1° Colloquio Italo-spagnolo, relazione di Eugenio Gaburri: Mito ,Passione e Tenerezza

Eugenio Gaburri

Italian Psychoanalytic Society

MITO, PASSIONE E TENEREZZA

Nel saggio "Sulla guerra e sulla morte" del 1915Freud scrive: "la vita si impoverisce e perde interesse se non è lecito rischiare quella che, nel gioco della esistenza, è la massima posta, cioè la vita stessa. Quest’ultima diventa vuota, insipida, come un flirt americano dove si stabilisce che nulla può accadere, a differenza di una relazione amorosa del vecchio continente dove i due partner sono consapevoli delle serie conseguenze a cui vanno incontro"(1).
Questo concetto, rivolto a contestare l’atteggiamento conformista di un’interlocutrice americana che metteva in dubbio il peso della passione amorosa, esprime bene la "Weltanschauung" che intride il cuore del movimento analitico profondamente connesso a passioni che scuotono la pacifica ipocrisia da Freud collegata all’illusione d’immortalità.
Dove la passione è assente, sostituita dalla rimozione o dal diniego, la vita trascorre senza che nulla accada, al contrario la funzione dell’analisi alimenta il senso e la passione dell’accadere psichico.
Per esplorare questo insieme utilizzo quelle situazioni paradossali dove, proprio nella stanza di analisi, questo processo d’innervazione vitale s’inverte, quandola passione diventa incontinenza e si trasforma nel contrario in azione evacuativa. Mi riferisco alle cosiddette "violazioni del setting" quando l’analista cede, o addirittura induce comportamenti sessuali promiscui con i propri pazienti.
La sovrapposizione di fantasia e realtà stravolge la funzione vitale del lavoro analitico, sovverte il senso della passione che si converte nel suo opposto: la coazione a ripetere e quindi la morte del divenire.Per indagare la natura di questa sovversione ricordiamo la metafora che suggerisce Freud nel suo scritto "l’amore di transfert": "la stanza di analisi si trasforma in un teatro dove lo svolgimento di una rappresentazione viene interrotto da un grido di allarme: ". Il panico s’impossessa degli astanti e il processo rappresentativo s’interrompe e la necessità di sopravviveresostituisce ogni altro interesse. La scelta di Freud di questa metafora non è casuale, contiene l’idea di un evento straordinario che evoca specificamente l’angoscia di morte e non semplicemente l’angoscia di castrazione.
In realtà è la mortifera percezione sensazione che "nulla accada" (un sentimento d’inutilità dell’esperienza analitica, di inerzia psichica, di impotente inaridimento della vita) che fa da detonatore all’agito coatto.
Sono stati prodotti molti studi sul cosiddetto "transfert erotico", a partire dall’iniziale e insuperato saggio di Freud del 1914 su "l’amore di traslazione" (2). Il distacco di Breuer dall’analisi è notoriamente collegato al timore-attrazione che suscita nell’analista anche l’abbozzo di questa eventualità.
In prima battuta la risposta a questi "incidenti" viene attribuita alla incapacità dell’analista di governare le proprie pulsioni, trasgredendo ai principi etici che regolano il lavoro dell’analisi. Questa semplice ipotesi, fenomenicamente verosimile, presa da sola, purtroppo ci aiuta poco ad affinare la conoscenza sui nessi profondi che animano questi eventi, talvolta si limita a indurre divieti e conseguenti inibizioni superegoiche che possono addirittura ostacolare l’analista nel temperato esercizio del governo delle emozioni.
Buoni motivi ci spingono a pensare che proprio il coniugarsi simmetrico tra paziente e analista di questo reciproco senso di impotenza , possa alimentare la coazione a ripetere attraverso il passaggio all’atto (i bastioni dei Baranger) (3).
Per esplorare questo paradossale fenomeno mi servirò del concetto di "corrente di tenerezza" coniato da Freud nel 1905 (4) e utilizzato successivamente nel 1912 (5) per approfondire la comprensione di un particolare tipo di "impotenza", esclusivamente psichica ed esclusivamente verificabile nella sessualità umana.
