21 aprile 2012 PARIGI Forum della psicoanalisi infantile Conferenza FEP

21/04/2012

Quest’ anno il Forum Europeo della Psicoanalisi infantile ha organizzato i diversi eventi all’interno della Conferenza , modificando in parte l’organizzazione della pre-conference rispetto agli anni precedenti.

1) Nella preconference quest’anno sono stati presentate al mattino in tre gruppi distinti le analisi di un ragazzo di 12 anni, di una bambina di 8 e di una bambina di 4 anni con il metodo dell’weavingthoughts.

Il metodo prevede che   due sedute consecutive vengano discusse dai partecipanti completamente in “cieco” rispetto alla storia del paziente, la sua anamnesi, le relazioni familiari etc. L’analista che presenta,   dopo aver letto ciascuna seduta, ascolta in silenzio i commenti e le libere associazioni dei partecipanti e solo alla fine della discussione aggiunge alcune brevi note sulla storia del caso e sull’impatto che la discussione ha avuto sul suo controtransfert. Il gruppo è condotto da un moderatore che ha il compito di dare la parola a ciascun partecipante, senza però intervenire con le proprie libere associazioni. L’idea di base è che le libere associazioni dei partecipanti possano aiutare a “tessere” una rete di pensieri utile alla comprensione dei livelli più profondi della relazione paziente e analista.

(La presentazione del metodo è contenuta nell’articolo di Norman and Salomonsson pubblicato sul Int. Journ. of Psychoanal., 86:1281-1289).

Il cambiamento introdotto ha previsto che nella sessione del pomeriggio i 3 presentatori del mattino discutessero con il gruppo l’inizio delle analisi, le prime interviste con i piccoli pazienti e con le famiglie in modo da dare ai partecipanti la possibilità di acquisire più elementi a)sulla storia della relazione analitica, b) sulla tecnica della prima intervista nella psicoanalisi dei bambini, in linea con il tema della conferenza; c) su aspetti tecnici specifici dell’intervento psicoanalitico con i bambini.

In due gruppi questo cambiamento si è rivelato proficuo e molto arricchente l’esperienza dei partecipanti; nel terzo invece (quello in cui si è discusso il caso della bambina di 4 anni), alcuni partecipanti ma anche   il presentatore e il moderatore hanno patito un notevole disagio, una difficoltà da parte del gruppo di digerire l’eccesso di pena psichica di cui la bambina era portatrice, una eccessiva rigidità della conduzione, una insufficiente chiarezza degli obiettivi di questa seconda parte della pre-conference. Di questo si è parlato nella sessione plenaria conclusiva della pre-conference che è stata molto partecipata e animata.

2) Il secondo evento organizzato dal forum è stato l’workshop sugli interventi genitori –bebè. Quest’ anno è stato invitato Francisco Palacio Espasa che ha presentato il suo lavoro con madri affette dalla depressione pre-partum, l’intervista per esplorare le rappresentazioni genitoriali e il suo modello di intervento nelle terapie congiunte. Insieme a Nathalie Nanzer ha poi portato i risultati della ricerca svolta al HUG Hopitaux Universitaires de Genève, in cui si dimostra l’efficacia dell’applicazione delle terapie congiunte madre-bebè, per prevenire gli effetti della depressione pre-partum sulla donna e sulla sua relazione con il bebè. La vivace discussione che si è sviluppata ha approfondito temi relativi al confine tra una depressione fisiologica legata al “lutto evolutivo” e depressione patologica, ruolo del bambino nello sviluppo della genitorialità, aspetti tecnici nella conduzione di questo tipo di interventi.

3) Nel terzo evento Davids Jenny della British Society ha presentato la prima intervista secondo il modello dell’Anna Freud Centre, elaborata   per la diagnosi di disturbi psicopatologici nei bambini, secondo una prospettiva psicoanalitica.

