The Psychodynamic Image. John D. Sutherland on Self and Society.

Nel corso del tempo, ha ricoperto numerosi incarichi istituzionali: è stato direttore del Tavistock Center di Londra per oltre venti anni (dal 1947 al 1968) ed ha assunto importanti ruoli di insegnamento presso l’Institute of Contemporary Psychotherapy, la Washington School of Psychiatry e la Menninger Clinic. La sua attività in campo editoriale svolta come editor per l’International Journal of Psycho-Analysis e il British Journal of Medical Psychology è stata coronata dalla cura e produzione di ben ventotto volumi della prestigiosa International Psycho-Analytic Library.

Cofondatore dello Scottish Institute of Human Relations di Edinburgo, si è posizionato nella scia della teoria delle relazioni oggettuali, studiando e valorizzando il lavoro di Balint, Guntrip e Fairbairn: a quest’ultimo ha dedicato una preziosa biografia (Fairbairn’s Journey to the Interior. Free Association, London, 1989), un lavoro scritto all’età di ottantatre anni durante la stesura del quale, come egli stesso narra, ha potuto raggiungere un “insight trasformativo” che gli ha consentito di superare il blocco del pensiero astratto e della produzione creativa che lo aveva ostacolato fino ad allora. Ben venga, dunque, la raccolta di scritti realizzata da Scharff, la quale già nel 1994 ha curato un testo sull’opera scientifico-professionale di Sutherland (The Autonomous Self: The Work of John D. Sutherland. Jason Aronson, Northvale). I nove capitoli che compongono il volume coprono tutti i maggiori interessi di Sutherland, iniziando con il primo saggio in cui l’autore confronta la Psicologia dell’Io con la teoria di Fairbairn, fino a definire il proprio punto di vista originale circa gli scopi dell’analisi e la tecnica.

Nell’Introduzione Scharff si domanda che tipo di uomo, di leader e di pensatore sia stato l’edinburghese Jock Sutherland: emerge così il profilo di un uomo affascinato dal conoscere, aperto alle idee altrui, libero dai vincoli dell’ortodossia, abituato a relazionarsi con colleghi e pazienti in modo semplice, diretto, paritetico – sottolineò, ad esempio, il valore evocativo di quelle che definiva le parole da quattro lettere: love, hate, milk, bits -. Sutherland, che considerava importante il mondo intrapsichico non meno di quello interpersonale e sociale, ha lavorato sul concetto di Sé, soffermandosi a studiare i mutamenti della società moderna ed i loro effetti nel lavoro terapeutico (si veda al proposito il capitolo Treatment in Postindustrial Society).