Sinteticamente ricordo che Freud definisce questa impotenza come una particolare scissione della personalità per cui i pazienti che ne soffrono "dove amano non provano desiderio (erotico) e dove provano desiderio non possono amare (investire libidicamente)" (pagg.424,425- parentesi mie).
Freud argomenta sottilmente che questa "impotenza" ha sì a che fare con il tabù dell’incesto, ma solo quando si coniuga col particolare evento di una totale mancanza di esperienza che consenta di realizzare l’integrazione tra elementi di tenerezza ("Zaertlichkeit") e appetito sessuale (sensualità-…….) .
Un analogo fenomeno di impotenza psichica è presente, come premessa in molti casi di violazioni del setting, quando l’elemento vitale del lavoro analitico viene, per così dire, confuso e invertito, come descrive Ferenczi nel suo noto lavoro "La confusione delle lingue tra adulti e bambini – il linguaggio della tenerezza e il linguaggio della passione". Così avviene in seduta attraverso l’abuso di un linguaggio eccessivamente astratto, iperbolico, o, al contrario eccessivamente concreto, cosa che non facilita il transito e la trasformazione degli elementi grezzi (passionali) del paziente in emozioni e affetti presenti nella stanza di analisi autenticamente trasmessi col "linguaggio della effettività" (6) (7).
Questo argomento è collegato al fatto che la "perdita di interesse per la vita psichica" e il conseguente "eccitamento evacuativo" è una indeterminata miscela tra odio e amore che esorbita dalla usuale ambivalenza affettiva, ma scaturisce da potenti regressioni dove gli opposti coincidono nella indifferenziazione primaria.
L’analista "attento" (8) e sufficientemente separato, volge allora il suo ascolto empatico alla condizione di amalgama indifferenziato che impregna il campo relazionale.
Questo amalgama risulta da profonde cicatrici traumatiche originarie, nate attraverso la non integrazione nei "caregivers" tra l’amore tenero e quello passionale, dall’amore autentico con quello protocollare (9)..
La traumaticità scaturita dal vuoto di tenerezza, si esprime come un’assenza di legame effettivo, e con la soffocante presenza di una affettività artificiosa e bugiarda. Da ciò un vuoto intransitabile che ostacola la reciprocità, impedisce il riconoscimento sia delle differenze sia delle specificità che connotano la natura del campo relazionale e la natura preconscia del campo intrapsichico tra inconscio e coscienza, tra realtà esterna e mondo interno.
La spinta pulsionale nel bambino che normalmente innerva la passione è deformata da quello che Bion chiama iperbole e che recentemente è stato messo in stretto rapporto con il rigetto freudiano ("Verwerfung") nello scritto di F. Riolo nel recente congresso nazionale della SPI (10). Siamo così avvertiti che proprio la tenerezza, nelle prime fasi (mal differenziate) della vita è il"medium" che diversifica le passioni di odio e di amore aprendo la strada verso la separazione/individuazione e trasformando la condizione indifferenziata nella normale ambivalenza affettiva che si gioca nello spazio vitale della oscillazione reversibile tra rimozione e insight, tra inconscio e coscienza. Diversamente, l’ambiguità (Blegher), in quanto indistinzione amore/odio sopravvive disciolta nel liquido tumulto emotivo indifferenziato (11).
Il concetto bioniano di "reverie", funzione che consente al bambino di avviare e sviluppare la funzione psichica del pensiero, probabilmente è uno sviluppo della qualità tenerezza così come Freud l’ha embrionalmente postulata e Ferenczi l’ha ratificata.
Basta ascoltare con attenzione questa considerazione di Freud a proposito della "coazione ad agire la sessualità" nei casi di "impotenza psichica":"Nei casi qui considerati non si sono fuse due correnti,dal cui incontro soltanto risulta assicurato un normale comportamento amoroso, due correnti che possiamo distinguere tra loro come la corrente di tenerezza e quella sensuale"(12
