Riflessioni sul saggio “La funzione paterna: fattori intrapsichici, relazionali e sociali” di Giovanni Foresti.

Luisa Accati

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Alcune considerazioni di ordine generale per meglio chiarire il mio punto di vista.

1  Gli psicanalisti lavorano sul presente e si confrontano con due generazioni passate (genitori, nonni) e una o due future, figli  e nipoti. Gli storici viceversa lavorano sul passato spesso remoto e su lunghe durate (trecento o quattrocento anni). Così accade che ci si possa non intendere sul “cambiamento”, gli storici vedono in ciò che sembra cambiato vecchie conoscenze.

2  Gli psicanalisti lavorano sugli individui, gli storici sulle istituzioni o sui soggetti collettivi come famiglia, popolo, esercito, folla e così via.  La storia ha la tendenza a sottovalutare il ruolo dell’individuo, mentre la psicanalisi quello del contesto.

Osservazioni rispetto al saggio.

a) La maternità è più evidente della paternità, ma questo dato è stato amplificato in modo enorme e per ragioni socio-politiche in 2000 e più anni di culto mariano.

E’ indubbio che la maternità è un fenomeno più evidente della paternità, ma anche questo dato ha una quota non trascurabile di “designazione”, infatti la certezza della maternità riguarda più chi la segue e vi assiste che non i figli. In parallelo l’evidenza della paternità è stata oscurata dalla cultura occidentale. Del resto, quando la mortalità per parto era altissima, un gran numero di bambini era allevato dal padre e da altre donne diverse dalla madre, come ben racconta la storia di Biancaneve. C’è una componente di “designazione” anche della madre accuratamente evitata.

Citi un saggio di Russo in cui si dice che “nelle culture in cui non è riconosciuto il rapporto fra sessualità e nascita della prole, il maschio che svolge funzioni paterne” è lo zio materno. Un antropologo inglese Edmund Leach in un saggio dal titolo Virgin Birth (1) ha dimostrato, in modo molto convincente, che non esiste un popolo che non sappia come nascono i bambini, tutti conoscono il ruolo del padre nella nascita.  In ogni caso in cui sembra che non lo si sappia si tratta di forme di dissimulazione mitiche per accreditare origini diverse da quelle che si hanno. Per esemplificare l’equivoco, Leach usa proprio il caso dei cattolici: i cattolici sostengono che Cristo è nato da una vergine non perché  ignorino come si concepiscono i bambini, ma per garantire che Cristo discenda da Dio e non da Giuseppe. E’ vero invece che lo zio materno svolge funzioni paterne, ma questo avviene nei gruppi in cui uno strato sociale è costituito da guerrieri, molto esposti alla morte o all’assenza. Per questo le mogli dei guerrieri sono affidate alla protezione dei loro fratelli e la società è matrilineare. Tutto ciò per dire che c’è un’evidenza anche della paternità, diversa da quella della maternità, più estraniante d’accordo, ma c’è sempre.

b) Certamente quella paterna, come dice Ricoeur, è una funzione “problematica, incompiuta e inquieta”, ma la causa di ciò non è nella biologia ma nell’organizzazione sociale. Mentre le donne hanno tutte un chiaro compito: fare i figli e curarli, siano aristocratiche o plebee e questa richiesta, sia pur ridotta nel numero di figli, rimane ancora operativa, il compito del padre è molto più soggetto a variazioni a seconda del tipo di lavoro e dello strato sociale. In Antico regime si passava dal padre che allevava il figlio fin da piccolo nella sua bottega di pittore o di artigiano, al padre che veniva arruolato e partiva per guerre da cui spesso non tornava o tornava anni e anni dopo più o meno devastato (esiste un bel film tratto dalla documentazione reperita dalla storica Natalie Davis del regista Daniel Vigne “Martin Guerre” che racconta la storia di un uomo partito per la guerra e che quando fa ritorno, dopo molto tempo, né sua moglie, né i suoi compaesani sono sicuri che sia proprio lui).

