Cultura e Società

“La rivolta degli studenti francesi contro una scuola che ha dimenticato i giovani” di Sarantis Thanopulos, Huffington Post 17/10/2026

Rassegna Stampa
"La rivolta degli studenti francesi contro una scuola che ha dimenticato i giovani" di Sarantis Thanopulos, Huffington Post 17/10/2026

Parole chiave: adolescenza; scuola; disagio giovanile; algoritmi; disuguaglianze

Su Huffington Post del 17 ottobre 2026, Sarantis Thanopulos legge nella protesta dei liceali francesi l’espressione di un disagio giovanile che interroga la scuola e la società.
La critica alla selezione algoritmica e alle disuguaglianze mette in discussione un modello educativo centrato sulla prestazione.
Nelle rivendicazioni degli studenti emerge il bisogno di ascolto, cura e spazi di relazione capaci di restituire un futuro al desiderio.

La rivolta degli studenti francesi contro una scuola che ha dimenticato i giovani

Sarantis Thanopulos 

La rivolta degli studenti liceali francesi è la punta di iceberg di un malessere profondo dei giovani in tutto il mondo e di una loro insofferenza crescente incerta tra la rivendicazione dei loro bisogni e desideri e la rabbia che cerca una via di sfogo. In Francia la rivendicazione ha avuto la meglio sullo sfogo. Tuttavia, la durezza della reazione della polizia, disapprovata perfino dal governo francese, riflette la violenza repressiva del modello securitario che ha conquistato molto spazio nell’organizzazione sociale, delle imprese e del lavoro in generale e del sistema educativo in particolare. 

Il disagio dei giovani è la prova più seria e destabilizzante della crisi di una società fondata sul principio della sicurezza, sulla necessità di sottoporre ogni cosa della vita a procedure basate sul calcolo e a soluzioni “pratiche” che, sempre più slegate dal “fattore umano”, riproducono il funzionamento delle macchine e sono riproducibili su vasta scala. La convinzione che la precisione delle procedure adottate sia la soluzione di ogni nostro problema è manifestamente contraddetta dai fatti reali. I nostri problemi si complicano ogni giorno che passa e i risultati della gigantesca macchina performante che li dovrebbe risolvere più inseguono la precisione e la certezza, più si allontanano dalla loro soluzione e dalla vita. Il fallimento della supertecnologia (usata contro l’essere umano e in difesa di una fantomatica “superintelligenza”, un’identificazione delirante con Dio) è denegato in tutti i modi (la più grande operazione di plagio collettivo di tutti i tempi) e il diniego produce, sotto l’anestesia, una compressione, oppressione psichica inesorabilmente e, perlopiù, silenziosamente soffocante. 

Del senso di oppressione i giovani soffrono più di tutti perché è in contrasto totale con il loro desiderio di libertà, non ancora corrotto dal conformismo e dall’opportunismo. I liceali francesi hanno colto con lucidità, che viene dal loro vedere la realtà con genuina immediatezza, che l’uso securitario della tecnologia (la certezza del controllo sul nostro sentire, pensare e agire) va di pari passo con l’aumento esponenziale delle diseguaglianze. La loro critica al Parcoursup, la piattaforma web che gestisce su base algoritmica l’accesso alle università e agli istituti superiori d’istruzione, unisce al rifiuto di affidare il loro destino a una selezione impersonale la denuncia per la discriminazione che questa selezione opera nei confronti degli studenti socialmente svantaggiati.           

I metodi di selezione all’università sempre di più assoggettati alla logica anaffettiva dei dati quantitativi non sono imparziali, “obiettivi”. Mettono da parte la valutazione della capacità riflessiva, della qualità e della libertà del giudizio, della passione, della creatività e del talento. Privilegiano il versante nozionistico, in conformità al carattere prevalentemente tecnico della formazione, e favoriscono gli studenti economicamente più avvantaggiati che possono permettersi una preparazione migliore.

I giovani ribelli di oggi non aspirano a portare l’immaginazione al potere, il sogno proibito di una generazione sconfitta che pure se ha tradito, in parte, sé stessa ha portato nel mondo libertà, eguaglianza e fraternità (valori sul punto di essere spazzati dalla controrivoluzione dei nostri giorni).  Hanno, apparentemente, obiettivi più “pragmatici”: edifici scolastici accoglienti e funzionali, spazi di insegnamento non affollati, organici scolastici completi. A leggere bene queste loro rivendicazioni si capisce che ciò che rivendicano veramente sono spazi di vita comune reali, e non virtuali, vivibili e ampi, in cui possano relazionarsi e comunicare umanamente, e un’attenzione e cura nella loro formazione da parte delle istituzioni che mostri impegno e dedizione.

I liceali francesi, e tutti i giovani nel mondo, stanno male. Da una parte si sentono abbandonati, ammassati in luoghi inospitali non curati materialmente e affettivamente e, dall’altra, sono stressati dalla pretesa che siano infelici e disorientati sì, ma comunque performanti. Con la consapevolezza che per la maggiore parte di loro le porte del futuro sono chiuse. Tra le loro principali richieste c’è la rivendicazione del diritto al sostegno psichico, del diritto che si prenda cura dei loro desideri, delle loro emozioni, delle loro idee. In tanti tra di noi li acclamano, mentre il vento della loro protesta arriva in Italia, in quanti siamo disposti ad ascoltarli?

“La rivolta degli studenti francesi contro una scuola che ha dimenticato i giovani” di Sarantis Thanopulos, Huffington Post 17/10/2026 Monica Castellini

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