E’ probabile che l’impossibilità di "amare quando si desidera (sessualmente)", alla luce del pensiero di Bion, equivale alla competenza di usare il pensiero come "premessa" per l’azione e non come "sostituto" di questa.
Altre considerazioni si possono trarre dalla rilettura del testo freudiano sull’amore di traslazione, quando Freud utilizza il concetto di tenerezza. Come si sa, in questo testo Freud suggerisce all’analista di non arretrare né fuggire davanti alle seducenti manifestazioni dell’amore di transfert da lui considerate passioni messe al servizio della resistenza dell’analizzato. Infatti, anche in questo testo, Freud fa risalire l’eventuale agito sessuale a una risposta incontinente dell’analista al "bisogno di tenerezza" ("Bedurfnis nach Zàrtlichkeit") del paziente, alla sua "tenera traslazione" ("Zàrtliche Ubertragung"), ai "sentimenti di tenerezza" ("Zartliche Gefule") che spesso accompagnano il transfert positivo idealizzato. In questi casi la mancata integrazione tra passione e tenerezza viene messa in campo come elemento di "resistenza" e all’analista viene raccomandato di non eludere proprio perché l’energia psichica vitale imprigionata nella rimozione viene riattivata per mezzo della sua elaborazione.
La questione rimane tuttavia in sospeso per tutto il tempo in cui il lavoro analitico si appoggia esclusivamente sul concetto di rimozione, censura, e si considera la passione ostile (il parricidio) come ribellione all’ostacolo dell’incesto, semplicemente considerato come desiderio "sessuale" verso la madre e non anche come mortifera spinta all’indifferenziato ritorno nel grembo materno.
Diversamente, se la matrice dell’odio viene accostata al vuoto di tenerezza inteso come sorgente dell’angoscia di morte allora è possibile collegare queste angosce alle condizioni non differenziate della mente. In questo caso la spinta incestuosa è una sovrastruttura che maschera arcaiche fantasie di re-infetazione dove "nulla accade". In questi casi sentimenti claustrofobici, o claustrofilici, immagini oniriche di inghiottimento e soffocamento, sintomi somatici di asma, sono espressione della angoscia di essere "inghiottiti" dal buco nero dell’ano-vagina.
Il disinteresse (o l’ignoranza) dell’analista per queste dinamiche arcaiche tende a limitare la portata della tenerezza come energia primordiale riducendola in una variante della sublimazione (inibizione nella meta). In questa ottica, non rimane altro che "consigliare" all’analista (come fa Freud nel 1914) di mantenere la propria "impassibilità" sforzandosi di considerare l’amore di transfert come "qualcosa di irreale" (13), (14).
La sostanza della tenerezza (forse una "trasformazione" della sessualità in senso bioniano) rimane perciò oscura, o meglio, non riducibile al convenzionale meccanismo della sublimazione.
Ma allora cosa fa la madre (e l’analista) quando, -a partire dalla sua pulsione sessuale- riesce a sviluppare questa energia psichica (da non confondere con la sentimentale smanceria(15) o la identificazione confusiva) tradotta in sensibilità recettiva atta a dialogare col figlio-paziente, con raffinate modulazioni, con una percezione "intuitiva-viscerale", una sorte di proto-linguaggio che consente, per dirlo con le parole di Freud (1905), di "insegnare al figlio" ad "apprendere ad amare"? E, con le parole di Bion, di "apprendere a pensare"?
La mia ipotesi è che l’elemento "tenerezza" (già presente in etologia), nell’esperienza umana deriva dalla "realizzazione" della preconcezione della individuazione-separazione, di quella "separazione – cesura" che ci permette di nascere, crescere e morire sia biologicamente che psicologicamente (16).