In un certo senso la crisi del maschio c’è sempre stata negli strati bassi della popolazione, non così in quelli alti e in quelli medi. La crisi del maschio di cui si parla oggi mi sembra piuttosto la crisi dei ceti medi. Il mondo della finanza (senza produzione), in balia del quale ci troviamo è estremamente maschile come ben si può vedere nel film Insede Job di Charles Ferguson che fa una brillante sintesi ben documentata delle cause dell’ attuale crisi. Infatti mostra efficacemente i finanzieri e banchieri spregiudicati che fanno il brutto e il bel tempo, giocando in modo losco con la ricchezza virtuale. Certo di paterno non hanno proprio nulla a cominciare dal fatto che non producono alcunché, ma speculano solo.

c) Sono assolutamente d’accordo che i tramonti del complesso edipico siano numerosi e che siano una sorta di tappe successive salutari di maturazione. Aggiungerei solo che ci sono le tappe nella vita individuale e le tappe nel percorso storico; ci sono padri con cui non si sono fatti i conti e che non tramontano mai. Gli italiani non hanno fatto i conti con i loro padri fascisti e ne pagano le conseguenze con l’instabilità politica, Berlusconi e la nipote di Mussolini di nuovo in Parlamento. I tedeschi invece hanno fatto i conti con i loro padri nazisti, almeno abbastanza da avere una notevole stabilità e nessun rischio che nuovi tipi di fascisti come quelli che sono al governo da noi possano trovare spazio nella cosa pubblica.

d) A proposito di Untergänge 2 e 3. La morale borghese si fondava sulla “supremazia maschile” a Vienna ai tempi di Freud – dici e poi aggiungi – “Ma oggi tutto è mutato” e qui a me, come accennavo all’inizio nelle considerazioni generali, non basta il tempo. Tutto mutato solo dal 1924, meno di cento anni? I figli, malgrado tutte le scoperte della biologia e della medicina, per nascere continuano ad aver bisogno di un uomo e di una donna e questo dato che riguarda qualsiasi popolazione al mondo è anche il denominatore comune che consente le comparazioni fra culture diverse.  In cento anni mutamenti ce ne sono, ma sono perlopiù assestamenti diversi, che portano vistose tracce del passato. Il donatore anonimo della fecondazione assistita si comporta esattamente come Dio Padre, non appare e tuttavia rende fertili centinaia di donne senza nemmeno toccarle: un passaggio all’atto della eterna verginità di Maria, nonché numerosi casi d’immacolata concezione. La nascita separata dalla sessualità della coppia, questa volta sul serio e non solo nel mito. Quanto alla libertà sessuale, almeno per le donne è libertà di erotismo (e anche piuttosto grossolano) ma la maternità che pure è un momento essenziale della sessualità femminile è diventata difficile come non mai.

e) Io non credo che la crisi del maschio ci sia, penso che continui sempre il conflitto contro il padre, contro il padre reale. Oggi ci troviamo in uno di quei brutti tramonti, per usare il tuo linguaggio, che non lasciano presagire nessuna bella giornata. Si verifica a intervalli regolari quando prevale l’immaginario religioso o quello ideologico che lo riflette.

Devo riassume alcuni concetti sul mio terreno per spiegarmi.

La religione cristiana amministra il legame fra sessualità-fertilità-ricchezza e divide gli uomini (le persone di sesso maschile) in due categorie: celibi e sposati. I celibi  soltanto, né mariti, né padri, possono dedicarsi al servizio di Dio, quando si fanno preti sono senza moglie, senza figli e senza ricchezza, in compenso diventano arbitri dei valori astratti corrispondenti: definiscono la maternità, la filiazione, il matrimonio e fanno della povertà, cioè della non dipendenza dagli oggetti, la vera ricchezza che può intervenire sulla ricchezza materiale per mondarla. I più recenti esempi, per chi pensasse che questa simbologia non conta più, è la legge 40 sulla fecondazione assistita e i legami dello IOR con Sindona e altri poco chiari negozi. Quanto al “consumismo” trae piacere solo nel momento dell’impossessamento dell’oggetto subito riemerge il bisogno di un altro oggetto, non si sa godere l’oggetto, non si sa dipendere da lui con equilibrio, né usarlo, prevale come condizione profonda di base uno stato di povertà interiorizzata da colmare continuamente.

La sessualità-maternità-fertilità ricchezza gestita dai celibi (uomini-figli che si ritengono superiori moralmente, più abili, più furbi nell’uso delle donne e della ricchezza) si contrappone e spesso schiaccia l’economia paterna, quella reale, laica cioè basata sul rapporto sessuale con la moglie, madre dei figli, sulla fertilità di entrambe i genitori, sulla produzione di beni e sull’uso della ricchezza monetaria e materiale che ne deriva. L’attuale crisi economica è tutta all’insegna dei valori virtuali cioè puramente astratti, nominali e finanziari e sullo smantellamento degli stabilimenti e delle manifatture, nonché sull’umiliazione dell’arte e della cultura laica. E’ una regressione a un mondo di tipo celibatario, senza progetto sociale di riproduzione e di produzione. Basta sostituire a virtuale (furbo, abile) “spirituale” e immaginare la mancanza di merci come “povertà” e le origini storiche della crisi sono chiare. Come sempre è una crisi edipica, è ovvio che gli psicanalisti si precipitino a occuparsi del padre (funzioni, designazioni ecc.): ce n’è bisogno per tornare a crescere.

