11 giugno 2016 CPdR Dalla musica alla psicoanalisi

Suoni, ritmi e trasformazioni psichiche

Centro Psicoanalitico di Roma,sabato 11 giugno 2016

Report a cura di Sabrina Gubbini

“La musica è forse al di sopra della psicoanalisi. Anzi penso che ci siano cose che la musica riesce a esprimere e sulle quali la psicoanalisi non ha molto da dire […] gli analisti che amano la musica sono quelli per i quali l’affetto ha una dimensione essenziale e in nessun momento possono accontentarsi dei giochi di linguaggio e dei racconti affascinanti” (André Green, 2010),

L’introduzione alla giornata tutta al femminile, dedicata alla musica, è stata a cura di Manuela Fraire che ha sollevato un’associazione tra musica e lalingua, un neologismo lacaniano alludente ad una forma primitiva della lingua più vicina alla lallazione che al linguaggio vero e proprio. Lalingua è una lingua incarnata e “affare di ognuno” (Lacan) e perciò il prodotto di un corpo a corpo con l’Altro materno che inizia già dalla gravidanza; la musica può essere vista come una trasformazione più compiuta della lalangue in quanto la sua sottomissione alle regole del linguaggio musicale la porta ad essere da lingua di ognuno singolare a lingua in comune con un insieme, superando così anche le differenze linguistiche.

M. Fraire non considera l’esperienza musicale soltanto come una rievocazione dell’unione madre-bambino perché non si tratta di un piacere omeostatico sempre uguale a se stesso come lo è uno stato fusionale, la accosta piuttosto alla ritmicità del gioco del rocchetto che comporta un continuo separarsi da forme compiute per prepararsi a forme nuove. Se l’alternanza di pieno e di vuoto è al pari dei vocalizzi che accompagnano sia il fort-da di Freud che lalingua lacaniana ci troviamo di fronte ad una specie di gioco, retto da norme condivise che presiedono a specifiche concatenazioni sonore. Anche il contratto narcisistico di Piera Aulagnier potrebbe essere inteso secondo questa sfumatura: le forme musicali, come ogni espressione dell’umano, nascono dall’incontro tra intrapsichico e intersoggettivo, favorendo i processi di soggettivazione alla base dei quali c’è un meccanismo ludico e gestuale.

Quando ciò viene riconosciuto dallo psicoanalista egli potrà arrivare ad un contenuto emotivo e affettivo corrispondente al vissuto del paziente. Il primo lavoro teorico intitolato Il negativo in musica è di Ludovica Grassi (suo è l’esergo riportato all’inizio), ella ci porta direttamente al discorso sull’importanza della musica intesa come elemento costitutivo alle origini dell’essere somatopsichico, più propriamente: “delle impressioni acustiche determinanti possono risalire ad epoche della vita precedenti l’avvento del linguaggio”.

 Il suono e il ritmo che toccano e attraversano tutta la superficie corporea, raggiungendo l’interiorità, hanno un ruolo centrale all’origine della psiche: attraverso processi temporali che riguardano i moti affettivi quali continuità/discontinuità, presenza/assenza, tensione/rilassamento, piacere/dispiacere. La temporalità o le origini del tempo poste da Freud (1920-25) in un’area di confine fra Io, inconscio e realtà sensoriale fanno ipotizzare all’autrice dello scritto che Freud avesse in mente un tempo soggettivo e non fisiologico/fenomenologico, andando a costituire il ritmo proprio della psiche individuale.

L’associazione tra “musica e lavoro del lutto” è così sostenuta dalla considerazione che la musica crea e distrugge, perché ogni suono nuovo sostituisce quello precedente, lasciando dietro di sé un’assenza che nessuna arte plastica produce. Il titolo dello scritto, Il negativo in musica, allude al concetto di A. Green e assegna alla musica una doppia valenza negativa: il senso di qualcosa che esiste allo stato di latenza prima che affiori alla percezione in un susseguirsi di presenza-latenza (aspetti sincronico e diacronico del negativo e della musica) e il senso di un niente che non ha ma raggiunto lo stato di esistenza o ne indica l’estinzione, il cui aspetto più evidente è il silenzio o la pausa (ma anche il respiro). Il silenzio è sia lo sfondo necessario all’emersione della musica sia un elemento della sua struttura, condividendo con l’allucinazione negativa la rappresentazione dell’assenza di rappresentazione e di funzione inquadrante di essa, così che come “il pensiero articolato si stabilisce solo nella discontinuità articolatrice…..e il bianco è costitutivo di ogni catena di pensiero”(Green,1977), così la discontinuità contenuta nei ritmi e nelle esperienze sonore primordiali potrebbe essere ciò che dà origine alla vita psichica e ai suoi movimenti.

