Progetto di ascolto Covid-19. Giuliana Rocchetti, Fabrizio Rocchetto

Progetto di ascolto Covid-19. Giuliana Rocchetti, Fabrizio Rocchetto

Gli Psicoanalisti che hanno aderito all’iniziativa – oltre 350 a cui si aggiungono 60 psicoterapeuti allievi in formazione come psicoanalisti presso la SPI – stanno rispondendo in questo periodo a numerose richieste che riguardano la sofferenza psichica provocata o [ri]sollecitata dall’emergenza COVID-19. Osservando i dati relativi alle richieste che ci pervengono – che vanno incrementandosi con l’ampliamento del progetto organizzato dal Ministero della Salute – e negli scambi e riunioni tra colleghi direttamente impegnati nei colloqui con l’utenza, ci troviamo a riflettere sia sulle forme di tale sofferenza che sui nostri strumenti di psicoanalisti. Ci troviamo senz’altro con richieste che sono per una parte direttamente collegate all’attuale situazione epidemica e di “confinamento” (il lockdown), con i suoi portati di lutti, separazioni o vicinanze forzate, sentimenti e situazioni di solitudine, paura del futuro e dell’incognito; per un’altra consistente parte si tratta invece di stati di sofferenza che l’emergenza sanitaria attuale ha in qualche modo slatentizzato, fungendo da inaspettato contatto – in una sorta di après-coup – con un’emergenza interna tanto più spaventosa per il soggetto quanto più era rimasta sconosciuta e insospettata. Abbiamo visto situazioni nelle quali i normali timori e precauzioni si erano trasformati in vere e proprie angosce paranoidi, o in incalzanti e defatiganti rituali di pulizia personale e dell’ambiente in uno strenuo quanto inefficace tentativo di contenimento dell’angoscia; altre in cui era il corpo ad esprimere la sofferenza; oppure situazioni in cui c’era la richiesta di un aiuto apparentemente concreto (come risolvere una situazione, poter chiamare qualcuno ecc.), che tradiva una sorta di ‘perdita’ – in questo momento – di funzioni dell’Io solitamente presenti ed efficaci. Abbiamo ricevuto richieste di genitori che vedevano bambini ‘impazziti’, nella loro improvvisa incapacità a gestirli; adolescenti angosciati; la drammatica richiesta di chi ha chiesto aiuto per come proseguire dopo un ricovero in rianimazione o la scomparsa di un familiare o di un conoscente; professionisti della salute che sentivano di perdere i propri riferimenti e la propria autostima, e che scoprivano attraverso la consultazione una nuova possibilità di pensare.

 

In questo contesto emergenziale la messa a disposizione della nostra professionalità di Psicoanalisti ci richiede modifiche importanti del setting (interno-esterno), che vanno oltre la già importante questione dell’utilizzo dei mezzi ‘da remoto’ (v. a questo proposito il dibattito su spiweb.it). Qui anche il parametro ‘tempo’ (interno-esterno) viene profondamente modificato rispetto a quello che utilizziamo nei nostri setting analitici abituali, dove il tempo della seduta, esattamente definito, fa da cornice al tempo dell’analisi e permette l’emersione dell’atemporalità dell’inconscio.

Diverse le modifiche che dobbiamo ‘mettere in atto’.

  1. Dobbiamo essere noi a chiamare la persona che ha contattato il Centro, e dobbiamo farlo “al più presto e comunque entro 24 ore”. Questo è il tempo che ci siamo dati per uscire dalla risposta ‘in emergenza’ ossia im-mediata da parte dello psicoanalista, e lasciare comunque uno spazio-tempo sia a chi chiama che a noi stessi. Spazio-tempo di attesa che, ancorché ridotto, sappiamo essere importante nel favorire movimenti interni di vario segno rispetto all’incontro che verrà.
  2. Il numero massimo di 4 colloqui, esclusivamente da remoto via telefono e attraverso internet, si svolgono solo dopo aver ottenuto l’autorizzazione rispetto alla normativa sulla privacy da parte di chi si rivolge al servizio di ascolto gratuito. Anche in questo caso, mentre viene subito comunicato all’interlocutore il numero massimo di colloqui che avremo a disposizione, è il nostro assetto interno a farsi carico della coesistenza di tale limite con la specificità dell’ascolto psicoanalitico. Entro questa cornice, limitata ma non necessariamente angusta nel momento in cui manteniamo la nostra specificità di analisti, ci è consentita la libertà necessaria ad allargare lo sguardo, mantenendo attivi tutti i nostri ‘sensori’ (l’Inconscio). Va sottolineato come l’eccezionalità della situazione convochi gli psicoanalisti ad un intenso lavoro sul proprio controtranfert: l’assenza del corpo, l’urgenza, i limiti temporali, il lutto di un contatto che – per sua stessa finalità – non potrà svilupparsi in una relazione analitica come evoluzione dell’ascolto, per citarne alcuni aspetti.
  3. Al temine di questa che potremmo definire una consultazione psicoanalitica breve, sarà utile una restituzione a chi ci ha chiamati. Questa prende forma progressivamente nel corso dei colloqui, attraverso l’individuazione insieme all’utente sia dei punti ‘critici’ della richiesta di aiuto (che possono anche modificarsi rispetto a quelli presentati all’inizio dalla persona), sia delle risorse personali – importantissime – che possono essere messe in campo, ivi compresa la capacità di aver formulato una richiesta. Sarà una risposta che non mira a risolvere quanto ad aprire prospettive di elaborazione e contenimento emotivo. La specificità dell’intervento psicoanalitico si basa sulla possibilità di poter dare un valore simbolico all’evento concreto che ha colpito la persona, valorizzare la possibilità di essere aiutati dal pensare e comunicare. Si basa sulla condivisione e sul confronto con lo psicoanalista, sul recupero del senso di fiducia non sentendosi abbandonati, spesso scoprendo per la prima volta la possibilità di poter chiedere un aiuto psicologico specialistico in un momento di bisogno. In altri casi si tratta invece di riprendere percorsi già avviati prima del COVID-19, interrotti o conclusi.
  4. Un elemento fondamentale di questa iniziativa è il lavoro svolto nel gruppo, a livello di ogni singolo Centro tra i Soci volontari che hanno aderito al progetto coordinati da un Referente, e a livello nazionale nel gruppo dei Referenti insieme alla Presidente SPI e ai Coordinatori nazionali.

Giuliana Rocchetti

Fabrizio Rocchetto