La psicoterapia psicoanalitica: un’archeologia del futuro

la psicoterapia_psicoanalitica_immagine

  Centro Psicoanalitico di Genova. Incontro con Renato De Polo. Report a cura di Roberto Peraldo Gianolino

La psicoterapia psicoanalitica: un’archeologia del futuro

Centro Psicoanalitico di Genova

Genova, 25 ottobre 2014

Report a cura di Roberto Peraldo Gianolino

L’incontro che si è svolto a Genova il 25 ottobre scorso ha avuto un duplice scopo: quello di dialogare con Renato De Polo a proposito del suo recente libro “ La psicoterapia psicoanalitica: un’archeologia del futuro” e quello di riunire intorno a un tema comune i soci del Centro Psicoanalitico di Genova e quelli dell’Acanto, associazioni che hanno da molti anni un ruolo importante nel promuovere, nell’ambito ligure, il lavoro e la riflessione relativi alle terapie fondate sulla teoria e sulla prassi psicoanalitica, sia in ambito individuale che gruppale. Il progetto delle due Associazioni prevede una cadenza annuale degli incontri, con l’obiettivo di mantenere aperto un confronto tra psicoanalisi “classica” e psicoanalisi “laica”, per utilizzare una definizione di De Polo, con il progetto di approfondire e chiarire gli aspetti comuni e le differenze che si sviluppano nei due ambiti in cui vine utilizzato il pensiero psicoanalitico.
In questa cornice, la figura dell’autore è sembrata particolarmente significativa per diversi motivi : la sua lunga esperienza come analista individuale e di gruppo, la sua attività come direttore della APG e come Presidente della COIRAG, i suoi numerosi scritti sui temi sopra indicati, tra i quali mi sembra indispensabile ricordare “ La bussola psicoanalitica tra individuo gruppo e società” apparso nel 2007.
I temi affrontati da De Polo sono stati numerosi e di particolare densità: dal confronto tra le due concezioni dell’inconscio, quella di Freud e quella di Fornari, di cui è stata denunciata con rammarico la troppo rapida “rimozione” da parte della psicoanalisi italiana, alla sottolineatura del trauma infantile come momento cruciale per lo sviluppo della sofferenza futura dell’adulto, e la sua connessione con “l’impossibilità di pensare il proprio desiderio”. Non sono mancati i rilievi critici verso quelle correnti psicoanalitiche che pongono l’istinto di morte al centro delle loro teorizzazioni e la rivalutazione della centralità della “volontà di potenza” come motore delle conflittualità intrapsichiche e relazionali.
Si è poi passati a un tema particolarmente significativo per gli scopi del nostro incontro. Il terzo capitolo del libro inizia con una proposizione d’intenti che è l’anello di congiunzione tra la psicoanalisi individuale e quella gruppale: ci parla, infatti, dell’analisi onirica come bussola (non è un caso che l’autore sia anche un velista esperto!) per l’intervento nei diversi contesti, individuali, gruppali e istituzionali. Il capitolo fa riferimento a Fornari e alla sua estensione dell’utilizzo del simbolismo freudiano – riveduto e corretto – dall’analisi onirica all’analisi di qualsiasi comunicazione: la teoria del simbolo così concepita rappresenta la guida per l’esplorazione di qualsiasi situazione in cui vi siano parole alla ricerca di un senso ancora inaudito.
La “ricerca di senso” accomuna le singole persone e i gruppi: lo psicoanalista riceve una “richiesta di liberazione“ da una sofferenza incomprensibile che si può collocare all’interno della persona oppure tra le persone che costituiscono un gruppo. In entrambi i casi siamo di fronte a una “opposizione al desiderio” determinata da esperienze traumatiche o angoscianti che annullano o riducono la capacità di pensare il desiderio stesso, ostacolando la vita e la crescita d’individui e gruppi (sempre che tale distinzione abbia ancora un senso; viene in mente il principio d’indeterminazione di Heisemberg).
Il dibattito che ha fatto seguito alla presentazione di De Polo ha coinvolto i membri di entrambe le associazioni e i numerosi ospiti permettendo un approfondimento dei temi proposti e un chiarimento delle tematiche presenti nel testo. L’impressione è stata quella di un “gruppo allo stato nascente“ che comincia a interrogarsi sulla possibilità d’integrare aspetti apparentemente eterogenei delle proprie esperienze terapeutiche e formative. La domanda emergente riguarda gli usi diversi che possiamo fare del nostro sapere psicoanalitico nelle sue articolazioni ed espansioni in campi mai sufficientemente esplorati, come quello degli interventi istituzionali, quello della compatibilità tra terapie individuali e gruppali, e infine, quello della struttura stessa delle associazioni cui facciamo riferimento per la nostra vita professionale.

Roberto Peraldo Gianolino

Dicembre 2014

Vedi anche in Spipedia:

Psicoanalisi e Psicoterapie Psicoanalitiche
Inconscio
Mauro Mancia