La fine della cultura del corteggiamento. I social media soppiantano il tete à tete – Il Messaggero 22/1/2013

INTRODUZIONE: la giornalista Eugenia Romanelli esamina in questo articolo le nuove modalità di corteggiamento via web e come così si abbandonino strumenti di comunicazione, come ad esempio il telefono, che divengono “rischiosi”. Valdimiro Pellicanò, psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana (SPI-IPA), conviene sui cambiamenti,  sottolineandone  gli aspetti emotivi. (Silvia Vessella)

IL MESSAGGERO MACRO

22 gennaio 2013

Eugenia Romanelli

La fine della cultura del corteggiamento. I social media soppiantano il tete à tete

Li potremmo chiamare i non-date, ossia i non-appuntamenti quelli che si prendono oggi, così, al volo, con un sms, un twit, una chat o un post. Niente di impegnativo, una specie di freccia lanciata nel mucchio, e chi raccoglie raccoglie. Basta una foto su Instagram che dice cosa fai, un check-in su FourSquare per dire dove sei, uno status su Facebook per invitare in massa gli amici ad aggregarsi, e così via. Una telefonata è troppo, troppo intimo, troppo rischioso, e un eventuale rifiuto insopportabile. Soprattutto in un’epoca in cui le donne guadagnano e possono uscire da sole senza bisogno degli uomini mentre gli uomini diventano economicamente indipendenti più tardi, intorno ai 35-40 anni. Non ci sono insomma gli estremi per approcci seri. Il cosiddetto dating on line, come il fortunatissimo OkCupid, Grouper o altri siti simili, hanno aiutato, forse, il flirtare casual e disinibito, ma l’atteggiamento è ormai acquisito, generazionale, è diventato il mood comunicativo degli under 30, senza differenza tra codici: amore, sesso, amicizia, clubbing, tutto è sullo stesso piano, non ci sono differenze, non ci sono preferenze. Quello che capita capita, l’importante è stare connessi, fare rumore, ciccare, linkare, postare, condividere. La privacy? “A che serve, tanto tutto ormai è social”, spiega Giulio D, 17 anni, Liceo Classico Giulio Cesare: “Le ragazze non le devi invitare a uscire, basta un post in bacheca, al limite un messaggio, le dici di raggiungerti al pub dove sei, magari con qualche amica, si fa così, scialla”. Negli Stati Uniti, c’era da aspettarselo, sono avanti: ricerche, studi, libri sul tema, e perfino una definizione, la cultura dell’”hookup”, ossia del “ci becchiamo”. Nel suo fresco di stampa “The End of Sex: how Hookup Culture is leaving a generation unhappy, sexually unfulfilled, and confused about intimacy” (“La fine del sesso: come la cultura Hookup lascia una generazione infelice, sessualmente insoddisfatta e confusa sull’intimità”) Donna Freitas, docente alla Boston University, spiega come la moda dell’”aggancio” tra i giovani, caratterizzata da modi spontanei e improvvisati senza alcun impegno, può funzionare fino al periodo universitario, ma poi, per costruire una relazione sentimentale stabile e creativa, il pericolo è l’assoluta inesperienza. Molti ragazzi, magari neolaureati, continua la Freitas, non hanno mai vissuto emotivamente l’attesa di un incontro, non si sono mai confrontati con le loro emozioni, forse non si sono mai innamorati: e, a quel punto, cosa succede? Valdimiro Pellicanò, psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana, esperto di bambini, adolescenti e coppie, aggiunge: “Un paziente si sentiva in grado di comunicare al meglio attraverso sms e post, diceva che poi dal vivo diventava impacciato, arrossiva. La comunicazione asincrona e seriale permette di preservare se stessi, le proprie emozioni, e allo stesso tempo di aumentare il compiacimento. Il “mi piace” su Facebook, ad esempio, orienta i comportamenti da tenere nella comunità virtuale per sentirsi appealing. I social media e il loro funzionamento meccanico e standardizzato rinforzano gli aspetti narcisistici del sé perché ci mettono in mostra ma senza metterci in gioco. In questo modo però non aiutano la relazione a farsi esperienza ma solo a consumarla”. In America l’opinione pubblica si scatena: “Ho visto uomini fare uno sforzo maggiore nel trovare un film da vedere su Netflix che nel comporre un sms per chiedere a una donna di uscire”, scrive la blogger trentaquattrenne Anna Goldfarb. E Joshua Sky, 26 anni, un branding manager di New York, ha detto: “E’ un po’ come per le domande di lavoro on-line, a furia di spargere curricula nell’etere qualcuno abbocca. Oltretutto l’approccio mass-mailer evita un sacco di costi come i primi caffè al bar, poi le cene fuori, etc”. Jessica Massa e Rebecca Wiegand hanno fatto invece fortuna con Gaggle, un sito di incontri hookup, ossia basato sui non-date ma solo sul flirting e sulla seduzione a distanza: “Dato che solitamente – raccontano – lo scopo del primo appuntamento è scremare, ossia verificare le compatibilità attraverso una sorta di tag quali livello di istruzione, posizione politica, gusti culturali, etc, non importa incontrarsi davvero, basta affidarsi a un social network che lo fa al posto tuo”. Che il fenomeno sia di non ritorno lo dimostra anche il recente aggiornamento in versione 2.0 della bibbia del corteggiamento, “The rules” (di Ellen Fein e Sherrie Schneider), o il libro della scienziata sociale inglese Catherine Hakim, “The New Rules: Internet Dating, Playfairs and Erotic Power”, o, ancora, le regole di Ilana Gershon, docente alla Cornell University Press, stilate nel suo “The Breakup 2.0”. E in Italia? I primi manuali d’amore 2.0 cominciano a farsi strada ma sono ancora voci sparse: dite la vostra!