Le ragioni del quorum

Le ragioni del Quorum

 

L’Esecutivo ha invitato un gruppo di Soci, esperti in materia societaria, ad esprimersi in merito alla proposta di modifica percentuale del quorum costitutivo valido ai fini dell’approvazione degli emendamenti allo Statuto e al Regolamento della Società Psicoanalitica Italiana. Il gruppo, coordinato da R. Musella e formato da M. Bezoari, A. Bigi, F. De Masi, G. De Renzis, G.P. Kluzer, R. Musella, R. Petrini, L. Sarno e S. Thanopulos, ha prodotto il seguente documento che riassume le posizioni espresse durante un intenso, sincero e costruttivo dibattito. Il documento ha la finalità di informare, orientare e stimolare un dibattito, tra i Soci, in merito alla proposta di emendamento:

 

PROPOSTA DI EMENDAMENTO all’ART.18

L’emendamento proposto dall’Esecutivo riguarda il seguente articolo dello Statuto:

Art. 18 EMENDAMENTI Emendamenti allo Statuto e al Regolamento possono essere proposti da almeno un decimo dei Soci con diritto di voto. Gli emendamenti sono approvati con il voto favorevole dei due terzi dei votanti, a condizione che sia stato raggiunto il quorum del 50% degli aventi diritto al voto

La proposta di modifica prevede di abbassare il quorum costitutivo al 33%

 

PREMESSA

Un chiarimento sull’Istituto del quorum costitutivo.

Con quorum costitutivo si intende una percentuale minima di voti, da raggiungere tra gli aventi diritto, per ritenere una data votazione valida. L’ Art 21 del Codice Civile afferma che “per impedire che, per l’inerzia dei suoi membri, il governo di un ente sia pericolosamente affidato ad una minoranza più presente e attiva, è previsto che per le delibere più importanti (quali quelle riguardanti la modificazione dell’atto costitutivo e dello statuto nonché lo scioglimento dell’ente) siano adottate le maggioranze qualificate”.

Prima del 2012 lo Statuto della SPI non prevedeva l’Istituto del quorum costitutivo ma solo quello di un quorum deliberativo pari ai 2/3 dei votanti. Il che significava che seppure ad una votazione avesse partecipato un numero esiguo di Soci la stessa sarebbe stata ritenuta valida e l’emendamento approvato semplicemente se avesse raggiunto una maggioranza pari ai 2/3 dei votanti. L’Esecutivo presieduto da S. Bolognini, ascoltato il parere del consulente legale della SPI, ritenne necessario adeguare lo Statuto a quanto prescritto dal Codice Civile. Già allora ci fu però chi ritenne, alla luce delle votazioni svolte negli anni precedenti, il 50% una percentuale troppo elevata.

 

SINTESI DELLE POSIZIONI EMERSE

Per quanto le posizioni emerse siano state diverse, e come si può leggere nella sintesi del dibattito diversamente argomentate, si rileva al termine di un confronto dialetticamente costruttivo una divisione, non radicale, tra due punti di vista.

Il primo, adottato da Bezoari, De Masi, Kluzer, Musella e Thanopulos, è decisamente favorevole alla proposta di modifica del quorum. Questo gruppo non trova correlazione tra la cosiddetta disaffezione societaria e l’introduzione dell’Istituto del quorum costitutivo. Sulla base di valutazioni statistiche fatte sulla percentuale di votanti che precedettero e seguirono l’introduzione del quorum, ritengono la percentuale del 50% una percentuale troppo alta che di fatto ha prodotto e continua a produrre una paralisi dello Statuto.

Il secondo gruppo composto da Bigi, De Renzis, Petrini e Sarno ritiene che la proposta di modifica del quorum sia un palliativo che non risolve la patologia che affligge la vita societaria, una disaffezione ingravescente che dovrebbe trovare risposte, non semplicemente sintomatiche, ma ragionate e profonde.

Tra quelli favorevoli all’abbassamento del quorum costitutivo, alcuni lo vorrebbero del tutto eliminare, altri lo vorrebbero ulteriormente limare al ribasso.

