Seminari Multipli 27 maggio 2017 Bologna. L’esperienza di Massimo Vigna Taglianti

27/05/2017

Intervista al Segretario Scientifico della SPI

A cura di Renata Rizzitelli

Abbiamo chiesto a Massimo Vigna Taglianti di raccontarci brevemente la sua esperienza personale e scientifica dei Seminari Multipli di Bologna.

Vorrei partire da un ricordo cui sono particolarmente affezionato.
Al mio primo anno da candidato avevo partecipato quasi subito al Congresso Nazionale della SPI che si tenne a Rimini: il tema era il “Campo analitico”. Ero rimasto sbalordito dalla levatura scientifica dell’evento e dal livello delle relazioni che erano straordinariamente interessanti, ma proprio per questo incutevano un timore reverenziale e nessun candidato si sarebbe mai sognato di intervenire nella discussione.
Fui quindi molto colpito quando alla fine del primo anno, a maggio, partecipammo come candidati – con grande curiosità proprio perché non riuscivamo a capire bene come fosse strutturato – al nostro primo Convegno a Seminari multipli.
Il ricordo di quell’esperienza è ancora molto vivo in me.
Ricordo perfettamente infatti sia il proponente sia l’argomento del seminario cui partecipai, chi era presente e persino brani della discussione. Il materiale clinico e le riflessioni teoriche erano sicuramente piuttosto impegnativi per un candidato ma erano posti in maniera così lucida e al tempo stesso interlocutoria – e il clima era così spontaneo e creativo – che mi sentii subito libero di intervenire con una piccola riflessione: fui subito incoraggiato dai presenti a proseguire le mie associazioni e a spiegare meglio cosa intendevo dire.
Fu quella sicuramente la prima volta che sentii di poter “appartenere” alla SPI: analisti molto più anziani ed esperti di me mi avevano infatti fatto sentire a mio agio e avevano favorito la possibilità che io condividessi con loro i miei pensieri, partecipando “realmente” al gruppo di lavoro e consentendomi di uscire dalla timidezza del non essere ancora ufficialmente appartenente – cioè Associato – né di dovermi “omologare” a un qualche modello teorico specifico.
Ritengo che quest’esperienza sia stata per me molto importante e feconda perché ha accolto e promosso il mio desiderio di appartenere affettivamente e al tempo stesso di investire intellettualmente in una comunità scientifica.
Credo anche che lo spirito dei seminari – connotato da apertura, condivisione e libertà di pensiero – rispecchi profondamente il clima culturale che caratterizza la città di Bologna: un’atmosfera che integra sapientemente un’accoglienza affettuosa con una curiosità intellettuale molto viva e con una tradizione scientifica di alta levatura, caratteristiche che sono peraltro tipiche anche del Centro di Psicoanalisi di Bologna.
Penso che questo incontro biennale proponga ai Soci una formula di Convegno che potremmo definire vincente perché, nonostante lo spessore teorico-clinico che il più delle volte contraddistingue le proposte dei seminari, questi ultimi sono percepiti sia dai proponenti sia dai partecipanti, come luoghi peculiarmente adatti a confrontare il proprio work-in-progress, dando a queste occasioni di incontro, il connotato di veri e propri atelier e di fucine di ricerca in fieri.
A questo proposito, l’aumento progressivo e tendenziale del numero delle proposte che si è verificato nel corso delle ultime edizioni, credo che ne sia una concreta testimonianza.

Si tratta in fondo di “laboratori” di pensiero nei quali il confronto tra gli analisti è facilitato da presentazioni e riflessioni in itinere che costituiscono per i partecipanti un invito a pensare insieme; spesso il materiale proposto è infatti insaturo e in via di ripensamento e il gruppo diventa un luogo nel quale si possono aggiungere approfondimenti a ciò che viene presentato.
Tutto ciò spesso da vita a un prodotto in trasformazione evolutiva: fondamentale diviene, nel momento in cui i proponenti dei seminari si presentano agli altri avendo raggiunto una parziale e provvisoria formulazione, il contributo dei colleghi che, con curiosità e senza aprioristiche aspettative, danno un apporto costruttivo derivante sempre, come la tradizione ci insegna, da appassionate e fertili discussioni.
I seminari Bolognesi, nel mio immaginario, corrispondono quindi a un evento scientifico nel quale gli analisti possono un po’ togliersi il vestito della festa adatto alle grandi occasioni e indossare la “tuta” (che possiamo immaginarci sia da lavoro o da ginnastica), per pensare insieme con passione e piacere, condividendo anche uno dei presupposti della nostra professione: l’intenso e profondo lavoro psichico che con naturalezza svolgiamo quotidianamente per essere all’altezza del nostro compito di psicoanalisti.
Questo appuntamento ricalca quindi, per molti aspetti, quello che dovrebbe essere il clima scientifico della nostra Società, ispirato al dibattito e alla ricerca da sviluppare all’interno di contenitori accessibili e al tempo stesso arricchenti.
Questo ci consentirebbe, tra l’altro, di proporre anche ai nostri candidati una formazione che preveda lo sviluppo di un’attitudine mentale improntata alla ricerca come stato della mente dell’analista: uno stato della mente caratterizzato dall’umiltà, dalla possibilità di mettersi in discussione e dalla capacità negativa. Requisiti questi ultimi a mio avviso indispensabili per acquisire col tempo e con il continuo confronto con il gruppo dei colleghi, un setting mentale rigoroso – ma non rigido – e una predisposizione a un confronto scientifico realmente pluralistico e rispettoso dell’altro.

