22 marzo 2014 CPB Il lettino e la piazza:“ Il maschile”

22 marzo 2014 CPB Il lettino e la piazza:“ Il maschile”

Centro Psicoanalitico di Bologna

Ciclo : Il lettino e la piazza

“Il maschile”

La scrittrice Lidia Ravera e lo psicoanalista Filippo Marinelli, sono stati i protagonisti di questo terzo appuntamento del ciclo “Il lettino e la piazza”, che ha affollato la Sala Borsa a Bologna. Ha presentato Irene Ruggiero, presidente del Centro Psicoanalitico di Bologna e ha moderato l’incontro Andrea Scardovi, che ha felicemente favorito la comunicazione fra i linguaggi diversi, ma contigui (in quanto accomunati dalla narrazione) dei due relatori e fra questi e il pubblico.

Ravera, con un eloquio efficace e talora affilato, ha descritto il maschile procedendo dal femminile, dando al femminile priorità e illuminandolo di significati, descrivendone i mutamenti e le evoluzioni intervenute nell’ultimo secolo, ma anche le invariabili, le caratteristiche fondanti.

Del femminile ha valorizzato il dolore, fisico e psichico, intrinseco : il dolore che “sviluppa i muscoli interni, quelli psicologici”, “il privilegio del dolore”, sul quale la donna comincia a ragionare dall’età del menarca.

Ha sollecitato l’uditorio riformulando il vecchio slogan “donna è bello”, sotto forma di quesito: “donne, è bello?, dubbio del quale si può dire che l’oggetto sia la condizione femminile e al contempo il maschile.

La scrittrice, come il titolo del suo intervento prometteva ( “Uomini e uome: il trionfo dell’universale maschile”) ha definito, le cosiddette “uome”, donne che scimmiottano il maschile, che “utilizzano un succedaneo di forza uguale a quella maschile, che in politica parlano il linguaggio astratto degli uomini politici” e ha citato, per contrasto, come essenza del potere al femminile, la Mrs.Ramsay di “Gita al Faro” di Virginia Wolf, capace di “armonizzare il tavolo dei suoi ospiti e di far nascere da ciò un miglioramento della vita di tutti.” Per Ravera ,da quando la pillola contraccettiva “ ha sdoganato le donne dalla riproduzione coatta”, il corpo femminile non necessita più di protezione”, le donne “ non sono più condannate alla natura” , possono scegliere se essere madri, sono madri potenziali, ma sono forse più esposte al rischio della “uomizzazione” e hanno bisogno di “un apparato interiore forte per non omologarsi.”.

Ravera ha sottolineato la differenza fra donne e uomini, individuandola nel fatto che le prime non hanno bisogno di parole, “sanno se sono madri con il corpo”, mentre i secondi hanno bisogno di essere nominati”, come sosteneva Lacan .Infine un’ulteriore distinzione, essenziale : l’immunità delle donne dall’onnipotenza, immunità che debbono ai loro corpi, che nel corso della vita attraversano la fertilità , il sangue ed infine l’aridità”.

L’intervento di Filippo Marinelli dal titolo “Declinazioni del maschile: tra machismo e consapevolezza del limite”, ha preso le mosse dal concetto psicoanalitico di castrazione, come intollerabilità della propria incompletezza e ha scelto gli eroi omerici dell’Iliade, Achille ed Ettore, come emblematici rappresentanti delle differenti espressioni del maschile.

Achille è il prototipo del macho, del culto narcisistico del Sé, è un eroe fallico, e Marinelli ha opportunamente puntualizzato come nella parola fallo sia implicita l’idea di falla, debolezza, fragilità . “Fallo” è anche imperativo del verbo fare, quindi “imperativo del puro fare”.
Da Achille discendono vari eroi, come i supereroi, rappresentanti del narcisismo fallico, che non possono mai lasciarsi andare e debbono sempre mostrarsi all’altezza del compito, che non ammettono la delusione della sconfitta, la perdita, il rifiuto.

Achille è l’eroe dell’invulnerabilità, che in realtà occulta un segreto punto debole.

Tuttavia,il narcisismo fallico non è prerogativa maschile, ma del maschile, cioè può riguardare sia uomini che donne, o meglio, ha precisato Marinelli, sia uomini che uome, incontrando, così, il pensiero di Ravera.

Ettore è, invece, l’eroe più umano, colui che ha una visione pessimistica moderna del futuro: “ un accorato dolore in cui si mescola il presentimento della propria fine e la pena per il futuro che attende la città di Troia.”

Ettore è anche l’eroe della piena realizzazione genitale e genitoriale sotto il segno di Eros, così come viene descritto nella splendida scena del suo commiato dal figlio Astianatte, in cui si assiste al superamento della rivalità : Ettore si augura che il figlio divenga un giorno più valoroso di lui e al contempo, per rassicurarlo e farsi ri-conoscere, si toglie l’ elmo fallico e lo depone a terra.

Nella relazione di Marinelli , pur nelle differenze anche sostanziali, è stato possibile rinvenire più di un punto di contatto con quella di Lidia Ravera : fra questi, la presentificazione del padre, già citata dalla scrittrice, resa possibile dal suo essere nominato da parte della madre : si tratta del passaggio dal rapporto del bambino con il primo oggetto d’amore alla comparsa del terzo, del padre, che è inizialmente estraneo e deve ,a sua volta, diventare oggetto.

A questo proposito Marinelli ha citato suggestivamente la canzone di Dalla “4 marzo 1943”, come esempio di funzione paterna trasmessa dalla madre al figlio, nelle prime strofe in cui viene tratteggiato il ritratto paterno :

“Dice che era un bell’uomo e veniva, veniva dal mare, parlava un’altra lingua, però sapeva amare…”

Gli può fare da contrappunto, in un gioco di citazioni canore emiliane, Francesco Guccini, che in “Amerigo” canta di sé bambino, come di Astianatte, turbato dal’elmo del padre :

“Quand’io l’ho conosciuto o inizio a ricordarlo era già vecchio, o così a me sembrava, ma allora non andavo ancora a scuola .Colpiva il cranio raso e un misterioso e strano suo apparecchio, un cinto d’ernia che sembrava una fondina per la pistola…”

Infine il pubblico ha raccolto stimoli e suggestioni, restituendole agli oratori, così che vi è stato uno scambio vivace e fecondo: sono state poste domande sulla difficoltà di presentificare padri assenti e inadeguati ai figli e interrogativi vari riguardanti le relazioni fra uomini e donne .Il dibattito ha offerto l’occasione a Paola Golinelli per compiere un intervento utile e chiarificatore sugli sviluppi della ricerca psicoanalitica sui temi del femminile e del materno, che ha conferito profondità alle tematiche affrontate.

27 aprile 2014