Bigi e Kluzer infine, vorrebbero che fosse limato al ribasso anche il quorum deliberativo portandolo dall’attuale 66% al 50% (Bigi) o al 60% (Kluzer)

SINTESI DEL DIBATTITO

Su richiesta di Kluzer si prendono in visione i risultati delle votazioni agli emendamenti degli ultimi undici anni.  Dal documento fornito da Gabriella Giustino si evince che il quorum costituivo pari o superiore al 50% si è raggiunto solo in due occasioni. Nel settembre 2011, votazione riservata ai soli Membri Ordinari che estendeva la validità delle analisi ai fini del training a tutti i MO e nell’ottobre 2017, votazione che aveva come fine quello di accreditare la SPI presso l’Istituto superiore della Sanità. Musella fa notare che in quella occasione ci fu una mobilitazione generale, data l’importanza dell’accreditamento, che coinvolse l’Esecutivo nazionale, i Presidenti, i Segretari, e i Segretari Scientifici dei Centri. Tale sollecitazione al voto non sembra opportuna.

De Masi si dichiara subito molto favorevole all’abbassamento del quorum. Ritiene la proposta necessaria ad apportare modifiche allo Statuto altrimenti impossibili. Si augura che la maggioranza dei Soci capisca l’importanza dell’emendamento proposto e voti favorevolmente. Bigi dissente. A partire dalle argomentazioni portate, non ritiene ci sia l’esigenza di modificare il quorum costitutivo. Afferma che se il problema sta in una partecipazione al voto inferiore al 50% bisogna coinvolgere meglio e diversamente i Soci. Vorrebbe che l’Esecutivo si occupasse di questa scarsa partecipazione. Aggiunge però che gli sembrerebbe democraticamente più adeguato ridurre il quorum deliberativo al 50%.

Thanopulos si dichiara favorevole all’abbassamento del quorum. Il rischio è che alcuni emendamenti poco importanti sul piano politico ma significativi sul piano del buon funzionamento della Società possono restare al di sotto della soglia. Bezoari, d’accordo con Thanopulos, afferma che, con l’attuale quorum, se gli emendamenti necessari all’ordinaria gestione rischiano di non passare per lo scarso interesse dei Soci (come è già accaduto), quelli di significato più importante e su temi controversi potrebbero essere bloccati da una minoranza. Thanopulos ritiene che il quorum al 50% non tiene conto della realtà delle associazioni in cui solo una parte dei Soci è sempre attiva.