L’intervista è una rielaborazione accurata e approfondita del profilo metapsicologico di Anna Freud, ed è composta da una serie di items che integrano una descrizione più naturalistica del paziente (anamnesi, motivo della consultazione, impressione generale, motricità, linguaggio, corso del pensiero, giudizio di realtà ) con items che esplorano i meccanismi di difesa, le relazioni d’oggetto, identificazioni ed immagini del sé. L’autrice ne ha discussa la somministrazione ad una bambina di 8 anni. Anche in questo panel si è discusso molto di tecnica e del modo con cui nel setting con i bambini l’analista può imparare ad utilizzare l’osservazione empirica delle azioni, inter-azioni e verbalizzazioni del piccolo paziente, per acquisire informazioni sulla sua struttura di personalità ed avanzare ipotesi sul suo funzionamento.

4) L’ultimo evento prevedeva un confronto a 3, tra analista di adulti, di adolescenti e di bambini. Quest’anno Sølvi Kristiansen (Norwegian Soc) ha presentato l’analisi di una paziente adulta che è stata discussa da Johannes Döser (German Assoc) analista di bambini e da Annette Streeck-Fischer (German Soc) analista di adolescenti. “Do I dare to enter the scene?” il titolo della presentazione è riferito all’uso che l’analista aveva fatto di una sua reverie durante la prima intervista con la paziente , riletto e ripensato alla luce dello sviluppo successivo dell’analisi Personalmente ho trovato la discussione difficile, le fila di intersezione tra i tre presentatori poco chiare e la formula non efficace ad avviare un vero confronto sulla tecnica. E’ stato anche il panel meno partecipato dal punto di vista numerico.

Complessivamente le iniziative del Forum hanno riscosso una buona partecipazione. Alla pre-conference si sono iscritti circa 60 persone di cui alcuni registrati la mattina stessa. L’aspetto più positivo è che c’è stata una certa continuità dei partecipanti anche alle altre iniziative del Forum e questo ha facilitato la discussione e la circolazione delle idee.

Una ultima riflessione.

Mentre scrivevo questo report per il nostro sito , ripensavo alle reazioni molto conflittive che ci sono state nel mio gruppo   alla pre-conference, dove è stata presentata l’analisi della bambina di 4 anni. Come già accennavo precedentemente il disagio si è sviluppato nella discussione del pomeriggio, quando l’analista che portava il caso ha cominciato a dare informazioni sulla storia della bambina, intensamente carica di eventi traumatici . Molti partecipanti hanno segnalato alla fine della giornata un forte disagio per i motivi sopra accennati.

Io che partecipavo con il mio solito ascolto un po’ distratto e un po’ fluttuante non ho avuto questa impressione, anzi sono uscita dalla discussione molto arricchita e piena di pensieri. Nel gruppo però erano presenti, come sempre, anche molti analisti di adulti che utilizzano gli eventi organizzati dal forum per familiarizzarsi un poco con la psicoanalisi dei bambini e degli adolescenti.

Mi sono allora chiesta se le reazioni di disagio non fossero in parte legate alla non abitudine di una parte della nostra comunità al contatto con la qualità della sofferenza psichica dei bambini, così concreta e intollerabile nelle forme con cui essa si presenta nell’ascolto psicoanalitico. Può anche darsi che proprio questa qualità della sofferenza  attivi delle difese gruppali che portano poi ad una sorta di rimozione, non dell’”infantile”… ma proprio dei bambini in carne ed ossa.

A questo proposito ho notato che rispetto agli altri anni la partecipazione alle iniziative del Forum della Psicoanalisi infantile da parte dei colleghi italiani è stata un po’ inferiore e questo credo necessiti un ripensamento anche all’interno della nostra Società, se vogliamo continuare ad essere ascoltati all’esterno, imparare ad ascoltarsi tra di noi e ad ascoltare  le voci dell’Europa. Il ricco dibattito che ha animato la nostra mailing list molto recentemente a proposito del rapporto tra psicoanalisi e autismo fa pensare che anche all’interno della nostra società molti colleghi si interessano e si appassionano alla psicoanalisi infantile. Forse non è ancora sufficientemente definita la “cornice istituzionale” all’interno di cui questo interesse vario e diffuso possa essere pienamente rappresentato e canalizzato. O forse verrebbe un po’ da chiedersi, ironicamente, “c’è qualcuno che ha paura dei bambini?”