Cura e Soggettivazione in Adolescenza

ragazzi nuvolette

Report a cura di Clelia De Vita

Il Centro Psicoanalitico di Roma ha promosso, sabato 24 Gennaio, una giornata su “Cura e Soggettivazione in Adolescenza, che ha rappresentato un momento inaugurale di dialogo sul tema all’interno del Centro, che ha esplorato le condizioni, all’interno di contesti di lavoro e setting diversi, per promuovere i processi del divenire soggetto dell’adolescente.
L’introduzione di Ludovica Grassi, rappresentante b/a dell’esecutivo del Centro e promotrice della giornata, ha puntato l’accento sulla posizione dell’adolescente che, a partire dall’immagine di Chagall scelta per la locandina del Convegno, possiamo rappresentare in bilico tra possibili cadute e crolli, mentre avvia nuovi legami e identificazioni, tentando di mantenersi in equilibrio tra un corpo e una mente in cambiamento; la conquista dell’identità sessuale, il processo di diventare soggetto, apre a dei rimaneggiamenti che possono implicare momenti traumatici
Ma se è vero che l’adolescenza ha in se’ un aspetto potenzialmente traumatico, essa rappresenta anche un momento catalizzante per i processi di soggettivazione e, in quanto tale, essa svolgerà per tutta la vita una funzione di organizzatore psichico (Cahn R.) che promuove, anche dopo l’età adolescenziale, il suo valore perturbante e strutturante.
La relazione di Giovanna Montinari, “L’attualità della provocazione adolescente nella mente dell’adulto” ha proposto, a tal proposito, l’importanza della relazione analitica come “volano” per l’accesso ai processi adolescenziali nei pazienti adulti che, attraverso l’analisi, possono andare incontro al riavvio del processo di soggettivazione interrotto. Giovani adulti, ma anche genitori che si trovano a vivere il contagio psichico dell’adolescenza dei figli (come esemplificato dal bel caso clinico), attraverso la relazione analitica, potranno ricontattare lo stallo maturativo rimosso, scisso, nascosto dal falso Se’. Occorrerà lavorare sul per aiutare il paziente a contenere l’emersione e lo svolgimento emotivo adolescenziale, rimuovendo i blocchi e le disarmonie, a suo tempo, il compiersi e terminare dell’adolescenza, consentendo la ripetizione ma anche e soprattutto una riedizione dei fantasmi delle realizzazioni pulsionali, che troveranno, ora, un Io più capace di confrontarvisi. chagall
Esiste un tempo specifico dell’adolescenza in cui il processo di soggettivazione, seppur attivo per tutta la vita, trova il suo momento centrale. La relazione di Daniela Lucarelli su “Il tempo dell’adolescenza, il tempo nell’adolescente” ha introdotto alla complessità del tempo nell’epoca della vita che più che di altre ha in se’ la “pluridirezionalità” della temporalità psichica, tra corpo in cambiamento e mente in costruzione. L’elaborazione del “senso del tempo” è una funzione psichica importante in analisi, dalla durata della seduta, che mette in moto una temporalità profonda in cui la storia del soggetto si depositerà seguendo una temporalità non lineare ma ricca di possibilità trasformative.
La discontinuità introdotta dalla pubertà, innesca il lavoro psichico di integrazione del corpo sessuato in un tempo preciso, quello tra infanzia e età adulta, ma il processo adolescenziale segue una temporalità interna non sempre coincidente con l’epoca adolescente. Integrare i cambiamenti e la dimensione temporale per fare i conti con l’esterno in modo più realistico, si collega anche alla necessità, per l’adolescente, di confrontarsi con l’affetto depressivo, per uscire dal caos temporale. Come nei casi clinici portati a esemplificazione dalla Lucarelli, l’analista dovrà facilitare l’attivarsi, nel paziente adolescente, di un proprio creativo tempo, rivolto al futuro.
Il contributo di Laura Ambrosiano, in qualità di discussant, ha fatto da un contrappunto alle relazioni di Montinari e Lucarelli, precisando l’importanza di tener conto di aspetti precoci traumatici, e sottolineando, attraverso il materiale clinico, come alcuni momenti dell’esistenza ci pongano di nuovo a contatto con uno stato dell’adolescenza, obbligandoci a fare una necessaria ricognizione delle proprie risorse e a sostare “sui bordi di interrogativi fondamentali” e a metterci in contatto con “domande sulla realtà e sulla nostra capacità di viverla e rappresentarla”.
La trasformazione e la crescita possono beneficiare, in analisi, “di un levare” piuttosto che “del porre”, per facilitare l’appropriazione da parte del paziente, cui va lasciata la possibilità di sostare, di esprimere attraverso alcuni rituali autosensuali, la propria possibilità di contatto con se’ stesso nella stanza di analisi, facendo tesoro dell’idea winnicottiana di stare soli in presenza dell’altro.
A sua volta l’analista si deve lasciare attraversare da valenze, da proto-pensieri e proto-emozioni che appaiono nell’incontro, sostando a sua volta su quello che non sa.
La tavola rotonda del pomeriggio coordinata da Gianluigi Monniello in qualità di Chair è stata dedicata alla posizione dell’analista nella processo cura dell’adolescente; attraverso alcuni quesiti, in particolare sulla qualità del transfert e sull’uso del setting, i relatori sono stati coinvolti nell’esplicitare il ruolo dell’analista nei vari contesti di lavoro clinico. Giuseppe Saraò (Centro Psicoanalitico di Firenze) si è soffermato sull’accoglienza dell’adolescente nelle istituzioni e le caratteristiche di un setting istituzionale, mentre Gabriela Tavazza, (Cpdr), ha sottolineato il contributo della psicoterapia familiare, partendo dalla storia di tale approccio clinico, segnalando che si tratta di un setting maggiormente indicato nelle situazioni cliniche.
Paola Catarci ha posto l’accento sulle difficoltà della coppia genitoriale che si trova a fronteggiare il disagio del figlio adolescente, ed ha indicato i tratti salienti di un trattamento che dovrebbe accompagnare parallelamente l’intervento terapeutico di un figlio, proprio per sostenere i genitori in un momento potenzialmente trasformativo. Clelia De Vita ha affrontato la specificità della terapia individuale, con riferimento ad una situazione clinica, sottolineando anche quanto sia importante valorizzare il lavoro del preconscio nella seduta con l’adolescente, parlando di un “analista artista” alle prese con il “genio adolescente” (Gutton P.) capace di ‘esitare’ prima di interpretare perché il paziente adolescente possa appropriarsi del proprio funzionamento mentale. Infine, Piergiorgio Lanisio ha portato un esempio clinico di come il sogno, nell’analisi anche del paziente adulto, possa farsi portavoce della dinamica pubertaria e offra l’occasione di accedere al rimaneggiamento dei quei blocchi evolutivi che hanno ostacolato la crescita soggettiva del paziente.
La giornata ha rappresentato un momento di riflessione e di scambio tra competenze diverse sullo sfondo del concetto di soggettivazione introdotto da Chan, che, a posteriori, possiamo dire che ha arricchito di un altro vertice la lettura della costruzione dell’identità e, al contempo, la nostra competenza di analisti alle prese con il potenziale dell’adolescenza.

Febbraio 2015

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