De Renzis afferma che, a suo avviso, la SPI appare sempre più appesantita dall’assoggettamento a un malinteso ‘principio di realtà’ e sempre meno in grado di consentire e favorire il ‘piacere’ di una valida, partecipe vita associativa. Le ragioni sono a suo parere in massima misura strutturali, innanzitutto conseguenti al crescente numero di iscritti. Condivide la diagnosi di Bigi: l’abbassamento del quorum costitutivo per gli emendamenti è soltanto un sintomo della patologia istituzionale che denuncia.
Nota che negli ultimi anni il trend dei votanti è risultato in progressiva decrescita, come appunto i sostenitori del 33% tengono a evidenziare, ma purtroppo – e ormai già da anni – ben al disotto di quella percentuale. Si domanda se aprire una tantum all’aggiustamento al ribasso del quorum sulla percentuale effettiva dei votanti non faciliti lo slittamento in una deriva incontrollabile. In sintonia con Bigi si aspetterebbe una proposta terapeutica volta ad affrontare la patologia riscontrata e non una terapia che, invece che tendere a risolvere la malattia, viene ridotta a una sorta di intervento palliativo. Su questo punto concordano anche Petrini e Sarno. Quest’ultimo ritiene che la crisi della psicoanalisi sia anche figlia di una patologia istituzionale che cerca risposte concrete a problemi profondi che anderebbero affrontati diversamente. Trova preoccupante il progressivo ridursi del numero di Allievi che si presenta in Assemblea a ricevere il Diploma che consacra il loro ingresso in Società. Trova altresì preoccupante che gli Allievi, che arrivano alla qualifica, mostrino una conoscenza ridotta e un uso improprio delle teorie e dei modelli di riferimento, una scarsa comprensione e ridotta sensibilità nei confronti dei fenomeni di transfert e di controtransfert, un ridotto o assente uso dell’interpretazione (dei sogni in particolare) e una scarsa attenzione alla dimensione inconscia della relazione. Sarno ritiene che questo sia il sintomo più evidente di una crisi istituzionale che vede la sua causa principale nella crisi di un pilastro, il principale (quello fondante), della nostra identità societaria: il training formativo. Petrini ricorda che la SPI è una istituzione che non ha semplicemente la finalità di protezione professionale, non è un Ordine Professionale. Essa è una Istituzione che produce un ampio spettro di Cultura, Scientifica in primis. Produce Formazione. Il nostro INT garantisce la continuazione nel tempo della nostra disciplina. Questo punto rende del tutto peculiare la SPI. Crea un tessuto societario speciale, perché i nostri soci sono direttamente interconnessi tra di loro da rapporti, vincoli, discendenze, in una rete connettiva che è la sua ricchezza. È da questa considerazione che secondo lui dovrebbe scaturire il criterio di scelta del valore del quorum. Questo Esecutivo, nei suoi programmi di candidatura, ha posto come uno dei punti centrali proprio l’obiettivo della partecipazione dei Soci alla cosa comune e alcuni segnali di questa volontà si percepiscono nelle scelte che l’Esecutivo va facendo. Perché, allora, promuovere una iniziativa, quella della riduzione del quorum, che va precisamente nella direzione opposta a quella dichiarata di voler seguire? Sarno condivide quanto espresso da De Renzis, Bigi e Petrini sia per quel che riguarda il dovere di un coinvolgimento democratico di tutti i Soci nella comprensione del significato (cause ed effetti) di passaggi decisionali di tale portata; sia l’importanza di riguardare con attenzione gli articoli dello Statuto, del Regolamento e le Procedure di Regolamento, e in ogni caso di non omologare le modifiche dello Statuto e quelle relative al Regolamento.

Musella si dice altrettanto preoccupato della disaffezione alla vita societaria e si dichiara pronto a cercare soluzioni condivise, ma ritiene che l’attuale paralisi statutaria decretata dal quorum costitutivo al 50% rischia di rendere la disaffezione ancora più marcata. Si dice, al pari di De Renzis, consapevole che la partecipazione alla vita societaria diminuisce percentualmente all’aumentare del numero degli iscritti.  È una questione di peso specifico del singolo Socio all’interno di un gruppo. In dieci il peso politico del singolo varrà il 10% della Società, genererà senso di responsabilità e necessità di informazione. In mille il peso diminuisce e favorisce ritiro narcisistico. Sarno viceversa, affermando la specificità, se non l’unicità, delle caratteristiche della nostra Istituzione, ritiene la nostra Società espressione di un gruppo di persone che, diventando membri, sulla base di un itinerario formativo straordinario (il training psicoanalitico), acquisiscono una identità scientifica, clinica ed etica. Il fatto che alla crescita numerica corrisponda una necessaria e fisiologica riduzione partecipativa (assembleare e al voto) non gli risulta dunque affatto convincente, se il principio identitario rimane costante.

Bezoari auspica che questo scambio ristretto tra “esperti” sia preparatorio e non sostitutivo di una discussione più allargata. Vorrebbe che i Soci fossero coinvolti nelle procedure prima di essere chiamati a votare. De Renzis è del parere che in questa circostanza sarebbe stato opportuno che fosse stato promosso, dallo stesso Esecutivo l’iter della raccolta di firme, coinvolgendo così fin dall’inizio quella base ritenuta ‘fisiologicamente’ passiva e demotivata su temi si tal genere.

