Slittamenti progressivi dei confini. Soggetto, corpo, cura

 

 slittamentiRoma, 25 – 26 0ttore 2014.  Il report di Antonello Colli

Centro Psicoanalitico di Roma

Nei giorni 25/26 Ottobre si è svolto, presso il Centro Psicoanalitico di Roma il convegno intitolato “Slittamenti progressivi dei confini. Soggetto, corpo, cura” promosso da A. Baldassarro, P. Cruciani, M. Fraire, L. Grassi, F. Piperno, R. Spagnolo.

Filo conduttore del convegno, il cui titolo evoca non a caso il film “Spostamenti progressivi del piacere” di Robbe-Grillet, è stato il concetto di slittamento del confine, sia esso psichico, culturale o sociale.
Tale concetto è stato elaborato e discusso criticamente dai diversi relatori attraverso tre lenti tematiche: quella della soggetto, quella del corpo e delle sue trasformazioni e quella della cura.
I relatori del Sabato mattina (Virno, Thanopulos) si sono interrogati in primo luogo intorno ai confini della soggettività, dal punto di vista epistemologico, semantico e disciplinare (il soggetto della filosofia è così diverso dal soggetto della psicoanalisi? Il soggetto della filosofia è solo il soggetto della coscienza?).
Parlare oggi di soggettività e processi di soggettivazione non poteva però prescindere da una riflessione sul ruolo del padre e della sua evaporazione, fino ad arrivare a riflettere sulla struttura stessa che si trova a vacillare in fronte a questa messa in crisi del padre, un vacillare che però permette anche l’emergere o lo sconfinare della natura umana.
Il Sabato pomeriggio ha visto dialogare i relatori (Argentieri, Bazzicalupo) sul tema del corpo in relazione alle categorie di Zoe e Bios con un esplicito e chiaro riferimento alla teoria di Agamben. Inevitabilmente il tema del corpo si è così trovato a essere confrontato con il tema dell’umano, del rapporto natura cultura ma anche sul rapporto tra queste categorie e la nuova clinica quotidiana e i suoi sconfinamenti continui tra Zoe e Bios, tra un corpo che “non parla” e i suoi sintomi “parlanti”, ma anche di sconfinamento inteso tra il soggetto singolo e il suo essere un soggetto collocato in una società, il suo essere singolo e il molteplice.
L’approccio categoriale di Agamben non è stato però accettato acriticamente, proponendo l’idea di un continuum umano piuttosto che di una sua categorizzazione.
Il convegno si è concluso la Domenica mattina con una riflessione dei relatori (Rossi Monti e Lolli) attorno al tema della cura e anche del confine tra normalità e patologia. Uno dei temi trattati è stata la diagnosi e le polarità opposte che inevitabilmente emergono ogni qual volta ci si confronta con il tema della diagnosi: l’utilità di un approccio categoriale vs dimensionale o ancora struttura vs sviluppo. Il punto centrale di accordo tra i relatori è sicuramente stata la rilevanza e importanza attribuita alla diagnosi definita come “indispensabile” e primo strumento di orientamento per la cura. La discussione si è orientata infine sulla necessità o meno di uno sconfinamento e trasformazione dei classici concetti psicoanalitici, ma anche della cura psicoanalitica, di fronte alle nuove patologie: in altre parole concetti e modelli di cura classici possono essere in grado di cogliere le problematiche che oggi incontriamo nella pratica clinica oppure abbiamo bisogno di costrutti nuovi?
Poichè proporre un riepilogo dettagliato dei singoli contributi attraverso la parola scritta non renderebbe conto della complessità della discussione, come del resto giustamente osservato da Baldassarro nel suo discorso introduttivo all’ultima giornata, nonchè esulerebbe dagli intenti del presente report, vorrei concludere con un’osservazione metodologica relativamente all’organizzazione del convegno.
Un’assoluta particolarità del convegno è stata la strutturazione pensata dagli organizzatori: ogni tema trattato (Soggetto, Corpo e Cura) prevedeva innanzi tutto le domande pre ordinate dei discussant (Cimino, Galiani, Janiri) e poi le riflessioni per ognuno dei temi trattati di uno psicoanalista e di un filosofo (Argentieri, Bazzigalupo, Rossi Monti, Lolli, Thanopulos, Virno) e infine la rilettura e rilancio critico da parte di un “terzo” relatore rispetto alle tematiche emerse (Cruciani, Fraire, Correale).
Questa strutturazione, ha permesso che i contenuti emergenti dal dibattito, le cui parole chiave sono state trasformazione, liquidità, dialettica, alterità, confini, fossero rispecchiati fedelmente dalla struttura stessa del convegno, che ha lasciato agli ascoltatori la piacevole sensazione che l’incontro tra diverse aree del sapere, quale quella psicoanalitica e quella filosofica, ma anche tra diversi orientamenti, sia esso quello critico, posto moderno, fenomenologico, psicoanalitico o lacaniano solo per citarne alcuni, si caratterizzasse per la sua capacità di generare nuove domande, mantenendo una costante tensione tra il rispondere alle questioni e rilanciarne di nuove, segnalando costantemente la mancanza di un confine fisso e prestabilito ed evidenziando di contro, un pò come nell’opera di Boetti scelta come logo simbolo del convegno, quanto i confini siano in costante movimento e trasformazione e che il tentativo di catturarli attraverso le nostre parole, concetti o disegni come nel caso di Boetti, vada inteso come utile e proficuo a patto che se ne riconosca la transitorietà e il continuo processo trasformativo sottostante tanto a livello del singolo quanto a livello sociale e storico.