Quando la pulsione è ristretta in una passione che si riduce alla consolante evacuazione della angoscia di morte, allora la incestuosità coatta è indirizzata solo verso un ritorno nell’alveo della indifferenziazione: così rimane bloccata la trasformazione della pulsione in forma di tenerezza (17).
Nella esperienza clinica, sia personale come nelle supervisioni, la forte erotizzazione del transfert-controtransfert che potrebbe anche sfociare in "agiti" fino al rischio di rottura del setting, praticamente sempre,ho incontrato "storie" di pazienti allevati in famiglie basate, o sulla dimensione perversa/degradata, o sulla dimensione edipica non risolta di genitori incapaci di "separarsi/distinguersi" dal loro ambiente primario. Si tratta di coppie rinchiuse in una dimensione del tutto convenzionale, priva sia di passione come di tenerezza, accoppiamenti ipocriti (tipo il flirt americano citato da Freud) dal quale la prole è stata prodotta quasi come un possesso da spartire tra i genitori. La scissione della personalità è al centro della problematica psiconevrotica. Spesso si tratta di persone iperadattate, talvolta con un alto grado di integrazione sociale e lavorativa ma sempre con un sentimento di "non esistenza" che talvolta raggiunge il grado di scompenso psicotico (18).
Tutto questo in genere si svolge sullo sfondo di una silenziosa e devastante angoscia di morte (ritorno all’indifferenziato), da cui deriva l’arcaica difesa dell’erotizzazione come evacuazione e trasformazione nel contrario.
La constatazione dell’incapacità dei genitori prendeva corpo nella difficoltà dell’analista di sviluppare un "effettivo dialogo della tenerezza" dove un ascolto autenticamente accogliente e permeabile coinvolgesse delle risposte interpretative precise, nel punto di incontro transfert-controtransfert, ferme ma estremamente attente e delicate. L’attenzione a evitare le rassicurazioni, le gratificazioni compiacenti, la collusione nel trasgredire le regole condivise,(tutti comportamenti reattivi all’odio di controtransfert) devono avere come meta di creare uno spazio di potenziale accoglimento sia della preconcezione del seno, sia della preconcezione della separazione (19) (20). Tenendo conto che in quasi tutti questi casi vi è un’esperienza genitoriale di relazione sessuale degradata dove la procreazione avviene in uno sfondo incestuoso ma sempre mascherato da ipocrita "smanceria", di violazione dei confini del sé occorre una disciplinata attenzione a definire le embrionali connessioni tra incontro tenero e separazione emozionata.
E non solo: la sessualità scissa dalla tenerezza dà luogo a fenomeni di sovrapposizione tra esperienze private e emozioni gruppali, queste ultime regolate da legami non simbolici né libidici, ma da valenze impersonali, come Bion le definisce.
La confusione tra investimenti libidici e valenze protomentali gruppali attiva una insaziabile avidità di allucinare creando coazioni a ripetere analogamente ai gruppi in Assunto di base.
Questo evento è stato già segnalato da Freud nel 1920 (21): "Solo quando il fattore tenero, cioè quello personale della relazione amorosa, arretra totalmente rispetto a quello sensuale, allora il rapporto amoroso di una coppia può avvenire alla presenza di altri oppure di atti sessuali simultanei nel gruppo, come nel caso dell’orgia."
Al di là di ogni considerazione morale, questo evento, cosi definito da Freud, è indice di una totale regressione a una condizione indifferenziata che tende a saturare il distacco, la cesura, la separazione trasformandosi nell’opposto ed è come se l’Io scomparisse insieme a tutta la sua specificità, inghiottito nel grembo della massa, perdendo ogni facoltà di governare la passione in quanto "cosa seria", effettiva, reale anche se immateriale. E’ in questo senso che si può dire che il fattore tenerezza funziona da "elemento" di ciò che Bion ha inteso col concetto di "contenitore" (continenza).


