21 settembre 2013 CPG Seminario aperto “La psicoanalisi infantile”

CENTRO PSICOANALITICO DI GENOVA – sabato 21 settembre 2013

Seminario aperto al pubblico su “LA PSICOANALISI INFANTILE”

Relatori  Massimo VIGNATAGLIANTI e Maria Paola FERRIGNO

Sabato 21 settembre 2013, il Centro Psicoanalitico di Genova ha organizzato, presso la sede della Facoltà di Scienze della Formazione, un seminario aperto al pubblico, agli studenti, a psicologi e psicoterapeuti, su “La psicoanalisi infantile”.

E’ stato il secondo incontro dedicato, nel corso dell’anno, a questo tema, e ha visto come ospiti, Massimo Vignataglianti, con la relazione: “L’analista infantile in gioco tra relazione e interpretazione” e Maria Paola Ferrigno con: “Nel paese delle meraviglie: fantasmi, fantasie e giochi come sogni”.

Massimo Vignataglianti ha ricostruito nella prima parte del suo lavoro il lungo cammino e le trasformazioni che l’analisi, e l’analisi dei bambini in particolare, ha subito: le prime concettualizzazioni di Anna Freud e Melanie Klein, la ricucitura di queste due prospettive ad opera di Winnicott, con i suoi concetti di spazio e oggetti transazionali. La svolta di Bion che “con la riformulazione concettuale del meccanismo dell’identificazione proiettiva … aggiungeva agli attrezzi dell’analista una funzione non interpretativa bensì partecipativa, rendendo la situazione analitica più interpersonale”.

E ancora in questa direzione, la teorizzazione del campo analitico dei Baranger e la trasformazione co-narrativa di Ferro. Il mutamento del quadro teorico ha modificato la scena analitica, spostando l’attenzione sulla disposizione dell’analista a lasciarsi attraversare dalle emozioni presenti nel campo analitico, “sull’idea che ciò che cura, in un’analisi, non sia tanto il ritrovare un senso originario, già dato e andato perduto, ma piuttosto la costruzione di un senso comune e l’autenticità dell’esperienza analitica. … prima ancora di un “senso” è necessario fornire la struttura per percepirlo, cioè bisogna prima costruire o riparare l’apparato per sentire e pensare, precursore di ogni possibile successiva simbolizzazione.”

Vignataglianti ci ha aperto con generosità la porta del suo studio, per mostrarci un analista e i suoi piccoli pazienti profondamente impegnati in un gioco comune. Con un materiale ricco e toccante ha chiarito i punti tecnici che gli stanno a cuore: il role-reversal e l’interpret-azione. Attraverso le sequenze dei disegni (tanti e particolarmente belli) e frammenti di seduta ha dimostrato come “elemento cruciale dell’analisi in queste situazioni diviene l’“interpretare”, non tanto nel senso tradizionale di dare interpretazioni, ma piuttosto nel senso di “personificare”, per lunghi tratti non consapevolmente, personaggi e ruoli specifici della storia e del mondo interno del paziente.”

Quello che è emerso è l’immagine di un analista capace di una “speciale miscela, di un interesse che dona un senso e di una predisposizione empatica a identificarsi con l’altro per entrare nella sua esperienza soggettiva”.

Con uno stile evocativo e poetico Maria Paola Ferrigno ha ripreso puntualmente i temi più importanti della relazione di Vignataglianti e per mano ci ha accompagnato attraverso il percorso che analista e paziente fanno insieme. Ci ha mostrato come “con la stessa curiosità di Alice nel suo Paese delle meraviglie e disposto allo stupore, l’analista dovrà essere pronto a seguire Coniglio Bianco in un mondo dove il tempo e la logica comune vengono trasformati.”

Anche nella sua relazione si sono affacciati tanti piccoli pazienti, ognuno portatore della propria storia, di un bagaglio inconscio che risuona in maniera peculiare fin dall’inizio, nella stanza della consultazione, un bagaglio “ricco di emozioni, fantasmi, fantasie e affetti in attesa di essere riconosciuti e compresi.”

L’analista si mette a disposizione per “esplorare, insieme al piccolo paziente, almeno in parte, quel misterioso mondo che lui soffre ma ancora non comprende… dove tutto è realtà e fantasia, piccolo e grande, vero e illusorio, come nel viaggio di Alice”.

In modo toccante ha sottolineato come l’analisi sia per l’analista un’esperienza di apprendimento, che matura nel corso del tempo, attraverso la sua capacità di accogliere le proiezioni del paziente, di sostare in un contatto intimo col suo mondo interno, così come di essere capace di successive disidentificazioni. L’analista apprende usando pazienza, curiosità e attenzione, “soffrendo (le emozioni) nella sua propria carne, diventando realmente quel bambino sofferente, per offrirgli la strada della trasformazione.”

Da questo lungo processo di apprendimento nasce la scelta interpretativa di ogni analista, che per essere trasformativa, deve poter “promuovere una evoluzione della relazione analitica a partire da una comunicazione intensa, che porti a un insight, un something more che migliori l’espressione della qualità relazionale”.