La madre imperfetta un dolore a fumetti , LA REPUBBLICA , 13 agosto 2012

 

Nelle pagine culturali de La Repubblica (p.34) di lunedi 13 agosto, Francesco Pacifico presenta con accuratezza l’autofiction di Alison Bechdel che utilizza, nel suo ultimo romanzo a fumetti Are you my mother?, lunghi brani di opere di psicoanalisti celebri (in particolare del celebre Donald Winnicott) per esplorare il continente misterioso di una madre poco adeguata senza dare, di questo dolorosissimo fatto, la colpa a nessuno.
L’articolo di Pacifico del libro della Bechdel mette in luce l’equilibrio, ne sottolinea l’aspetto freudiano, ne fa intuire il dolore di cui si narra.

Daniela Scotto di Fasano

13/08/2012 – La Repubblica – FRANCESCO PACIFICO  

LA MADRE IMPERFETTA UN DOLORE A FUMETTI

L’autofiction di Alison Bechdel che utilizza psicanalisti celebri … donna, omosessuale, cinquantenne, ha trovato la stabilità economica con il successo del suo primo graphic novel, Fun Home (Rizzoli, 2007), memoir familiare che ruota intorno alla storia del padre, gay non dichiarato, morto non ancora cinquantenne per un incidente stradale che la figlia considera un suicidio mascherato….

Are You My Mother? È un romanzo a fumetti dove si parla di una madre poco affettuosa e di una figlia che cerca di capire che ruolo darle. È un’indagine per scoprire cosa è stata la madre nella vita dell’autrice, e la protagonista dell’esperimento di autofiction, Alison Bechdel, chiama a collaborare alcune grandi menti e sensibilità inglesi: Virginia Woolf e gli studiosi della psiche Donald Winnicott e Alice Miller, i cui testi compaiono massicciamente nell’istruttoria di questo racconto, ad accompagnare le scene di vita familiare, dimostrando che la biografia intellettuale e quella tout court in certe vite sono inseparabili e non per snobismo. In un lungo profilo sul New Yorker, lo scorso aprile si scriveva: «Bechdel è un intellettuale populista e una pioniera, in quanto donna, in un genere che non solo è in prevalenza maschile ma perfino macho». Dopo gli inizi underground della striscia Dykes To Watch Out For (antologizzata in Italia da Rizzoli nel 2009), Bechdel, donna, omosessuale, cinquantenne, ha trovato la stabilità economica con il successo del suo primo graphic novel, Fun Home (Rizzoli, 2007), memoir familiare che ruota intorno alla storia del padre, gay non dichiarato, morto non ancora cinquantenne per un incidente stradale che la figlia considera un suicidio mascherato. Il libro è stato il primo romanzo a fumetti a esser candidato per il National Book Critics Circle Award. Per il romanzo successivo, Bechdel ha rilanciato con sei anni di lavoro e una storia meno appariscente ma ben più complicata: capire che ruolo avesse avuto sua madre mentre si consumava la vita complicata del padre. La storia che ne esce fuori è pesantemente metanarrativa, si va avanti e indietro nel tempo come dall’analista, si seguono tante piste, compresi i sogni, e ci si deve arrendere all’idea di leggere lunghissimi stralci di opere di psicanalisi insieme ai piacevoli ritratti di vita familiare in bianco, nero, grigio e magenta. Fra i testi di riferimento di Bechdel, Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero sé di Alice Miller (1979, Bollati Boringhieri 2008) la aiuta a capire come sua madre, fragile o depressa, possa aver usato Alison e la sua capacità di empatia per farne uno specchio di ciò che voleva vedere, spingendola a sviluppare un falso sé. Alison diventa una bambina molto obbediente. Un lungo brano da The Ordinary Devoted Mother and Her Babydi Winnicott (1949) approfondisce la questione, spingendo il lettore ad abbandonare l’idea di intrattenimento e a considerarsi egli stesso in analisi: «… Una madre diventa depressa e può sentire come priva il figlio di ciò di cui ha bisogno, ma non riesce ad evitare l’insorgere di sbalzi d’umore, che potrebbero essere una reazione a qualcosa che ha colpito la sua vita privata. … In altre parole, ci sono molte ragioni per cui alcuni bambini vengono delusi prima che siano in grado di non farsi ferire o mutilare la personalità da un simile fatto. … Dobbiamo essere in grado di dire: qui la madre ordinariamente devota ha fallito, ma senza dare la colpa a nessuno». Com’è questa madre: ecco la scena di uno straziante pomeriggio in cui Alison bambina guarda la madre che guarda le telenovelas, pochi mesi dopo la morte, in un lasso ristretto di tempo, dei suoi genitori. Alison sviluppa per la madre una tenerezza «tanto più acuta perché non aveva sfogo». Intanto sullo sfondo seguiamo i dialoghi passionali della telenovela. Poi una sera, davanti alla telenovela, la madre le chiede «Mi ami?». Ecco i pensieri di Bechdel adulta: La mia famiglia non parlava mai d’amore. Sono sicura che nessuno mi aveva mai detto che mi amava. Ma subito seppi che volevo più di ogni cosa assicurarla che l’amavo. Dovevo stare attenta a come rispondevo, però. Troppo entusiasmo sarebbe parso falso. Troppa serietà, sarebbe parsa rancore. Troppa lentezza, e avrei perso per sempre la mia occasione.

Mentre la piccola Alison risponde un impassibile «Sì», la voce narrante adulta dice: «Ora vedo che nessun grado di sincerità o alacrità sarebbe stato sufficiente». Virginia Woolf, che in questo libro compare come compagna di sventura della Bechdel, perché anche lei dovette scrivere un libro, Gita al faro, per riuscire a risolvere la madre, auspicava l’arrivo del grande scrittore femminile. Nonostante sia un libro freudiano e la sua autrice venga dalla controcultura più progressista, Are You My Mother? Sembra puntare a una letteratura asessuata: è un libro per figli, per ex neonati, dove Winnicott viene scambiato per una donna e usato come surrogato letterario di una madre poco presente. Quanto alla somiglianza fra il suo avatar disegnato e Tintin, al New Yorker Bechdel dice: «Tintin non è androgino né mascolino: è asessuale. Quella neutralità estetica mi piace. Cerco sempre di essere una persona generica».

Al di là del miscuglio di Freud e superamento dei generi, però, forse l’unico problema di questo libro è che è un libro per pazienti: ci sono due pazienti, l’autore e il lettore, e devono entrambi uscire migliorati rispetto alla propria malattia. La contemplazione non è cosa per la narrativa americana. Tutto sembra orientato al miglioramento personale. Il dolore deve far crescere per forza. L’ansia di redenzione o uscita dal dolore, che sta alla base di tutta l’industry dei manuali e degli show di autoaiuto, è alla base anche di molta narrativa contemporanea americana. La prima parte di Libertà di Franzen è un memoriale psicanalitico; l’ultima è un compendio di redenzioni di un’intera famiglia; la vulgata su Mad Men vuole che il tema fondamentale sia la ricerca della verità interiore di Don Draper, a partire dal suo passato oscuro. Bechdel si inserisce, con molto talento, in questo filone, un auto-aiuto più denso di riferimenti, forte, originale, ma pur sempre un tentativo rassicurante di ricomporre il caos.

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