10/12 novembre 2012 BRESCIA Psicoanalisi senza teoria Freudiana?

Dal 10/11/2012 to 12/11/2012

Con Freud senza teoria freudiana

Presentazione per una buona riuscita di un convegno

…..……secondo la teoria della psicoanalisi

 

LOCANDINA DELL’EVENTO

Avete mai sentito in giro questa frase?

Tra coloro che della psicoanalisi hanno solo sentito dire.

In questo sentito dire sembra esserci una “immagine”: la si può indagare? Con le competenze della Psicologia Sociale? Gli psicoanalisti si riferiscono a molte e diverse teorie: c’è una teoria che riguardi la psicoanalisi in toto? Corrisponde all’immagine? Ma poi, cos’è teoria? Dietro ogni comprensione di eventi c’è uno schema mentale che può definirsi teorico, che serve a rendere intelligibile ciò che viene osservato. Allora tutto è teoria. Gli psicoanalisti sembrano destreggiarsi in un uso polisemico del termine “teoria”: ma gli “altri”? Che idea possono farsi della psicoanalisi? Chiarimenti in proposito appaiono di ovvio interesse per tutti gli psicoterapeuti psicodinamici, e per gli psicoanalisti stessi, se non altro per i possibili dei pazienti.

A livello di cultura generale v’è un’idea confusa e distorta circa la psicoanalisi: se ne conosce una vaga “teoria di Freud”. Ciò anche presso coloro che possono essere considerati “scienziati”, in senso lato, cioè studiosi di altre scienze, anche psicologiche, diverse dalla psicoanalisi che però hanno in comune lo stesso oggetto di studio. Da quest’area culturale può diffondersi nella gente comune un’idea altrettanto vaga, se non distorta circa la psicoanalisi. Ma che cos’è questa “Teoria di Freud”? È la teoria energetico-pulsionale che il Maestro compendiò nella Metapsicologia? O è molto di più. Sarebbe necessario allora una definizione di cosa si intenda per teoria.

Gli sviluppi della psicoanalisi infantile propongono un ascolto e un modello di intervento che sembrano poter prescindere dalla visione della dinamica psichica quale prospettata dall’impianto pulsionale freudiano. Contengono questi sviluppi una teoria implicita diversa? Forse con la prima non congruente? In particolare l’intervento psicoanalitico rivolto ai genitori-con-bambini, o ancor più quei casi oggi sempre più numerosi in cui gli psicoanalisti coniugano la psicoanalisi con prassi cliniche derivate dalla teoria dell’Attaccamento, sembrano poter fare a meno dell’originaria teoria formulata da Freud. Ma, soprattutto, sta il fatto che la pratica clinica degli psicoanalisti di adulti è oggi enormemente cambiata rispetto alla precedente tradizione: vi è allora sottesa una differente teoria, comunque “Teoria” si voglia definire?

Quanto sopra richiama difetti epistemologici nella cultura psicoanalitica: si trascura la possibilità di definire più precisamente cosa si intenda per teoria (per esempio distinguendo tale termine da quello, molto usato, di “modello”) e di esplorare se possa essere individuata una teoria sensu strictiori, sul funzionamento generale della mente, che meglio (o meno peggio) possa caratterizzare quanto in un linguaggio comune sembra essere indicato come “teoria della psicoanalisi”. Confusione tra piani epistemologici diversi, che si ripercuote negativamente sull’immagine della psicoanalisi: confusione tra ciò che è scoperta, in campo clinico, e la sua descrizione, e invece ciò che è un’ipotesi esplicativa attraverso l’invenzione di una teoria. Confusione tra un post hoc e un propter hoc, tra descrizione del come e spiegazione di un perché. Spesso ciò conduce anche a confusione tra ciò che appartiene al metodo, fondato da Freud e su tale base oggi sviluppato, e le sue teorizzazioni.

È tutto ciò indifferente per la formazione degli psicoterapeuti? Che effetto produce sulla clinica un’adesione implicita a una teoria che non viene precisata?

Che effetto fanno le imprecisioni sugli altri scienziati a riguardo della loro opinione sul valore scientifico della psicoanalisi? Sembra che gli scienziati “altri”, della psicoanalisi conoscano solo le prime teorizzazioni di Freud, e che comunque sia inevitabile che essi della psicoanalisi vengano a conoscere solo le teorie. Ma se queste non vengono precisate? Una confusione epistemologica può dunque ripercuotersi negativamente sull’immagine pubblica della psicoanalisi.

In questo quadro potrà essere utile ripensare alcuni interrogativi sul rapporto tra la pratica psicoanalitica attuale e la teoria:

  1. Come si definisce ciò che è “teorico”? Come si definisce una teoria? In che cosa la si distingue dall’osservazione (nel nostro caso clinica) di una sequenza di eventi (nel nostro caso psichici) e dalla loro conseguente descrizione? Quale differenza esiste tra “descrizione” e “spiegazione”?
  2. La descrizione, in psicoanalisi, serve alla comprensione di ciò che accade tra ciò che recepisce l’analista e ciò che recepisce il paziente, cioè un evento intersoggettivo, oppure è tale da chiarire anche il perché e non solo il come, di ciò che si osserva essere accaduto?
  3. Un “perché”, che distingua descrizione da spiegazione, può essere fatto sul piano metaforico dell’inferenza clinica sull’evento intersoggettivo, oppure deve essere riferito alle altre scienze (hard)?
  4. Ciò che “passa” tra terapeuta e paziente è quello che l’analista riesce in qualche modo a coscientizzare con una descrizione? O ne travalica? Si suol dire che qualcosa passa da inconscio a inconscio: ma allora, oltre a constatarlo, si può spiegare come passi? In termini di scienze biofisiche?
  5. La Metapsicologia freudiana, cioè la teoria energetico-pulsionale, con tutti i relativi concetti, è una invenzione o una scoperta?
  6. Gli psicoanalisti (SPI) nella loro attuale pratica psicoterapeutica hanno in mente la teoria energetico-pulsionale o piuttosto altri modelli? Quale è il modello più utilizzato? Cosa si può dire sul rapporto tra teoria di riferimento e lo sviluppo di una relazione terapeutica?
  7. L’apporto della psicoanalisi infantile sembra sottendere una teoria diversa rispetto alla Metapsicologia freudiana. Cosa si può pensare al proposito? Si può forse esplicitarne una nuova metapsicologia?
  8. Negli psicoterapeuti psicodinamici c’è una sufficiente distinzione tra la comprensione (emotiva) del piano osservativo clinico e il ricorso a teorie?
  9. L’inconscio è verbalizzabile? È ciò che, “individuandolo con l’analisi”, esprimiamo con le interpretazioni? O è “altro”? Conscio e inconscio come dicotomia o come continuum? Cos’è la “coscienza”: come la si descrive e soprattutto in che termini la si può spiegare?
  10. “Something more than interpretation” (Stern). C’è una “spiegazione” di ciò che “passa”?
  11. Quale psicoanalisi è conosciuta al di fuori degli addetti ai lavori? La cosiddetta teoria della psicoanalisi è la Metapsicologia di Freud? O altro? Quale è l’«immagine» della psicoanalisi? Che effetti produce?
  12. Può verificarsi che una teoria comprometta la relazione psicoanalitica se il terapeuta troppo vi “aderisce”? Si ritiene che questo evento sia frequente?