Più che una crisi è un dato strutturale della cultura occidentale. Il padre come persona che è contemporaneamente il marito o compagno (comunque l’amante accettato) della madre, l’autore biologico del figlio o della figlia per il suo 50% e l’educatore responsabile dei figli è una persona relativamente rara. Gli uomini per ottenere questa condizione hanno dovuto e devono affrontare un’ideologia di tipo celibatario o, come si dice oggi da single, che li ostacola. Il padre completo di anima e corpo e munito di moglie con la quale, a differenza di san Giuseppe, ha rapporti sessuali e dunque non separa la sessualità dalla nascita, è un signore che si afferma in modo consistente in Europa, dal ‘700 fino agli anni 70 del ‘900, insieme all’illuminismo e soprattutto alla laicità che mette il padre reale borghese con i suoi limiti umani al centro della paternità e cancella Dio-Padre. La dignità del padre umano è inversamente proporzionale all’importanza di Dio-Padre. Il padre libero pensatore umano è un professionista e/o un capitalista, è sposato, fa figli e produce servizi e/o beni materiali. Contrariamente a quel che può sembrare a un primo sguardo, il femminismo (quello emancipazionista) completa la sua paternità, infatti ridimensionando il ruolo domestico delle donne, ha di fatto messo gli uomini in condizione di occuparsi realmente e concretamente della cura dei figli. I padri del ‘900 sono in pratica i primi padri a pieno titolo.  Questi padri laici, capaci di affetto sia verso la moglie che verso i figli e le figlie, sono sotto attacco di nuovo. Infatti trionfa la gestione della ricchezza astratta, denaro fatto col denaro, anziché una ricchezza produttiva e fertile espressione di un progetto costruttivo.( ) La supremazia maschile continua, ma l’uomo dominante si è nuovamente disfatto della produzione sia di figli che di manufatti, è un mistico del denaro i soldi non gli servono in un progetto sociale, né per comprare il fatidico “piatto di minestra”, ma solo per fare altri soldi per il potere che la ricchezza conferisce.  Se il miliardario ha una famiglia è solo perché fa parte delle cose da avere, come le auto di lusso, lo yacht e le ville, infatti spesso ne ha più di una. Questo tipo di falso padre non può tramontare perché non c’è modo di interiorizzarlo, non insegna nulla e vive moglie e i figli come oggetti di dominio; non può essere nemmeno interiorizzato in veste di monito negativo come si può, forse, fare con un padre fascista o delinquente.

Un padre per tramontare deve essere stato un padre autentico se no non può tramontare. L’immaginario cristiano il padre umano non lo prevede. Se i cattolici lo escludono dal IV secolo, i protestanti a partire dal ‘500 escludono la figura materna dalla configurazione simbolica e mettono al centro Dio-Padre. Il padre umano, figlio senza mediazioni materne, diventa l’incarnazione del Padre Eterno. Non è più l’interprete della Legge come nell’Antico Testamento, bensì la Legge incarnata, è un figlio di Dio, divino lui stesso. Questa confusione fra Dio-Padre e il padre che non vuole mai smettere di essere figlio per non perdere l’immortalità, la illustra in modo mirabile Ingmar Bergman in tutti i suoi films dove ci sono sempre padri tremendi. Anche questo è un falso padre e infatti anche lui non tramonta mai. Protestanti e cattolici sono in realtà due bande di figli complici nel dominio sulla madre e sulla ricchezza a danno del padre. 

Note

1 ) E. Leach, Virgin Birth, The Henry Myers Lecture 1966, King’s College, Cambridge in Proceedin of the Royal Anthropological Institute of Great Britain and Ireland, Volume 0, Issue 1966, pp.39-49

2 ) L’ipotesi fatta da alcuni che il padre che cura i figli sia in realtà un “mammo”(Cfr. S. Argentieri, Da San Giuseppe ai nuovi mammi, Meltemi, Roma 1999) è un ennesimo tentativo di esclusione. L’unico modo di occuparsi dei figli è farsi carico di ciò di cui hanno bisogno. Le cure di un padre sono in realtà diverse da quelle di una madre anche se le esigenze a cui vanno incontro sono le stesse.

3 dicembre 2013