A Piìbor casa natale di Freud – Il sole 24ore del 15/10/2010

 

A Piìbor, cittadina ceca , in via Zamecnicka venne alla luce Sigmund Freud .
Il Sole 24 ore in un curioso articolo racconta le vicende storiche della casa natale di Freud e le alterne fortune "politiche" del fondatore della psicoanalisi nel tempo fino ai nostri giorni (S.V.)

SOLE 24 ORE 15/10/2010
Piíbor, tranquilla cittadina ceca nella zona mineraria al confine con la Polonia, un centinaio di chilometri da Auschwitz, sta diventando il posto più freudiano del mondo: la piazza principale è stata ribattezzata piazza Freud, c’è un memoriale Freud, un hotel e pub Freud e naturalmente una birra Freud… Davanti alla casa dove venne al mondo il padre della psicoanalisi, in via Zámecnicka, i turisti si sdraiano per una foto ricordo su un lettino-monumento in bronzo per una seduta-souvenir.

Nella casa si trova il museo Freud, inaugurato nel 2006, per il 150esimo anniversario della nascita. La biglietteria vende la Freudovka, liquore alle erbe, penne, tazze e t-shirt con la faccia di Freud. E sigari di Freud ma al cioccolato. Un culto quasi pari a quello di padre Pio a San Giovanni Rotondo, non fosse che qui è dovuto a ragioni turistiche e al desiderio di rimediare al lungo oblio imposto da Mosca.

I bolscevichi apprezzarono la psicoanalisi per il suo portato anti-borghese di liberazione dai condizionamenti della morale sociale. Quello sovietico fu il primo governo a riconoscerne il valore scientifico. E a Mosca nel 1926 fu aperto il primo kindergarten che utilizzava metodi psicanalitici. Tra i bambini che lo frequentavano, il figlio di Stalin. Poi il dittatore georgiano diventò lui stesso un caso clinico di paranoia e tra le molte cose proibì la psicoanalisi riducendola al rango di disciplina sommersa e perseguitata. Chi aveva problemi o li creava (dissidenti) veniva mandato negli istituti psichiatrici e imbottito di farmaci. Quando nel 1948 la Cecoslovacchia diventò comunista dovette adeguarsi nonostante la tradizionale passione psicoanalitica già messa a durissima prova dall’occupazione hitleriana.

Paradossalmente fu un emigrato russo, nato a Baku da madre ebrea, a tenere accesa la fiammella freudiana a Praga sia durante il nazismo che il comunismo: Theodor Dosužkov. Il gruppo di psicoanalisti underground facente capo a lui uscì dalle catacombe solo durante la Primavera di Praga. In quell’anno, il 1968, fu costruito il memoriale Freud a Piíbor. Poi l’invasione sovietica. Gli psicoanalisti cecoslovacchi tornarono nelle catacombe. Dosužkov morì suicida nell’82, secondo qualcuno in circostanze sospette. Ma la casa di Freud si salvò dalla demolizione dei vecchi edifici di via Zámecnicka. Fu invece il Muro di Berlino a crollare nell’89 togliendo il tappo alla voglia di psicoanalisi nei Paesi dell’Est.

 

Nei primi Anni Novanta si è provveduto a stampare e diffondere l’opera omnia in ceco. Nel 2009, a 70 anni dalla morte, i testi di Freud sono diventati liberi da diritti d’autore. E c’è un programma per renderli accessibili su Internet, pubblicizzato dall’Ipa, l’Internazionale della psicoanalisi fondata da Freud nel 1910, un secolo fa, con Carl Gustav Jung primo presidente.