Bezoari aggiunge, nel merito del dibattito, che la prassi del voto postale e online rende sostanzialmente superflua la preoccupazione sottostante il principio legale dei quorum costitutivi, che è quella di garantire un’adeguata presenza degli aventi diritto nelle occasioni assembleari in cui vengono prese decisioni significative. Col voto online la presenza di tutti è virtualmente assicurata. Se il codice civile impone di adottare un simile quorum, è però a nostra discrezione quantificarlo. Pensa che la scelta del 50% sia stata ispirata da un eccesso di zelo nel conformarci a modelli esterni, oltre che da wishful thinking circa la reale partecipazione dei Soci alla vita istituzionale. Quali che fossero le intenzioni, gli effetti indesiderabili sono ora ben evidenti.

In una visione d’insieme del nostro statuto, una simile indicazione era ed è piuttosto incoerente, se si considera che per quanto riguarda le riunioni dell’Assemblea in senso stretto “le deliberazioni sono valide qualsiasi sia il numero degli intervenuti” (art. 8 dello statuto) e che per l’elezione delle cariche societarie centrali e periferiche “è richiesto un quorum minimo costituito dal dieci per cento degli aventi diritto di voto” (art. 19 del regolamento). Petrini ribatte che il quorum, richiesto per una votazione assembleare per la gestione corrente, e quello richiesto per modificare lo Statuto deve essere diverso.

Petrini ritiene utile, nel decidere il valore percentuale da assegnare al quorum costitutivo, tener conto di alcuni parametri e necessità:

  1. esso deve permettere, in accordo a nuove condizioni istituzionali, una certa facilità nell’apportare modifiche allo Statuto. Questo parametro definisce la flessibilità.
  2. l’altro parametro è il fattore stabilità,nel senso che è necessario che i principi fondanti e regolatori dell’Istituzione debbono avere quote di garanzia della loro stabilità e permanenza.

Bigi, Kluzer e Bezoari chiedono a Petrini quali sono state le motivazioni che spinsero l’Esecutivo, in cui era Segretario, a introdurre il quorum costitutivo e perché del 50 %. Petrini, riportando per esteso uno dei pareri legali, che portarono l’Esecutivo a introdurre il quorum costitutivo, risponde che il quorum costitutivo fu introdotto dopo avere sentito il parere legale di più di uno specialista della materia. Per la percentuale richiede di immaginare, pur fatte le debite differenze, quale sforzo è richiesto per modificare la Carta Costituzionale di una nazione.

Thanopulos ritiene che il quorum debba tener conto della percentuale dei Soci realmente attivi. Afferma che il quorum del 50% favorisce il cosiddetto partito dell’astensione, a discapito di chi tiene a cuore le vicende societarie e fa una scelta di campo.

Musella dissente rispetto a quanto affermato da alcuni, riguardo la soluzione palliativa che verrebbe proposta per star dietro alla progressiva disaffezione alla vita societaria e rileva che molti, tra quelli che si dicono ora favorevoli ad una riduzione del quorum, si erano già detti contrari allora all’introduzione del quorum costitutivo al 50%, perché avevano valutato l’andamento delle precedenti votazioni e avevano di conseguenza previsto che l’introduzione del quorum al 50% avrebbe paralizzato qualsiasi successivo tentativo di modifica, cosa che si è puntualmente verificata. Anche De Masi si oppone all’idea che abbassare il quorum sia segno di adeguamento alla disaffezione societaria. Ritiene sia semplicemente il bisogno di ristabilire un corretto funzionamento istituzionale. Kluzer non ritiene si possa stabilire una correlazione diretta fra l’assenteismo preoccupante di molti Soci e i possibili interventi di correzione delle regole statutarie ora in discussione. Bezoari concorda sull’opportunità di distinguere il problema del quorum costitutivo, che è stato introdotto solo pochi anni fa, da quello della disaffezione di parte dei Soci, fenomeno già ben noto da tempo. Chiede se sono disponibili documenti  riguardo  le discussioni fatte allora e le percentuali di voto con cui fu approvato l’emendamento che introdusse il quorum costitutivo. Musella in risposta alle richieste di Bezoari, fornisce due documenti ufficiali. Il primo relativo alla discussione svolta nei Centri alla fine del 2011, riguardo l’emendamento in questione, e il secondo relativo ai risultati della votazione fatta al principio del 2012. Dall’analisi dei documenti fa una considerazione statistica: la proposta di istituzione del quorum costitutivo non sarebbe stata approvata se allora fosse esistito un quorum costitutivo al 50%, sarebbe stata approvata se viceversa il quorum fosse stato al 33%. Votarono infatti allora, ad un pacchetto complessivo di 37 emendamenti allo Statuto e al Regolamento, il 46,6% dei Soci.

