L’imperfezione dell’identità. Riflessioni tra psicoanalisi e antropologia

   L’ultimo libro  di Alfredo Lombardozzilombardozzi

  Riprendendo il filo del discorso attraverso le tracce dei focus tematici del libro non ci si può non porre la domanda: ancora l’identità? Non ne abbiamo avuto abbastanza? Una parola sulla bocca di tutti: gente comune, intellettuali, scrittori, filosofi, antropologi, psicoanalisti, biologi e così via.

Identità come riconoscimento, identità come momento di crisi, identità predatoria, sessuale, di genere, di specie, culturale, etnica, individuale, collettiva.

Può avere un senso riproporre una riflessione sull’identità se la consideriamo come un’occasione e, allo stesso tempo, un territorio in una mente aperta al sociale che contiene in sé gli aspetti più contraddittori dei vari gradi dell’esistenza che oggi si pongono come cruciali nei processi di trasformazione del mondo attuale e nei loro effetti sulle culture, gli individui, i gruppi. Il concetto di identità, allora, può essere svincolato da quell’aura di ‘necessità’, che le si attribuisce, per collocarla nella categoria di quei termini, che denotano la relazione stretta tra il sociale e l’individuale, lo psichico e l’ambiente, la cultura e la natura, che colgono il senso dell’imperfezione.

Dal punto di vista di chi scrive, in un percorso di saggi che traccia una linea di confine, e si muove dentro di essa, prevalentemente tra psicoanalisi e antropologia, nel territorio comune dei processi di formazione del Sé individuale, culturale, di gruppo, ha senso riproporre una riflessione sull’identità.

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