Se qui si deve recuperare il tempo perduto, in Occidente la psicoanalisi non è più sulla cresta dell’onda. Ultimamente c’è stato un ritorno di interesse, con inevitabile strascico polemico. In Francia il filosofo Michel Onfray ha pubblicato un saggio (di prossima uscita in Italia con il titolo Crepuscolo di un idolo), in cui accusa Freud di antisemitismo, simpatie per Mussolini e scarsa serietà nell’analisi scientifica. Ma questa graziosa cittadina è lontana da Parigi e l’aver dato i natali a Freud non era occasione da lasciarsi scappare. Oggi l’antica attività estrattiva del carbone è caduta in disgrazia e anche il lavoro di scavo della psiche è passato un po’ di moda, ma i cechi se ne riappropriano, celebrandolo con ricaduta turistica. Il libro degli ospiti del museo porta firme di tutto il mondo, da Israele al Giappone, oltre a quella inaugurale del presidente Václav Klaus, datata 27 maggio 2006. Non manca una comitiva italiana: del Veneto, per l’esattezza. Si trova in viaggio in Slesia e ha fatto tappa qui perché una ragazza del gruppo si è iscritta a psicologia a Padova, una delle prime università italiane a dedicare a questa disciplina un corso di laurea.

La riscoperta di Freud è parte di una riconversione della regione: Ostrava, il capoluogo, è cambiata rispetto a quando il Muro era appena crollato. Non si sente più la fuliggine sospesa nell’aria e Stodolní, una via del centro, è diventata la via a maggiore concentrazione di locali notturni di tutta la Repubblica ceca, retaggio della convivialità alcolica dei minatori. Oltre al collegamento aereo della Cka (Czech Airlines) con Praga, c’è un treno veloce detto Pendolino. Del resto tra la Prima e la Seconda guerra mondiale, quando ottenne l’indipendenza dall’Impero asburgico, la Cecoslovacchia era un Paese evoluto e Freud una celebrità mondiale, anche se diventata tale a Vienna. Un reporter del New York Times venne a Příbor per raccontarne i primi passi. Nel 1931 si scoprì, per il 75esimo compleanno, una lapide che poi fu tolta. Ora si trova nel sottotetto.

Quando nacque Freud, Piíbor si chiamava Freiberg, la lingua dominante era il tedesco e comandavano gli Asburgo. Il padre, Jakob, ebreo, si era trasferito qui al seguito del ricco amico Ignaz Fluss e quando Sigmund aveva tre anni emigrò a Vienna in seguito alla crisi economica. Sigmund tornò solo una volta e si innamorò della figlia dell’amico del padre, Gisela. Per le celebrazioni del 1931 non si fece vedere: a causa dell’età e del tumore aveva smesso di viaggiare. Scrisse una lettera di ringraziamento: «Me ne sono andato da Příbor a tre anni e l’ho visitata nelle vacanze a sedici anni quand’ero uno studente, ospite della famiglia Fluss, e poi mai più.

Da allora ho appreso molto, ho avuto esperienze difficili ma anche provato la felicità e qualche successo, come succede nella vita umana. Ora i miei settant’anni sono saldamente radicati nella prima infanzia, di cui restano nella memoria solo alcuni scarsi resti, ma una cosa è certa: l’infanzia felice a Piíbor è rimasta sepolta dentro di me in modo profondo». Pochi anni dopo fu costretto a scappare da Vienna a Londra: era il 1938, l’anno dell’Anschluss ma anche del Trattato di Monaco e dell’annessione del territorio ceco al Reich. Grazie ai buoni collegamenti ferroviari dell’attività mineraria, a Oswiecim fu messo in piedi il campo di concentramento di Auschwitz. Iniziò a funzionare nella primavera del 1940. Freud era morto l’anno precedente a Londra. Le sue ceneri furono messe in un’urna greca. Quattro delle sue sorelle morirono nei lager di Treblinka e Terezin.

Tornando ai meno cupi sviluppi recenti, di tutta la fenomenologia turistica di Freud a Piíbor, colpisce maggiormente una marionetta che si muove sollevando o abbassando i fili. È in vendita in piazza Freud e l’ha realizzata Jaromír Kostelník, artigiano locale. Una bella nemesi per colui che ha scoperto i fili invisibili che partono dall’inconscio e limitano la libertà.

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