Achille e Pentesilea

Utilizzerò un mito controverso, del quale ci sono arrivati brani apocrifi, in parte raccolti da fonti latine e ellenistiche, ripresi poi da Autori del 1800 come Von Kleist.
Mi riferisco al duello e alla morte di Achille e Pentesilea, espunto dall’Iliade forse per il peso dell’ orrore che porta con sé.
Com’è noto l’Iliade "ufficiale" si conclude con una riconciliazione, con la restituzione del corpo di Ettore a Priamo da parte di Achille. Non si parla della successiva guerra di Achille contro le Amazzoni, alleate dei troiani né della caduta di Troia.
Nei residui frammentari del mito assistiamo invece ad un duello tra il campione acheo e Pentesilea, la regina delle amazzoni e campionessa troiana. Una delle versioni del mito narra che Achille uccide Pentesilea, e, nel momento di spogliarla delle armi, si accorge che si tratta di una donna di straordinaria bellezza, infatti il cadavere conserva tutto il suo fascino. Preso da incontrollabile passione l’eroe stupra il corpo morto di Pentesilea e si macchia di necrofilia, deriso da Tersite che ne è testimone, egli uccide anche Tersite.
Un’altra versione vuole che Pentesilea uccida Achille nel duello, e poi, rapita dalla passione, come si dice "in un raptus", lo sbrana e lo divora.
Questa ultima versione è stata ripresa da Von Kleist in una "piece" teatrale per molto tempo censurata per la sua brutalità, così come altrove viene censurato lo stupro di Achille eroe "divino" (e invulnerabile).
Dell’infanzia di Pentesilea si conosce poco, solo che era destinata, secondo le parole dell’oracolo, a non avere altra vita sessuale se non attraverso lo stupro.
Di Achille abbiamo invece notizie molto più ricche. E’ noto che la madre Teti, fosse dotata di fascino irresistibile tanto da essere promessa sposa di Zeus, padre degli dei. Ma…. anche qui l’oracolo predisse che il figlio nato da Teti sarebbe stato più potente e famoso del padre. Impaurito da questa previsione Zeus si sottrasse al matrimonio e si fece avanti Peleo, un mortale, il quale dovette molto faticare per ottenere le grazie di Teti, riluttante a concedersi a un partner così misero rispetto all’immortale Zeus.
Teti tentò di sfuggire a Peleo ma, infine, la passione di Peleo riuscì ad avere la meglio e nacque il Piangente (Ligirone), questo era il nome dato al bambino per le vicende succedute alla sua nascita.
Teti, ninfa immortale, non era riuscita a "separarsi" dall’incestuoso legame con Zeus che le avrebbe consentito di avere un figlio immortale. Questo vuoto del lutto non elaborato la imprigionava nella coazione a escogitare sistemi che togliessero al figlio la parte paterna/mortale.
Ogni giorno lo spalmava di ambrosia e ogni notte lo metteva sulle braci ardenti allo scopo di far evaporare la parte mortale originaria di Peleo (da ciò il primo nome di Achille: "Piangente").
Ma una sera, secondo il mito, il padre Peleo, udì il pianto del figlio e scacciò Teti dando fine a questa tortura. Teti fuggì tra le ninfe sue compagne e Piangente fu affidato al centauro Chirone che lo nutrì di midollo di leone, di cinghiale e di altri animali selvatici. Così Il bambino cambiò nome e divenne Achille: "colui che non avvicinò le labbra alle mammelle".
Presento questa sommaria ricostruzione del mito come paradigma del trauma inteso come eccesso della "passione" materna che, incapace di elaborare il lutto per la separazione da Zeus, sorda alla specificità delle sofferenze del figlio, pretendendo di farlo sfuggire dal destino mortale, abolisce in sé ogni legame di tenerezza e, addirittura, ostacola la "realizzazione" della preconcezione del seno, successivamente surrogato da forme di nutrimento più primitive e meno tenere.
L’incontinenza della passione tra Achille e Pentesilea si presta a rappresentare questa infanzia di abusi: un accudimento che, come uno stupro, invade e intrude nel bambino; l’accanimento coatto di una madre incapace di elaborare la separazione dal partner originario idealizzato: "immortale".
Sullo sfondo del rapporto tra Teti e Zeus troviamo l’incesto come ritorno al mondo e al tempo indifferenziato. La regressione radicale a territori incestuosi produce in Teti, per dirla con Bion, una "insaziabile avidità di allucinare" che prende corpo nella pretesa di violare la natura del figlio attraverso la manipolazione perversa.
Peleo interviene a proteggere il bambino separandolo precocemente dalla madre, ma l’affidamento al centauro Chirone (figura combinata), ostacola una naturale evoluzione di Achille (che non avvicinò le labbra al seno) e lo condanna a un destino di antitetiche coazioni. Non può combattere perché è destinato alla morte in guerra; non può amare perché è "impotente", come racconta lo screzio dell’identità di genere omosessuale e la una succube dipendenza da Agamennone (il Re dei Re – controfigura di Zeus) che ostacola il suo amore per Briseide; gli è impedito di procreare in virtù del compito di conquistare Troia.