Massimo Vigna Taglianti

maggio 2017

 

Come sono nati i “Seminari multipli” ?  Breve storia

I “Seminari Multipli di Bologna”  si sono  delineati, fino ad arrivare alla formula che conosciamo ormai da molti anni, attraverso alcune trasformazioni. I precursori sono stati i Seminari Residenziali, iniziativa a carattere nazionale della SPI, che si giovava di diversi relatori nelle stesse giornate, poi vi è stato un successivo passaggio, ancor più chiaramente vicino all’attuale assetto, con i Seminari Simultanei, in occasione dei quali potevano ritrovarsi tutti gli psicoanalisti italiani, alla pari, senza figure gerarchiche e senza padri da idealizzare, proprio come Ferenczi auspica nella lettera n° 331 del suo carteggio con Freud.

Dopo una prima edizione a Firenze nel 1970, sono state organizzate due edizioni a Bologna, nel 1971 e nel ’72 (in quegli anni il Presidente della Società Psicoanalitica Italiana era Francesco Corrao, Vice Presidente Eugenio Gaddini, Segretario Piero Bellanova e consiglieri Mauro Morra e Glauco Carloni), ospitate dall’Istituto di Psicologia il cui direttore era il Prof. Renzo  Canestrari. In seguito,  se ne organizzò  una a Roma nel ’73 ed una a Milano nel ’75. Dal 1977 i Seminari Multipli si tengono stabilmente a Bologna, quasi sempre all’Hotel Carlton, sia per la collocazione geografica che per un consolidato modello organizzativo curato, per una quindicina d’anni, da Vinicio Del Gobbo.

Nei primi anni non si richiedeva una quota di iscrizione ma, qualora fosse stato necessario, un piccolo contributo per sostenere gli eventuali costi aggiuntivi, non si chiamavano Seminari Multipli di Bologna come oggi ma  “Riunione Scientifica della SPI a Seminari simultanei”.

Fino al 1978 non si organizzavano sempre nel mese di maggio ma anche in altri periodi dell’anno:  dato che  si tenevano ogni anno, gli spostamenti di data erano probabilmente  motivati  dalla necessità di dare spazio al Congresso Nazionale della SPI;  questo assetto  andò avanti almeno fino alla fine degli anni 70,  infatti solo dal 1979 l’evento ha iniziato ad avere la sua organizzazione, sempre nel mese di  maggio e  sempre nella stessa location, l’Hotel Royal Carlton.

I Seminari costituirono, fin dagli esordi, un’esperienza di autentico incontro, collaborazione e vivace confronto tra giovani e vecchi, una manifestazione di grande disponibilità da parte di psicoanalisti affermati che si mettevano a nudo davanti ai giovani, compresi quelli che erano in training. Da parte loro i giovani poterono trovarsi a discutere allo stesso tavolo con colleghi di vasta esperienza, con spirito aperto e conviviale. Uno spirito di convivialità e integrazione cui il centro bolognese ha sempre tenuto molto, così come all’unità della Società Psicoanalitica Italiana.

Il Centro di psicoanalisi di Bologna  é sorto ufficialmente nel 1974, per merito di Egon Molinari e di Glauco Carloni, che hanno trasfuso in questa loro creatura le proprie non comuni qualità umane, affettive, culturali. Il CPB riflette lo spirito affettivo, fraternizzante, riparativo che faceva parte della  personalità mite e gentile dei suoi fondatori, dotati in eguale misura di cultura, curiosità e apertura mentale.

Renata Rizzitelli