24 maggio 2013 BOLOGNA Giornata di aggiornamento e formazione della Commissione Bambini e Adolescenti

Report  della Giornata di aggiornamento e formazione della Commissione Bambini  e Adolescenti:

“I disturbi alimentari nell’infanzia e nell’adolescenza : dinamiche, significati e possibili trasformazioni” 

Il pomeriggio che ha preceduto i Seminari Multipli a Bologna è stato proficuamente impegnato da questo appuntamento organizzato dalla Commissione Bambini-Adolescenti, in cui due casi clinici riferiti con generosità e precisione tecnica da Maria Cristina Calzolari e Caterina Olivotto, allieve del corso di Perfezionamento , hanno offerto spunti per gli interessanti commenti dei discussant: Antonino Ferro, Tonia Cancrini, Loredana Micati e Irene Ruggiero.

L’esposizione in successione dei casi clinici (con protagoniste  una bambina e un’adolescente ) ha permesso di rintracciarne sia i tratti comuni che quelli divergenti e ha fatto sì che le due analiste che li hanno narrati abbiano potuto ipotizzare l’esistenza di un continuum fra i vari disturbi alimentari che insorgono nelle diverse età della vita.

Le colleghe si sono chieste insieme ai discussant e al pubblico, intervenuto numeroso e molto partecipativo, se si possa rintracciare un’origine comune di questi disturbi, se il loro trattamento in età infantile possa avere significato preventivo nei confronti di altri ad insorgenza in epoche successive, oppure se un disturbo alimentare adolescenziale possa assumere significato retrospettivamente.

Questi resoconti clinici hanno anche lasciato trasparire la trama di un percorso formativo (quello del Corso di Perfezionamento nell’analisi di bambini e adolescenti) che è risultato assai denso  dal punto di vista teorico-tecnico e pregnante da quello formativo.

I tratti comuni individuati dalle due relatrici e ripresi dai discussant sono stati la presenza di un ambiente familiare molto inglobante e poco aperto all’esterno, la tendenza all’evitamento delle emozioni legate alle separazioni e l’assenza del terzo, cioè della figura paterna, assorbita nella struttura sinciziale-indifferenziata della famiglia. Altro elemento, per così dire distintivo, di questi casi è stato identificato nella difficoltà a mantenere il livello simbolico del funzionamento mentale da parte delle pazienti, di cui le analiste hanno, in qualche modo avvertito una sorta di rischio di “contagio”.Infine la rabbia, rivolta in modo distruttivo verso se stesse è l’elemento comune dominante non solo di questa bambina e di questa adolescente, ma accomuna in genere i pazienti con disturbi alimentari.   

Il rifiuto del cibo,elemento centrale dei casi clinici, è stato letto simbolicamente come il tentativo onnipotente ed autarchico di fare a meno di tutto e tutti, richiamando al contempo l’attenzione della madre, attraverso movimenti alternati di attrazione e rifiuto, ripetuti nel transfert .

Il controtransfert è stato descritto come caratterizzato da sentimenti di impotenza, di rabbia, di disperazione  e dalla difficoltà a tenere in mente le pazienti, come estrinsecazione della forza distruttiva diretta nei confronti della funzione di integrazione della mente dell’analista. Si può ipotizzare, quindi,che si siano attivate potenti identificazioni proiettive nei confronti dell’analista, che hanno riprodotto l’attacco al contenitore da parte di emozioni violente, che hanno abusato della mente delle pazienti.

Le analiste, quando è stato possibile, hanno svolto una funzione paterna, di terzo separante, carente o assente nella costellazione familiare delle pazienti.  

Protagonisti delle due esposizioni i disegni, spesso popolati di mostri, sulla natura dei quali si sono interrogati tutti i presenti, qualcuno chiedendosi anche se queste apparizioni così frequenti nell’immaginario dei pazienti non possano essere anche rappresentazioni dell’analista, in quanto presenza nel campo ancora indefinita nelle prime fasi dell’analisi ed oggetto di fantasie e proiezioni. 

Infine Ferro, a commento della giornata, si è chiesto  se debbano esistere analisti  di adulti e analisti di bambini e adolescenti, quando vi è un’unitarietà dello psichico e del modo di funzionare della mente.

Sembra,peraltro, chiarificatrice in proposito, la riflessione formulata durante la discussione da Daniele Biondo, che a fronte di una teoria unificante della mente, sia importante l’utilizzo di tecniche differenti per l’analisi di bambini, adolescenti ed adulti.