace di amarlo nonostante il suo aspetto, perchè sia la bellezza che la bruttezza non costituiscono proprietà intrinseche dell’altro ma rappresentano un’esperienza emotiva interna, identificata proiettivamente nel corpo dell’altro: quindi, sia la bellezza che la bruttezza hanno un senso interattivo ed intersoggettivo.

La riflessione profonda e articolata della Lemma, è arricchita dal confronto con una grande quantità di fonti, oltre quelle già citate, l’autrice tenta di integrare, pur rimanendo kleiniana, o semplicemente di riflettere su ricerche di stampo cognitivista, cita anche la famosa ricerca sulle scimmie di Harlow, i lavori di P. Schilder sull’immagine di sè e schema corporeo, i kleiniani contemporanei, vari analisti francesi quali D. Anzieu, A Green, J McDougall e inglesi quali M. e E. Laufer per l’adolescenza, J Steiner, J.Licthemberg, P.Fonagy e M.Target e molti altri.

Perchè leggere questo libro?

“Sotto la pelle. Psicoanalisi delle modificazioni corporee” riporta l’analista all’attenzione sul corpo, proprio e del paziente, sia pure in modo attenuato, focalizzando l’importanza dello sguardo e della parole nelle relazioni primarie, sottolinea l’importanza di tenere a mente le manifestazioni somatiche, il corpo e la pelle, ed “anche quelle dell’analista come una potenziale fonte di controtransfert”(pag 11).
Il libro è molto interessante per chi si occupa di pazienti adolescenti, giovani, gravi, borderline, psicosomatici, con vari gradi di deficit dell’attività rappresentativa, manca a questo proposito nel quadro generale dell’opera una più specifica trattazione dell’ autolesionismo nelle sue forme più attuali e diffuse, come il dilagante selfcutting, problematica molto vasta e forse per questo affrontata solo in modo implicito. 
Suggerisce un’ attenta riflessione tecnica su come lavorare con questi pazienti, mantenendo un focus intrapsichico e interpersonale, sui significati connessi a -il vedere il paziente e il guardarlo-, perchè per questa categoria di persone sovente la relazione visiva conta più delle parole.
Inoltre, discute l’uso del lettino o del vis a vis con loro, in quanto sono “preoccupati da e tenuti insieme dal loro aspetto fisico-(pag 11) , in queste situazioni bisogna valutare cosa significhi questa scelta nella loro economia psichica, sintonizzandosi col sè corporeo di paziente e analista e per l’analista col proprio controtransfert corporeo, per dar modo alle strade interne di crearsi dentro al paziente.
Lemmma s’inserisce, quindi, nell’attuale dibattito sull’opportunità di modificazioni nella tecnica analitica con i pazienti che presentano vari gradi di deficit dell’attività rappresentativa.
Inoltre, descrive fra i casi clinici che riporta con uguale enfasi: analisi, psicoterapie a poche sedute, consultazioni nei contesti più vari, in cui il metodo psicoanalitico viene da lei utilizzato per leggere ed interpretare la realtà psichica, ed “il corpo” che”come l’inconscio supera la conoscenza che abbiamo di esso(pag 207), dando un esempio di analista che segue “il paziente a qualsiasi profondità conduca l’esplorazione”(J.Grotstein 2009).  

Maria Naccari Carlizzi

Luglio 2012