Un ulteriore fenomeno del negativo può riscontrarsi nella progressiva dissoluzione della tonalità che dal romanticismo porta “alle ultime propaggini wagneriane, alla musica del patologico, in cui l’anima si abbandona alla passività dei suoi stati e conosce il tempo soltanto nei suoi poteri distruttivi” (G. Brelet,1964), approdando all’atonalità che dà a tutte le note un valore equivalente. Il secondo lavoro di Clelia De Vita è un lavoro clinico e si intitola L’importanza della funzione di presentazione ritmica e sonora: musica e trasformazione psichica in un’analisi infantile. Nel caso trattato e riportato sono stati tracciati i passaggi terapeuticamente trasformativi che l’introduzione della musica ha prodotto nella cura di un bambino con tratti psicotici.

Dalla disarmonia delle identificazioni con una coppia genitoriale che utilizzava due “lingue” diverse per comunicare con il bambino lasciandolo “smarrito in un caos linguistico e identitario”, all’espressione nella relazione terapeutica di stati opposti del Sé in cerca di una modulazione, passando per i suoni al principio e per la musica vera e propria successivamente.  L’introduzione di strumenti musicali all’interno delle sedute ha permesso al piccolo paziente di utilizzare suoni e parole per descrivere gli affetti, offrendo dei supporti espressivi ad un vissuto di perdita precoce, “vissuto e non pensato” (C. Bollas), permettendogli di vivere stati d’animo dissociati dal resto del Sé.

Alla fine del suo lavoro C. De Vita ha sottolineato l’importanza della funzione di presentazione ritmica e sonora da parte dell’oggetto materno come variante della “presentazione dell’oggetto” (D. Winnicott), lì dove i suoni vengono prima dei significati. L’ultimo lavoro proposto è quello di Rosa Spagnolo e anche questa volta la clinica viene attraversata dalla musica: Ingressi musicali su scambi inter-psichici: la musica nel setting con un giovane adulto. Partendo dai due vertici dell’inter-psichico e della musica sono state esplorate le potenzialità di quest’ultima di estendersi come un corridoio attraverso cui far passare le informazioni, come una zona di transizione fra dimensioni psichiche differenti (segnate dalla soggettività). Nella terapia con il ragazzo la terapeuta ha messo in gioco la propria conoscenza della musica rock e di un certo gruppo musicale che le hanno consentito di trovare un varco per accedere a quelle aree che potevano definirsi inaccessibili se trattate con i dispositivi che si utilizzano di solito.

La scelta di mettere al lavoro le potenzialità dell’inter-psichico per “riavviare” dei processi mentali deviati o interrotti nel loro funzionamento (intra-psichico) è stata importante, perché nel lavoro con gli adolescenti   si può trarre vantaggio dall’incontro analitico che attinge alla capacità di entrare in contatto con l’oggetto e che permetta di esplorare insieme quel mondo interno confuso e angosciante che altrimenti non troverebbe parola né senso. La chiusura della giornata di studio è stata affidata a Lucia Monterosa che ha riallacciato i punti di interconnessione tra i diversi lavori, soffermandosi su ognuno di essi e commentando il materiale clinico in una forma esplorativa e curiosa del tipo di musica ascoltata dai giovani pazienti.

Vedi in Spiweb:

L’evento in questione:    http://www.spiweb.it/calendario-eventi/icalrepeat.detail/2016/06/11/611/-/cpdr-dalla-musica-alla-psicoanalisi-suoni-ritmi-e-trasformazioni-psichiche

“La musica e le emozioni: sovrapposizioni possibili?”

http://www.spiweb.it/altre-attivita/7331-4-luglio-2016-milano

Il video “Psicoanalisi e musica”:

http://www.spiweb.it/video-2/327-videoteca/7112-psicoanalisi-e-musica-pisa-2015

La recensione di Arianna Luperini al libro “Tra psicoanalisi e musica” di De Mari, Carnevali, Saponi

http://www.spiweb.it/libri-psicoanalitici/40-libri-psicoanalitici/7097-tra-psicoanalisi-e-musica

La Voce di Spipedia “Musica e psicoanalisi” a cura di Ludovica Grassi

http://www.spiweb.it/elenco-voci-spipedia/5566-musica-e-psicoanalisi