Narcisismo oggi: 1914 – 2014

“CENTRO MILANESE DI PSICOANALISI” e ”SEZIONE LOCALE dell’ISTITUTO NAZIONALE di TRAINING della SPI”

narcisismo1Milano, 25 ottobre 2014

organizzano una giornata di studi su:

NARCISISMO OGGI:
A 100 ANNI DALLA PUBBLICAZIONE DI
“INTRODUZIONE AL NARCISISMO” (1914)

Perché alcuni considerano gli altri persone da usare e abbandonare, senza provare dispiacere o colpa, quando non rispondono ai loro bisogni o non più utili a mantenere alto il loro sentimento di autostima?
Perché per alcuni essere ammirati è più importante che essere amati?
Come possiamo differenziare una sana, salda stima di sé, capace di darci un senso coeso e stabile di noi stessi, da una spinta, gonfiata artificialmente, verso una continua ricerca di qualcosa che sostenga il nostro valore? Abbiamo a che fare con una grandiosità-esibizionismo o con una vulnerabilità-sensibilità, con un rischio di frammentazione?

Cosa vediamo quando ci osserviamo? Dove abbiamo bisogno di rispecchiarci? Quanto questo rispecchiamento ha a che fare con i primi sguardi nei quali ci siamo visti?

E infine: quanto “la cultura narcisistica” in cui siamo immersi giustifica l’egoismo?
Che posto può avere la vita affettiva quando i cardini del vivere sono solo unicità, esclusività, ricerca della perfezione?

Come ci ricorda il mito di Narciso, da cui era partito cento anni fa Freud, abbiamo a che fare con un soggetto fissato sulla propria immagine, impossibilitato ad amare l’altro. Affrontare il narcisismo significa misurarsi con il tema della costruzione dell’identità, in modo particolare di un’identità che ha bisogno di stabilità, di sicurezza intesa come continuità, che teme la dipendenza ed è incapace di provare gratitudine: “Sono disposto a morire”, direbbe Narciso, “prima di darti un potere su di me”.
Da un punto di vista strutturale, il narcisismo rinvia al rapporto del soggetto con il proprio Io/ideale/Super-Io, erede e sostituto della fase infantile della nostra vita.
Ma cosa avviene quando questo approccio è centrale nella nostra vita gruppale e istituzionale?

La giornata di studi IL NARCISISMO OGGI: a 100 anni dalla pubblicazione di Introduzione al Narcisismo, a cura del Centro Milanese di Psicoanalisi (Società Psicoanalitica Italiana), vuole approfondire questi temi e cercare le risposte a queste domande. Lo farà attraverso la discussione di relazioni articolate in tre sessioni: una prima riguardante il narcisismo nelle fasi di sviluppo, una seconda negli adulti, la terza nei gruppi e nelle istituzioni.

La giornata sarà organizzata in modo da garantire un tempo alla discussione non inferiore a quella delle relazioni.

PROGRAMMA

Introduce : MARIO MARINETTI

Narcisismo negli adulti
Modera LAURA CONTRAN
relazioni di ANNA FERRUTA e ALBERTO LUCHETTI
Interventi e dibattito

Narcisismo nelle fasi di sviluppo
Modera SIMONETTA BONFIGLIO
relazioni di GIULIANA BARBIERI e GIUSEPPE PELLIZZARI
Interventi e dibattito

Narcisismo nei gruppi e nelle istituzioni
Modera CARLO PASINO
relazioni di GIOVANNI FORESTI e MARCO SARNO
Interventi e dibattito

Conclusioni della Giornata
RONNY JAFFE’

narcis2

La mitologia greca ci riporta due versioni del Mito di Narciso: la prima racconta di un giovane talmente attratto dalla propria bellezza rispecchiata nell’acqua, da cadervi e morirvi annegato. Nella seconda, l’impossibilità di raggiungere la sua immagine lo fece consumare dal dolore: al posto del suo corpo nacque un fiore che fu, appunto, chiamato Narciso.

