“Io, quando parlo”
100 anni dalla questione dell’analisi laica di Freud
Convegno a più voci promosso dalla “Società Amici del Pensiero”
Sabato 7 novembre 2026, Centro Brera, via Formentini 10, Milano
Alla ripresa dell’anno scolastico, un’insegnante di quinta elementare di una cittadina di provincia ha chiesto alla classe un “pensierino” sulle guerre in corso. È rimasta sorpresa da quel che le ha consegnato una bambina: «Se Zelensky e Putin tornassero a dirsi buongiorno la guerra sarebbe finita e la gente tornerebbe a sorridere e a costruire le case.»
Molto, se non tutto, dipende da chi parla con chi. È vero a livello globale e personale: anche l’individuo è una Istituzione. (Giacomo B. Contri , 2012)
L’analizzante è qualcuno cui Freud non intendeva «recar sollievo accogliendolo in una qualche comunità, sia essa cattolica, protestante o socialista; quel che vogliamo fare è arricchirlo, e trarre questa ricchezza dal suo intimo facendo affluire al suo Io sia le energie che a causa della rimozione sono relegate nell’inconscio e dunque risultano inaccessibili, sia le energie che l’Io, per poter conservare le rimozioni, è costretto a dilapidare in modo infruttuoso.» (Freud, 1927)
Qual è il profitto di un’analisi?
La domanda va rivolta anzitutto a chi, avendo fatto un’analisi, può renderne testimonianza. Con le parole di Margarethe Walter, ultima paziente di Freud, «Sigmund Freud è stata la prima persona che abbia davvero mostrato interesse nei miei confronti.»
Ne La questione dell’analisi laica (1926) Freud scrisse: «fra paziente e analista non accade nulla, se non che parlano fra loro. L’analista non usa strumenti, non esamina l’ammalato, non gli ordina medicine.» Due anni dopo (1928) in una celebre lettera al pastore Pfister, tornò sulla sua proposta: «Vorrei consegnare la psicoanalisi a un ceppo che non esiste ancora, un ceppo di pastori d’anime mondani che non hanno bisogno di essere medici e non possono essere preti.»
È di cinquant’anni fa il monito di Lacan: «Un giorno, cari amici, dovremo dimostrare l’esistenza di Freud!». Freud fu dunque un visionario, come Francesco d’Assisi, Cristoforo Colombo o i fratelli Wright?
La nostra tesi è che la sua cura della parola (talking cure) porti un beneficio nel difficile cammino della civiltà, cui la Società Amici del Pensiero dedica quest’anno il suo Simposio.
Il Convegno, ripercorrendo temi e storia della questione laica, vuole dare voce al fatto che non solo è desiderabile ma anche necessario che la psicoanalisi rimanga laica, sia che chi la pratica sia medico, filosofo, psicologo, economista o altro ancora
RELATORI
Simona Argentieri Associazione Italiana di Psicoanalisi (AIPsi), Roma
Sergio Benvenuto Istituto “Elvio Fachinelli” di Studi Avanzati in psicoanalisi (ISAP), Roma
Patrizio Campanile Società Psicoanalitica Italiana (SPI), Venezia
Raffaella Colombo Società Amici del Pensiero “Sigmund Freud”, Milano
Maria Delia Contri Società Amici del Pensiero “Sigmund Freud”, Milano
Tommaso Gazzolo Università degli Studi, Sassari
Alessio Lo Giudice Università degli Studi, Messina
Franco Lolli Istituto Lacaniano di Psicoterapia, Grottammare
M. Gabriella Pediconi Università degli Studi di Urbino e SAP
Franco Quesito Associazione Psicoanalisi Sotto la Mole, Torino
Roberto Righi Università degli Studi “La Sapienza”, Roma
Sarantis Thanopoulos Società Psicoanalitica Italiana (SPI), Napoli
Vaia Tsolas Pulsion Institute, New York
CHAIRS
Raffaella Colombo Società Amici del Pensiero “Sigmund Freud”, Milano
Luca Flabbi University of North Carolina at Chapel Hill e SAP
Glauco M. Genga Società Amici del Pensiero “Sigmund Freud”, Milano
M. Gabriella Pediconi Università degli Studi di Urbino e SAP
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