Da questo insieme di conflitti, tra limiti dell’autonomia e sfoghi incontinenti, nasce l’incontro con Pentesilea, un personaggio femminile "a specchio".
Pentesilea, a sua volta, è una bambina che non ha trovato spazio dentro la madre, che non ha potuto sentirsi accolta e contenuta da un seno teneramente appassionato; è una bambina stuprata nella modalità che conosciamo come inversione dell’identificazione proiettiva tra adulti e bambini.
In entrambi gli eroi, direbbe Bion, è mancata l’esperienza di "realizzazione" della "preconcezione del seno" che non ha potuto trasformarsi in concezione (rappresentazione). La mancata "realizzazione" e di conseguenza la mancata trasformazione della preconcezione/concezione disturba l’apparato mentale e ostacola quella "separazione emancipativa" tanto importante per lo sviluppo è il superamento delle relazioni simbiotiche. Infatti, alla base di una separazione riuscita, sta l’esperienza di quel il tenero " spazio vuoto dove il seno soleva essere", che si costituisce attraverso l’incontro tra preconcezione e solo la prima concezione dell’oggetto spazio "per l’Altro" che consente la realizzazione amorosa.
Rimane uno spazio vuoto, slabbrato, che impedisce alla passione di orientarsi verso nuovi investimenti libidici.
E’ questo spazio vuoto (l’angoscia di morte che può solo venire evacuata nella lotta), che crea quel baratro che tiene separata la tenerezza dalla passione, impedendo lo sviluppo del sé pensante alla ricerca dell’Altro.
Solo l’integrazione di tenerezza e sensualità (22), consente di trasformare l’incorporazione (cannibalica) in introiezione, e placa l’angoscia paranoica.
Achille e Pentesilea non possono aprirsi all’introiezione perché le loro bocche non hanno mai toccato un seno accogliente, capace di concepire l’incontro e la successiva separazione dai territori incestuosi.
Essi esprimono la loro passione come penetrazione e incorporazione cannibalica dell’oggetto morto. Ricordo a questo proposito il pensiero di Maria Torock sulla "patologia del lutto", dove l’impossibilità di introiettare coincide con l’erotizzazione della morte – (cit. "il cadavere squisito").
E’ pensabile che solo l’oggetto morto appaia ad Achille ricettivo e accogliente e, in questo senso, il cannibalismo di Pentesilea diventa l’estremo tentativo di accogliere l’oggetto, sentito non più pericoloso perchè inerme e passivo.
Aldilà dell’interpretazione di maniera, che declina il mito in termini di perversione dei due eroi, aprendo a liberi spazi associativi, Achille e Pentesilea, privi della "concezione" del seno (dell’Altro) e dotati solo di traumi prodotti da un accudimento iperattivo e intrusivo analogo allo stupro, sono costretti a sviluppare la fantasia che l’unica maniera di liberare la passione sia realizzabile con un oggetto come morto, inerme (senza armi) e plasmabile, anche da parte di un bambino. Un oggetto che si lasci penetrare dal bambino, si lasci toccare, succhiare, mordere, mangiare dal suo piccolo… un paradigma di madre non più iperattiva e intrusiva.
Ma in questo circolo vizioso l’oggetto-madre riprende a essere totalmente impotente e privo di tenerezza, lasciando lo spazio del legame aperto all’orrore della "niente cosa". Il modo usato da Bion per definire la relazione psicotica.
Attraverso questa interpretazione del mito è possibile approfondire il senso di quella strana coppia "passione-incontinenza" che ostacola la "realizzazione" di un "concepimento" in assenza di tenerezza.
Spesso, verso la fine del percorso analitico, la separazione/conclusione dell’analisi viene rappresentata oniricamente attraverso la nascita di un bambino o la "rinascita" attraverso simbolismi di "uscita" da un tunnel, da un luogo chiuso.
Altre volte, in quei casi di pazienti affetti da malattie mortali, compare l’idea del proprio spazio occupato da figli affaccendati in qualche compito che, nel passato, era stato proprio del genitore. In questi casi, la fine dell’analisi, come la fine della vita, è impregnata da una appassionata tenerezza.
Altresì la passione dei geni creativi (i mistici di Bion) che per tutta la vita si sono dedicati a ricerche scientifiche o artistiche, non si spegne con l’avvicinarsi della morte. Un caso esemplare di questa evenienza è l’ultima opera di Michelangelo che, animato dalla passione, riuscì a lavorare fino agli ultimi giorni di vita rappresentando se stesso come un Cristo Morto sostenuto da un fantasma materno nell’ineguagliabile "pietà Rondanini". In quest’opera artistica esemplare, anche se densa di amara tenerezza, scompare l’infantile idealizzazione della madre-fanciulla della prima Pietà michelangiolesca, ma affiora la potenza della passione che travalica la morte.