Kluzer dichiara che votò contro l’introduzione del quorum costitutivo e che la spiegazione che allora si diede, e che ancora ritiene valida, fu che l’introduzione statutaria di questa innovazione potesse essere considerata alla stregua di una comprensibile reazione alle vicende, molto avvincenti e appassionate, che avrebbe portato di lì a poco, alla modifica della natura delle analisi richieste ai futuri candidati SPI (analisi condotte dai Membri Ordinari valide ai fini del training). La paventata destabilizzazione, sostiene Kluzer, che tale approvazione avrebbe potuto avere sulla struttura della SPI, sul suo Training, su eventuali conflittualità con l’IPA e altro, anche a distanza di parecchi anni, non si è fortunatamente avverata. Sarno non concorda con Kluzer sul fatto che l’emendamento che ha esteso ai MO la possibilità di svolgere analisi finalizzate al training non abbia avuto alcuna conseguenza. A suo avviso l’emendamento ha sancito un principio giusto ma in modo parziale e sbagliato: non ha scorporato l’analisi personale dal training e ha posto di fatto i MO, all’interno del gruppo formatore (gli AFT) ma in una posizione ugualmente ibrida e ambigua. Petrini ricorda che la proposta e successiva votazione dell’emendamento che stabiliva il quorum deliberativo non fu, all’epoca, una scelta isolata, ancor meno non fu una scelta per proteggere la SPI dai barbari innovatori.  Fu al contrario uno degli emendamenti, insieme ad un’altra quindicina di emendamenti, che l’Esecutivo Bolognini portò a compimento per innovare e correggere.

Kluzer sostiene che l’introduzione del quorum costitutivo al 50% ha senz’altro fatto pendere la bilancia – flessibilità/stabilità – evocata da Petrini, verso la stabilità, che ha acquisito le caratteristiche di una paralisi patologica. Al di là quindi delle considerazioni molto valide espresse da Bigi, De Renzis e Sarno sulla necessità di affrontare e approfondire anche la natura del disagio e disaffezione di molti Soci nei confronti della vita societaria della SPI, pensa di dover ringraziare l’attuale Esecutivo di aver sentito l’esigenza di rimediare al più presto a questa situazione di paralisi, che blocca la flessibilità necessaria per adeguare la vita della SPI a nuove esigenze di cambiamento. Sarebbe dell’idea, qualora non ci fossero assoluti imperativi esterni che ci obblighino altrimenti, a sopprimere del tutto ogni riferimento al quorum costitutivo. Come già ricordato da Bezoari la possibilità del voto postale o telematico rende superfluo il ricorso a questo quorum.

Kluzer si unisce a Bigi nell’immaginare una possibile futura riduzione del quorum deliberativo: per esempio portandolo dal 66% al 60%. Un margine minimo di 20 punti fra due schieramenti gli sembrerebbe più che valido per esprimere una solida maggioranza e per evitare possibili “colpi di mano” di una minoranza.

Bezoari afferma che, a suo avviso, non mancano i punti di contatto tra i due (presunti) schieramenti nel presente dibattito. Comprende e condivide, con De Masi, Musella, Thanopulos e Kluzer, la scelta dell’Esecutivo di portare l’emendamento in votazione al più presto, per ripristinare nella SPI “regole del gioco” idonee a garantire una fisiologica dialettica tra stabilità e cambiamento.

Michele Bezoari

Arrigo Bigi

Franco De Masi

Gianni De Renzis

Giampaolo Kluzer

Roberto Musella

Romolo Petrini

Lucio Sarno

Sarantis Thanopulos