Nel 1914 Freud pubblicò Introduzione al Narcisismo, uno studio vasto, anche se sintetico, con cui toccava i punti fondamentali del tema. Pensava di aver trovato la causa dell’inaccessibilità di alcuni pazienti alla psicoanalisi: la libido rifluita sull’Io impediva il transfert. Dei concetti teorici espressi in quello scritto, non farà mai una revisione. Da qui dobbiamo dunque partire.
Nel 1919 K. Abraham pubblicò Una forma particolare di resistenza nevrotica al metodo psicoanalitico, dove, per la prima volta, venivano descritti i tratti della personalità narcisista.
Quarant’anni fa (1974), il Centro Milanese di Psicoanalisi si cimentò con l’inaccessibilità di alcuni pazienti alla terapia psicoanalitica e di conseguenza col tema del narcisismo. Il risultato di quell’impegno fu un libro dal titolo Eros e onnipotenza, che risente dell’influenza, molto forte in quegli anni, del pensiero di M. Klein. Di quel volume, anche per ripercorrere l’evoluzione del pensiero di Freud sul narcisismo, mettiamo a disposizione il contributo di Mauro Mancia dal titolo Considerazioni sulla evoluzione del pensiero freudiano in tema di narcisismo , che ci permette di cogliere il passaggio da pulsione a struttura.

Negli Stati Uniti l’attenzione al narcisismo fu tenuta viva dagli scritti di Hartmann e con Kohut rientrò con forza nella teoria psicoanalitica, seppur con l’opposizione di Kernberg. Al là dell’oceano, il sostantivo “narcisista” divenne una determinata patologia del carattere, cioè uno specifico quadro clinico: il disturbo narcisistico di personalità.
In Europa, invece, si possono individuare almeno due percorsi: il primo ci conduce a Rosenfeld attraverso Klein e Fairbairn, che mettono in risalto l’importanza dell’avidità e della distruttività presenti nel narcisismo; il secondo, in Francia, rimanda agli studi di Grumberger, Lacan e, soprattutto, Green, con i concetti di narcisismo di vita e narcisismo di morte.

E’ bene ricordare che dal 1914 il concetto di narcisismo fa parte della metapsicologia psicoanalitica, ma che solo nel 1980 (con il DSM III) entra a far parte della patologia psichiatrica. Ben presto, il disturbo di personalità narcisistica diviene di gran moda: l’aggettivo “narcisista” sostituisce “isterico”. Il lavoro compiuto dalla riflessione teorica psicoanalitica per distinguere questo dal disturbo borderline e dagli stati limite, ci permette oggi di tornare a riflettere con maggior precisione sul narcisismo.

Come ci ha mostrato Turillazzi-Manfredi, il cui contributo mettiamo a disposizione (Ascoltando Narciso, in Quaderno del CMP n. 3), il “muro narcisistico” è una produzione che non appartiene solo al paziente. E’ un fenomeno del campo che si costruisce all’interno della situazione analitica e può non essere osservato fuori di essa. Non siamo più autorizzati ad utilizzare l’etichetta di “narcisista” pensando di superare le difficoltà che provengono da un trattamento che ci sembra in stallo, che genera frustrazione e/o aggressività o che fa vacillare il nostro senso di capacità, la nostra autostima. Anche gli psicoanalisti, insomma, sono chiamati ad affrontare il loro narcisismo, il loro oscillare fra grandiosità ed esibizionismo, vulnerabiltà e sensibilità.

Inoltre, come anche Winnicott riteneva non possiamo tralasciare il ruolo che, nella sua dinamica, può avere l’interazione con la madre o il caregiver; e, grazie a Kaës, l’importanza del patto narcisistico inconscio che si stabilisce fra mamma e bambino e che si ripropone nel corso della vita nei rapporti d’amore e di amicizia e di gruppo. Un patto quindi fondamentale e, per altri versi, confermato dagli studi dell’Infant Research, in modo particolare da Tronick, per lo strutturarsi del legame e dello sviluppo umano.

Affrontare il narcisismo nel corso della vita individuale e gruppale significa dunque affrontare lo sviluppo e il funzionamento umano nelle sue inevitabili ambiguità e complessità.

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