Cultura e Società

“Cammina leggera” di M.C. Risoldi. Recensione a cura di P.R. Goisis

7/01/22
"Cammina leggera" di M. C. Risoldi. Recensione a cura di P. R. Goisis

CAMMINA LEGGERA

di Maria Chiara Risoldi (Manni Editore, 2021)

a cura di Pietro Roberto Goisis

Parole chiave: psicoanalisi, scrittura, anzianità, lutto, futuro, passione.

Matilde ha 66 anni, è una psicoanalista. Esercita la sua professione con piacere e successo, dopo averne svolto altre due nella sua vita. Ha una storia familiare ed esistenziale complessa e tormentata. Da tempo vive con un compagno, dieci anni più anziano, un rapporto affaticato.

Alla morte di suo fratello, anche lui più avanti in età, inaspettatamente ha un crollo, verticale, improvviso, brutale. Tutto viene messo in discussione. Vita, lavoro, affetti. Nulla ha più senso.

Dolorosamente, ma consapevolmente, decide di affrontare il baratro facendosi ricoverare in una clinica.

Lì inizierà un nuovo percorso terapeutico, dopo le 1600 ore delle due precedenti analisi, diverso e illuminante. Su sé stessa, la sua storia, la sua professione, il suo futuro. Ne uscirà cambiata.

Nulla sarà più come prima.

Questa è la trama essenziale del libro di cui mi accingo a parlare brevemente.

Premessa.

Non mi stupisce che alcuni colleghi abbiano degli interessi oltre alla psicoanalisi.
Anzi, lo considero un buon segno e un indicatore di salute mentale.
Molto più raro, per lungo tempo, è stato condividere queste passioni.
Sì, perché di questo si tratta. Di vere e proprie passioni.
Così ci sono psicoanalisti artisti, pittori o disegnatori. Ci sono musicisti e cantanti. Video maker e attori.
Sportivi, mancati o fuori servizio (nell’IPA, in Inghilterra, abbiamo avuto anche un campione mondiale di cricket), spesso praticanti in età anche avanzata.
Ci sono hobbisti, collezionisti, curiosi. 

Nina Coltart diceva che ogni psicoanalista dovrebbe possedere (io aggiungo coltivare) un giardino (almeno un balcone o un vaso…).
Immagino di non conoscere o dimenticare altre forme di vita di molti di noi oltre alla professione psicoanalitica.
Sono contento che ora e ormai sia possibile condividere i nostri interessi, che ci si possa conoscere meglio.

Una delle aree più frequentate dai colleghi è la scrittura.
E’ un’altra ottima notizia, sia perché meglio vengono scritti e meglio si leggono gli stessi articoli scientifici, sia perché la sensibilità di uno psicoanalista, l’ascolto privilegiato che ha avuto, le riflessioni che ha fatto sulla propria vita e su quella degli altri, unite alla creatività individuale possono aprire campi inaspettati e sorprendenti. 
Poesie, noir, saggi, drammi, commedie, racconti, raccontini, perfino romanzi. Ce ne è per tutti i gusti.
Il lato meno positivo di tale tendenza è che ogni testo scritto va ad ingrossare le fila dei già numerosissimi aspiranti scrittori in cerca di editore. Poco male, una buona compagnia.
Un gruppo di colleghi molto ampio (li conoscete tutti, credo), di cui non faccio i nomi per evitare di dimenticarne qualcuno. Alcuni, peraltro, anche con successi editoriali e ampi riconoscimenti.

Tra gli psicoanalisti scrittori (dei quali con un po’ di presunzione e imbarazzo mi sento parte) una categoria in via di espansione e diffusione è quella di chi scrive di sé, ma soprattutto del proprio lavoro incardinato nelle storie che racconta, laddove il distinguo tra l’autore e i soggetti raccontati si fa sfumato e ambiguo.
Mi viene da definirli, in qualche modo, dei romanzi di formazione, nei quali la crescita, lo sviluppo e il cambiamento sono soprattutto quello degli analisti scrittori.
Possiamo così affermare che è nato e si sta sviluppando un genere letterario nuovo, come ho già scritto in passato, a cavallo tra memoir, saggio e narrazione.

Tutto questo lungo preambolo per dire che abbiamo una psicoanalista, o meglio, una scrittrice in più. E il suo romanzo d’esordio. Perché qui si parla davvero di un romanzo, senza dubbi o incertezze.
Maria Chiara Risoldi, una nostra (ex) collega di Bologna, che ho avuto la fortuna di conoscere più di vent’anni fa nella Commissione per i Rapporti con la Stampa della SPI, ha appena pubblicato “Cammina leggera” – Manni Editore, un bellissimo e coinvolgente romanzo che consiglio a tutti di leggere.

Provo a spiegarne le ragioni.

In primo luogo perché è scritto benissimo e si legge con il piacere di leggere.
Poi perché oltre che di formazione è anche un romanzo di maturazione.

Perché è una bella storia.
Perché ci dice che dobbiamo sempre essere pronti a cambiare e a cercare la nostra verità e il nostro sé più autentico.
Perché fa riflettere sulle relazioni, quelle sentimentali e quelle terapeutiche, sugli uomini e sulle donne, su ciò che forse non cambierà mai davvero nei rapporti tra i diversi generi.
Perché ci fa accettare quello di noi che non ci piace, ma con cui dobbiamo fare i conti. E anche ciò che non ci piace degli altri.
Perché è critico verso un certo modo di professare la psicoanalisi, ma mostra un amore per la psicoanalisi stessa e per la cura, ogni forma di cura.
Perché, secondo me, finisce bene, ma con realismo e dolcezza.
Perché fa bene a chi è più avanti in età, ma anche a chi lo diventerà.

E perché considero Maria Chiara un’amica e una brava collega… anche con tutti i suoi difetti!

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