Note e Bibliografia

1) S.Freud(1915) "Considerazioni attuali sulla guerra e sulla morte", pag.138, O.S.F., vol.8.

2) S.Freud (1914) "Osservazioni sull’amore di traslazione", O.S.F., vol. 7.

3) Mi riferisco qui di sfuggita al concetto di "bastione" coniato dai coniugi Baranger.

4) S. Freud (1905) "Tre saggi sulla teoria sessuale", O.S.F., vol. 4.

5) S.Freud (1912) "Sulla universale degradazione della vita amorosa", O.F.S., vol. 6.

6) W.R.Bion, 1970, "Attenzione e interpretazione".

7) E. Gaburri, "Gli sviluppi kleiniani e Bion", in: "Trattato d Psicoanalisi" (a cura di A.A. Semi), Cortina Ed.

8) W.R. Bion, ibidem.

9) Come nella coppia quando la sessualità si trasforma in "dovere" coniugale.

10) F. Riolo: "To be nought – trasformazioni in allucinosi" (Taormina 27-30 maggio 2010), Riv. Psicoan. It. , anno LVI, N°3 , 2010, pag.635.

11) Forse a questa funzione distintiva è svolta, nella stanza di analisi dal "linguaggio della effettività" descritto da Bion come specifico delle due menti analitiche al lavoro.

12) Riporto la formulazione originale tedesca perché, nelle traduzioni in altre lingue, per esempio la "Standard Edition", alcune parole risultano deformate:"Es sind hier zwei Strömungennicht zusammengetroffen, deren Vereinigung erst ein völlig normales Liebesverhalten sichert, zwei Strömungen, die wir als die zärtliche und die sinnliche voneinander unterscheiden könen"("Gesammelte Werke", vol. 8, pag. 79).

13) Freud stesso, in una lettera a Putnam dell’8 luglio del 1915 scrive: "io credo, nel mio foro interno, che se si potessero avere i mezzi per studiare la sublimazione delle pulsioni altrettanto completamente come le loro rimozioni sarebbe possibile trovare delle spiegazioni (al problema etico) e ci si potrebbero risparmiare le vostre ipotesi umanitarie" (sottolineatura mia). Questo per dimostrare come lo stesso Freud considerasse con molte riserve il concetto di "sublimazione", non a caso in larga misura sostituito dal concetto di "pensiero".

14) Tutti ricordano che alla fine del saggio "l’amore di transfert" Freud, con abile mossa è costretto a restituire a questo fenomeno le stesse qualità di ogni naturale innamoramento.

15) Aggettivo usato da Freud nei tre saggi per definire la "tenerezza" nei "genitori nevropatici".

16) W.R.Bion: (1977)"Cesura", in: "Cambiamento catastrofico", Loescer, Torino, 1981.

17) O, quando è possibile compare come "sostituto" e non "premessa" alla evoluzione sessuale o creativa.

18) Ricordo ancora di una paziente, alla sua terza analisi, medico-psichiatra, che, al mio semplice commento interpretativo a un suo sogno in cui avanzavo l’ipotesi che desiderasse essere "adottata" attraverso l’analisi mi inviò, subito dopo la seduta, un enorme quantità di fiori, evento che segnò il suo ultimo collasso psicotico al punto che dovette sottoporsi a un ricovero in reparto psichiatrico.

19) Per precisare la dinamica "preconcezione-realizzazione" vedi Bion: "Elementi della psicoanalisi" (1963), Hainemann,London.

20) Servirebbe come movimento esemplare di tenerezza la risposta di quella madre, citata nell’aneddoto del Re Salomone, che accetta di separarsi dal figlio, di rinunciarvi, pur di rispettarne la esistenza.

21) Freud S. (1920) "psicologia delle masse e analisi dell’Io", O.S.F. Vol. 9° pag.327:
"Nur wenn der zärtlichealso persönliche Faktor der Liebesbeziehung völlig
hinter dem sinnlichen zurücktritt wird der Liebesverkehr eines Paares in
Gegenwart anderer oder gleichzeitige Sexualakte innerhalb einer Gruppe wie
beider Orgie möglich". "

22) Durante i suoi appassionati studi sul moto dei gravi, che costringevano Leonardo a aiutare la sua immaginazione con esperimenti sensoriali (macchine dove rotolavano palline di metallo) venne da scrivere a Leonardo: "Movesi l’amante per la cosa amata come il senso e la sensibile… l’opera è la prima cosa che nasce dall’unione… quando l’amante è giunto all’amato lì si riposa… quando il peso è posato lì si riposa. La cosa cognusciuta col nostro intelletto". (Leonardo Da Vinci, "Scritti Letterari" Ed. Rizzoli-BUR, pag.67).