15 febbraio 2014 CPB Il lettino e la piazza

Il Lettino e la Piazza

Un’auditorium gremito, un pubblico eterogeneo che ascolta in un silenzio che sembra vibrare di curiosità. Una psicoanalista e un prete impegnati in un dialogo schietto e appassionato che nel passare dei minuti diventa epifania in sala della profondità di pensiero e dell’espansione di senso che può nascere nel rapporto mentale con l’altro. Un altro, diverso da te, disponibile a provare ad addentrarsi insieme a te oltre le colonne d’Ercole del già conosciuto, per scoprire nuove immagini e pensieri nell’oscurità del non ancora pensato.  

Si è svolto Sabato 15 febbraio 2014 a Bologna, nell’ Auditorium della Sala Borsa in Piazza Maggiore, il primo dei tre incontri organizzati dal C.P.B : IL LETTINO E LA PIAZZA:  psicoanalisti e intellettuali a confronto con le istanze più urgenti del presente. Ha introdotto l’evento Irene Ruggiero spiegando l’idea di appuntamenti-conversazioni tra psicoanalisti e specialisti in altre discipline per cercare di studiare insieme la complessità di una contemporaneità che sfugge alle mappe gnoseologiche già tracciate: il mondo cambia, la società si trasforma, sta mutando anche l’ontologia psichica dell’essere umano? Nuovi conflitti e declinazioni della sofferenza mentale, riedizione di antiche violenze e inedite configurazioni dell’identità di genere si stanno sviluppando come conseguenza delle mutazioni sociologiche nei ruoli dei sessi e nello statuto della famiglia? Paola Golinelli ha poi presentato gli ospiti di questo primo incontro, evidenziando forse subito nel ritratto dell’opera professionale, scientifica e letteraria come Manuela Fraire e Don Giovanni Nicolini siano persone che si sono cimentate nel tentativo di avvicinamento ed esplorazione del dolore e dell’inquietudine umana, anche nelle aree di frontiera più estreme. A questo punto “il femminile”, tema di discussione scelto per questa premiere, si è fatto canovaccio su cui la psicoanalista e il prete hanno cominciato a tessere a turno le trame di concetti, ipotesi, interrogativi, narrazioni che si sono accostati e intrecciati in un disegno improvvisato di imprevista e sorprendente armonia evocativa: come un quadro dipinto a quattro mani sulla scena, sotto gli occhi attenti di spettatori che osservano e aspettano…

Inizia Manuela Fraire enucleando dalle note introduttive di Irene Ruggiero nodi essenziali che chiedono di essere guardati e pensati: la progressiva dissociazione tra procreazione e cura della prole, la depressione dell’uomo che sempre più spesso entra nella stanza d’analisi: un uomo che si sente smarrito perché ha perso la certezza di funzioni su cui ancorava la propria identità di ruolo e non sa più che posto occupa e può occupare nella relazione con la compagna, i figli, nella società. Al fenomeno dell’”oblio del padre” evidenziato da M.Fraire, Don Nicolini associa l’immagine e la storia biblica della “malinconia d’Adamo”: la donna nasce come dono di Dio ad un Adamo che si sente triste, solo  e inquieto tra le ricchezze del Paradiso Terrestre che Dio ha creato per lui. Donna che nasce dalla malinconia d’Adamo e che sta prostrando Adamo nel buio di una desolata melanconia, con il suo andarsene da casa per il mondo, sbandierando anche la conquistata indipendenza dal rapporto sessuale per la procreazione?L’identità femminile appare sempre più slegata dalla maternità afferma don Nicolini, la generatività non si esaurisce nel procreare concretamente, ma nel generare una capacità di prendersi cura nei bambini dei bambini che noi siamo stati, specfica M.Fraire. Il femminile nella relazione e nel pensiero è “la capacità di intrecciare le cose tra loro, senza pretendere di trovare un ordine logico”(M.Fraire), nel mondo ebraico il femminile rappresentava la capacità di capire il bisogno dell’altro, di stare nella relazione per costruire la pace e volersi bene, accanto ad un maschile che era tensione alla conquista e alla vittoria (D.Nicolini). Entrambi concordano sull’idea di un femminile e di un maschile che non coincidono con l’essere uomo o donna. Il pubblico pone domande che sollecitano i due ospiti ad ulteriori riflessioni sulle origini dell’identità di genere e sul rischio nelle coppie omosessuali del diniego della presenza originaria dell’altro nel concepimento, più forte secondo la Fraire nelle coppie omosessuali femminili, perchè messe nelle condizioni dalle nuove tecniche di fecondazione di poter evitare il contatto con l’uomo e il suo corpo.

 Hitchkockiana giunge al tavolo dei relatori una domanda in busta anonima: “Perché un uomo rifiutato può uccidere la donna da cui si sente rifiutato?”

“Perché un uomo ha paura di perdere il contatto con il mondo”, risponde Manuela Fraire, accennando alla difficoltà di accettazione della non totale disponibilità dell’altro in un rapporto d’amore come una delle possibili matrici della violenza nella coppia.

Sbuca così in anteprima, come uno psycho- thriller, il tema del prossimo incontro l’8marzo: il femminicidio. Nelle viscere della mente degli uomini che uccidono le donne con la sonda analitica di Stefano Bolognini e la torcia semantica di Patrizia Violi.